I fatti separati dalle opinioni (e dalle chiacchiere)

Ancora sul caso nuovo Palasport-Centro Fiere

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di Giuseppe Bommarito

Tutte le chiacchiere del mondo, nonché l’ostile e arrogante silenzio del PD, non possono cambiare i dati di fatto sul flop voluto della riqualificazione del Centro Fiere, con annesso il nuovo palasport polifunzionale, dati inequivocabili e in grado di essere facilmente conosciuti – se solo lo volessero – dagli attuali amministratori e dagli stessi consiglieri, i quali nelle interviste raccolte nei giorni scorsi da Cronache Maceratesi hanno espresso considerazioni molto generiche e imprecise.  Di seguito li espongo analiticamente, tenendoli, per scrupolo di chiarezza, ben distinti dalle opinioni personali.

1) Sin dal 2000, cioè dall’inizio del primo mandato Meschini, l’Amministrazione Comunale pensa ad una riqualificazione dell’area fieristica di Villa Potenza (a tal fine aveva preso in quell’epoca anche contatti con la società Promofiere di Jesi).

2) Nell’agosto 2003 il gruppo Gabrielli-Coim scrive all’IRCR, al CEMACO, all’APM e al Comune di Macerata, riprendendo e perfezionando una precedente proposta dello stesso IRCR e proponendosi formalmente come soggetto acquirente, progettista, finanziatore e attuatore dell’intervento nel comprensorio di Villa Potenza, comprendente in prima battuta il palasport, la riqualificazione del Centro Fiere ed anche un moderno Centro Commerciale che avrebbe costituito il volano finanziario tale da giustificare la ipotizzata sinergia pubblico/privato.

3) Il Sindaco Meschini si mostra entusiasta, tanto che in data 29 gennaio 2004 scrive all’IRCR, al CEMACO e all’APM, riconoscendo i molteplici vantaggi e gli aspetti positivi della proposta Gabrielli-Coim e comunica che a tal fine il soggetto proponente viene “autorizzato ad attivare la qualificata progettazione necessaria (estesa anche alle opere infrastrutturali esterne), …., corredata di programma economico-finanziario e di crono-programma attuativo”. Giustamente il Sindaco Meschini aggiunge che la progettazione così definita dovrà essere poi sottoposta ad un “confronto concorrenziale” (in altri termini, ad una gara pubblica) con altri possibili soggetti privati interessati all’operazione.

4) Pochi giorni dopo, precisamente il 6 febbraio 2004, si riunisce sull’argomento il Consiglio di Amministrazione dell’IRCR, presente anche l’allora Vice Segretario del Comune Vittorio Gianangeli, stimatissimo funzionario comunale. Dal verbale risulta che quest’ultimo ribadisce in pieno la posizione del Comune, aggiungendo che il gruppo Gabrielli-Coim dovrà arrivare alla proposta progettuale operativa in tempi rapidi e tramite continua concertazione con un tavolo di lavoro congiunto Comune-IRCR. Tanto è l’interesse che lo stesso Comune il giorno 18 di quel mese addirittura sollecita per iscritto al partner privato la formulazione della definitiva proposta progettuale.

5) Una nuova sollecitazione scritta viene rivolta dal Comune al gruppo Gabrielli-Coim in data 30 aprile 2004, in cui si dà atto anche dell’intesa informale già intervenuta con il soggetto proponente circa l’acquisizione dei terreni ricompresi nell’area oggetto dell’intervento.

6) Il tavolo di lavoro congiunto Comune-IRCR-gruppo Gabrielli-Coim lavora alacremente nei mesi successivi per sistemare la definitiva proposta operativa, che praticamente viene messa a punto con un lavoro di squadra.

7) A questo punto, quando la proposta era stata vagliata attentamente dal Comune (nonché dall’IRCR, dall’APM e dal CEMACO), ritenuta meritevole di grande interesse, messa a fuoco congiuntamente, definita in tutti i particolari, addirittura più volte e per iscritto sollecitata per la sua decisiva rilevanza per la zona di Villa Potenza e l’intera vallata, tutto inspiegabilmente si ferma.

8) Nel febbraio 2005, infatti, anziché procedere alla gara pubblica (che il Sindaco Meschini aveva deciso di fare negli ultimi mesi del suo primo mandato), il Comune delibera invece di emanare un incredibile avviso pubblico “a carattere esplorativo” per raccogliere idee sulla riqualificazione del Centro Fiere e per capire se ci fosse o meno un interesse imprenditoriale al riguardo. Il bando esplorativo viene poi in concreto emesso dopo oltre un anno, nel marzo 2006.

9) Nei mesi successivi arrivano cinque proposte, ma due sole vengono ritenute meritevoli di qualche attenzione (appunto quella del gruppo Gabrielli-Coim e quella della società milanese Policentro s.p.a., quest’ultima peraltro non conforme alle indicazioni dello stesso avviso esplorativo e ciò nonostante ammessa al confronto), ma non tali comunque da essere ritenute nel giugno 2007 del tutto soddisfacenti, sebbene il gruppo Gabrielli-Coim avesse definito il proprio progetto insieme al Comune stesso e nonostante avesse ulteriormente ribadito (con la lettera pubblicata per esteso nel precedente articolo) che avrebbe investito nell’affare 65 milioni di euro, procedendo all’immediata realizzazione, a costo zero per il Comune, del nuovo palasport e alla altrettanto immediata riqualificazione del Centro Fiere.

10) Per arrivare alla gara pubblica (alla quale il gruppo Gabrielli-Coim non parteciperà, avendo ormai deciso di investire da un’altra parte) bisognerà attendere i due bandi poi puntualmente andati deserti, il primo nel novembre 2008 (per circa 27-28 milioni di euro) e il secondo nell’aprile 2009 (per un importo ribassato del 25%). Da allora tutto tace, nel mentre il Comune dovrà a breve tirar fuori di tasca sua dalle proprie esangui disponibilità ben due milioni e mezzo di euro per cercare di ampliare e rabberciare alla meglio il vecchio e obsoleto palestrone di Fontescodella.

* * *

Questi i fatti indiscutibili, che gli amministratori e i consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione, potranno riscontrare con i documenti sopra segnalati. A questo punto le opinioni.

Non c’è dubbio che tra il 2003 e il 2004 il Comune, dapprima dietro sollecitazione dell’IRCR e poi in via autonoma, avesse accolto con entusiasmo, sino ad affiancarsi ai proponenti nell’ulteriore attività di messa a punto, il progetto presentato dal gruppo Gabrielli-Coim. L’ulteriore definizione di questo progetto, che avrebbe consentito di avere in circa due o tre anni e a costo zero per le casse comunali un palasport nuovo di zecca e una totale riqualificazione del Centro Fiere – è bene ripeterlo – era stata addirittura più volte sollecitata per iscritto e alla fine l’ipotesi progettuale definitiva era arrivata dopo un complesso ed analitico lavoro congiunto tra Comune, IRCR e soggetto proponente.

E’ fuori discussione (anzi, è scritto proprio nero su bianco) che il Comune avesse anche già deciso nel 2004 di sottoporre quanto prima a gara pubblica il progetto in questione, non appena lo stesso fosse stato definito in tutti i suoi particolari, per stimolare una giusta concorrenzialità anche di altri potenziali soggetti privati.

Non c’è quindi nemmeno dubbio, a questo punto, che il bando meramente esplorativo deciso dal Comune nel febbraio 2005, e poi stancamente trascinato per circa due anni e mezzo con esito alla fine negativo, sia stato di un’inutilità e di un’assurdità totale. In quel momento, esattamente come già stabilito, c’era solo da far partire la gara pubblica e assegnare il lavoro al gruppo di imprese che sarebbe risultato vincente. Punto e basta. Non c’era niente da esplorare, infatti, avendo il Comune già messo a fuoco, addirittura con il proprio diretto contributo, il miglior progetto realizzabile e avendo già sotto mano il più che concreto interesse di un gruppo imprenditoriale forte e con i soldi già disponibili.

A cosa è  servito, allora, questo assurdo bando esplorativo, se non a imporre uno stop di vari anni all’intera faccenda, oggettivamente idoneo a stancare chi si era fatto concretamente avanti e non vedeva l’ora di cominciare i lavori, dirottandolo forzatamente verso altre scelte di investimento?

Quale il motivo di una decisione così disgraziata e apparentemente senza senso dei vertici urbanistici delle Giunte Meschini degli anni 2000/2010, che sapeva quasi di presa in giro e che ha finito per condurre ad un nulla di fatto sul palasport per altri sette anni e ad un Centro Fiere che cade sempre più a pezzi? Qui ognuno può darsi la risposta che vuole. La mia è che quella cordata Gabrielli-Coim a qualcuno non piaceva perché si era proposta da sola e quindi bisognava in ogni caso avere il tempo di scoraggiarla e di farla uscire di scena, al fine di far scendere in campo un altro gruppo imprenditoriale di maggior gradimento, ben legato e coordinato con la sezione immobiliare della maggioranza di centrosinistra e destinato ad entrare in scena al momento giusto (che, secondo una sceneggiatura ormai abbastanza rituale, arriva sempre dopo qualche bando andato deserto per le particolari condizioni poste). Anche a costo – come puntualmente è avvenuto – che l’Amministrazione Comunale si ritrovasse alla fine con il cerino acceso in mano per la gravissima crisi economica che nel frattempo è esplosa, così senza ombra di dubbio danneggiando gravemente la città di Macerata.

E’ l’unica spiegazione possibile? No di certo. Ce n’è anche un’altra, non saprei dire se migliore o peggiore della prima, quella che porta verso una paurosa incapacità ed una totale insipienza dei nostri amministratori dell’epoca.

Se ci fosse un’altra spiegazione ancora, mi piacerebbe conoscerla, senza tatticismi e schermature in politichese, da chi ancora oggi preferisce ostinatamente tacere.


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