Quattro cortometraggi contro la droga da Macerata a Budapest
I videomaker dell'Accademia maceratese debuttano al meeting internazionale contro le droghe in Ungheria
di Gabriele Censi
Al convegno internazionale contro la droga di Budapest, il 12 e 13 marzo prossimi, ci sarà una sala riservata nella quale saranno proiettati in loop quattro cortometraggi italiani, e a cui i 250 professionisti di sostanze e strategie di prevenzione provenienti da tutto il Mondo, potranno accedere per i due giorni di durata del Convegno. Saranno proiettati anche altri sei cortometraggi inglesi, realizzati sull’impronta dell’azione italiana, che ancora prima di essere presentata nei suoi risultati come avverrà a Budapest, è già stata dunque presa ad esempio come buona pratica dal partner capofila. Stiamo parlando di un progetto internazionale, ReDNet project, che mette insieme ben 10 nazioni europee. E l’azione italiana, denominata “ReDNet Art Communication”, è stata riconosciuta come una delle più innovative.
ReDNet Art Communication è un laboratorio multimediale dedicato alla prevenzione attraverso l’arte, cioè alla realizzazione di cortometraggi in grado di sensibilizzare riguardo il fenomeno delle dipendenze, della diffusione delle smart drugs, e invitare le fasce di popolazione giovanile alla cura del proprio benessere psicofisico. L’Azione è stata ideata e allestita dal Dipartimento di Dipendenze Patologiche di Macerata e Camerino in partnership con l’Accademia di Belle Arti, più specificatamente con il Corso di Comunicazione Visiva Multimediale del Prof. Massimo Puliani. Il Team che l’ha sviluppata è stato preso in prestito da Stammibene: la responsabile Laura Germani, il comunicatore Paolo Nanni e la psicologa Valeria Cegna, sotto la supervisione del coordinatore del Dipartimento, Gianni Giuli.
Ma il cuore autentico dell’azione sono stati ovviamente gli autori, i giovani videoartisti neodiplomati e frequentanti, che si sono confrontati col tema, cavando visioni autenticamente personali: Matteo Antonini, Marica Violini, Paolo Andrenucci, Amedeo Benemia, Silvia Borroni, Daniela Montedoro. Durante il Convegno di Budapest, i cortometraggi vivranno il loro debutto ufficiale, e contestualmente saranno presentati i dati della loro valutazione, effettuata – grazie alla collaborazione con Mara Salvucci dell’ufficio Erasmus dell’Università di Macerata e con Flora Shabaj dell’associazione MacErasmus – su un campione di giovani italiani, europei ed extraeuropei. Ma ad anticipare il debutto ufficiale ci ha pensato il profilo facebook di Stammibene (su Facebook scritto staccato: Stammi Bene) che dal 26 febbraio scorso ha svelato il nuovo sito costruito per contenerli (www.clipshow.info) e in questi giorni sta presentando uno a uno i corti. Alcuni di questi sono stati già premiati o selezionati per campagne di prevenzione.
NO TITLE
Nota critica: Fino a dove fa male stare, nell’intimo, accompagnati per fortuna con delicatezza. E poi dover riempire l’enorme spazio vuoto di una storia, come a immaginare il percorso di un fiume che ci inonda alla foce. “Mi ha coinvolto”. Questa frase fatta, inflazionata, che finalmente trova davvero asilo, in quanto è il nostro universo di storie e di emozioni a riempire quello di lei. E così pure le presenze di una fragilità e di una forza. Le nostre. In commovente alternanza che dura una vita. La nostra.
Matteo Antonini è un videoartista emergente che ha già al suo attivo diversi riconoscimenti. In questo video si avvale di Francesca Rossi Brunori, attrice teatrale professionista che mostra tutta la sua bravura. Il video è stato presentato in anteprima al festival I-mode Vision 2011 ottenendo una reazione commossa della sala.
WHAT IS WRONG?
Nota critica: emerge prepotente la necessità della relazione. Non solo educativa. Perché bambola e bambino siamo tutti. E la distanza tra la scabrosa inerzia della prima e la corroborante vitalità del secondo, è nella presenza dell’altro. Nel continuo processo del condividere. Esprimere e accogliere. Cellule e plastica, vero e finto, emozioni e alterazioni. Ponte tra i due stati, l’imbuto, simbolo quanto mai esplicito dell’omologazione dettata dalla civiltà dei consumi, in cui le droghe hanno trovato brillante collocazione: prodotto e ulteriore traguardo, di quella omologazione, che schiaccia il pensiero, e la possibilità di relazione che esso abbisogna per crescere.
What is Wrong? di Marica Violini, è stato riconosciuto dal partner capofila di ReDNet quale vincitore del contest italiano. In particolare è stata apprezzata la metafora che mette a confronto umanità e plastica, in questo modo sottolineando aspetti salienti – artificio, passività, assenza di relazioni – che caratterizzano la dipendenza da sostanze. Il video è stato presentato in anteprima nel Festival I-mod Vision 2011. Di What is Wrong Sono state realizzate versioni da 30 secondi in lingua italiana e in lingua inglese con l’obiettivo di essere utilizzati come spot preventivi da diffondere in canali televisivi tradizionali e coi nuovi modi di trasmissione telematici e telefonici. Curiosità: il bimbo nel video si chiama Leonida, ed è il figlio della artista.
THE BAD SEED
Nota critica: un bisbiglio in partenza, suggerisce che c’è qualcosa da afferrare. E poi il gioco del videoclip musicale che mette in scena la follia degli altri, ma il gioco va alla lunga, e allora – ma attenzione: devi guardarlo davanti allo schermo di un computer – appare un altro personaggio, che si sovrappone, che riempe le transizioni più buie, colui che guarda. La provocazione è svelata: osservare l’alienazione altrui e non accorgersi della propria. Siamo costretti a riconoscere noi stessi, come personaggi, davanti all’unico vero specchio contemporaneo: la tecnologia, la webcam, youtube, internet. E qual è il cattivo seme? dove la causa e dove l’effetto? The Bad Seed sovrappone e fonde, senza tracciare confini, tecnologia, droghe e individui, tutti complici di una relazione malata. E pessimista fino in fondo riproduce la fascinazione adolescenziale che c’è nell’isteria, quindi non c’è rimedio.
The Bad Seed di Paolo Andrenucci, è ispirato a un famoso film omonimo del ’56 (in italiano noto come: il giglio nero) e a uno spettacolo teatrale del 2011 “Seme Cattivo”. La droga e, per estensione, la tecnologia, sono viste come follie sociali, che conduco alla solitudine e all’isteria. Un messaggio preciso e provocatorio, ma anche ambiguo, nel suo formato stile videoclip. The Bad Seed è stato scelto dalla commissione del Progetto InArea per la diffusione nei cinema del territorio della provincia di Macerata, in una versione da 30 secondi apripista di una campagna di prevenzione alle droghe e a diverse azioni previste dal Progetto InArea, che coinvolgono scuole, enti, locali, associazioni.
FADE OUT
Nota critica: la droga è rito, è gesto, ripetuto. Fino a diventare unica possibile sintesi della vita di chi ne fa uso. “Fade Out” ne illumina l’uscita. Il corto enfatizza con la tecnica dello stop motion l’ineluttabilità del gesto che diventa percorso. Sempre lo stesso, e, come con un passaggio di testimone, scavalca la vita del singolo per diventare destino sociale. E’ questo il tema del sogno, in cui la cenere di chi cade stecchito diventa la sostanza di chi a sua volta cadrà. Un circolo vizioso che garantisce la sconfita. Rivelazione o illuminazione, che viene dal sogno, luogo più atentico della vita che si vive.
Fade Out, realizzato da Amedeo Benemia, Silvia Borroni e Daniela Montedoro è l’ultimo arrivato tra i video del contest italiano di ReDNet, dunque sarà lanciato in prima visione direttamente nel ReDNet Meeting Budapest del 12 marzo 2012. Gli autori sono videoartisti emergenti giovanissimi, appartenenti al Corso di Comunicazione Visiva Multimediale del Prof. Massimo Puliani.
g.c.

NO TITLE: Sicuramente colpa mia ma non l’ho capito
WHAT IS WONG: Bello
THE BAD SEED: Sembra un videoclip di musica acid/house
FADE OUT: Sicuramente colpa mia ma pare finto
Ma far vedere i drogati dal vero?
I buchi sulle braccia, gli sguardi di chi non vde più nulla, i discorsi allucinati, ecc….
“Ma far vedere i drogati dal vero?I buchi sulle braccia, gli sguardi di chi non vde più nulla, i discorsi allucinati, ecc…. ”
il terrorismo in comunicazione, compresa quella artistica, nella maggior parte dei casi non paga… per un problema di identificazione che non si innesca. Come diceva Freud: “Tutti sappiamo che dobbiamo morire, ma nessuno ci crede davvero o vuole sentirselo dire” ^__^
@ Nanni
Tralasciando Oliviero Toscani e le sue foto shock (che se le ha scelte per molte campagne publicitarie evidentement raggiungevano il risultato cercato), in molti altri Paesi le campagne contro la guida pericolosa (sotto alcool o stupefacenti o semplice stupidità) oppure sbadata (telefonini), spesso, vengono proposte facendo vedere i “risultati” degli incidenti….
salvo poi accorgersi costantemente che non funzionano… ti posso fare anche esempi eclatanti: “provoca la morte” o le foto shock dei polmoni al carbone sui pacchetti di sigarette… non hanno fatto calare i consumi.
Invece Oliviero Toscani ha funzionato perché non è terrorismo (cioè monito riguardo un comportamento pericoloso), ma provocazione, dietro la quale vende tutt’altro. La prima tappa di destare attenzione può essere facilmente raggiunta, sia con una tetta che con una sedia a rotelle, ma la seconda di far passare un messaggio è altra faccenda, e ci fa tornare al punto di partenza, con un atteggiamento più critico.
…citazione…. fuori luogo quella di Freud ,dato l’uso di …….. che ne faceva.
effettivamente… 😉