L’impunità che uccide

Riflessioni a partire dall’omicidio “stradale” di Morrovalle
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incidente-mortale2-300x220   di Giuseppe Bommarito*

A Morrovalle la gravissima vicenda del ragazzo maceratese che, senza patente (ritiratagli anni fa per diversi precedenti episodi di guida in stato di alterazione per alcol e sostanze stupefacenti) e strafatto di alcol e droga, ha ucciso alle sette di mattina un onesto e bravo padre di famiglia che stava andando al lavoro in bicicletta (leggi l’articolo). Le cronache ci riferiscono che questo delinquente non si è nemmeno fermato con l’auto per vedere le condizioni della persona investita, si è allontanato di circa un chilometro per essere poi bloccato da un carabiniere che si stava recando a Macerata per prendere servizio.

Questo personaggio, con numerosi precedenti per spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, ora si trova rinchiuso nel carcere di Camerino per i reati di omicidio colposo, guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso, ma con buona probabilità tra quindici, venti giorni, al massimo un mese, tornerà libero, in attesa del processo di primo grado che si terrà, se tutto va bene, tra circa due anni (si mettano quindi il cuore in pace coloro che anche su questo giornale hanno parlato, comprensibilmente ma comunque a sproposito, di ergastolo o addirittura di pena di morte).

A Porto Recanati, invece, continua la guerra estenuante tra le forze dell’ordine e le bande di spacciatori, che ormai rivendicano apertamente il diritto di spacciare come e quando vogliono nei pressi dell’Hotel House e di accoltellarsi tra di loro per il controllo della piazza. Ogni giorno, infatti, nonostante gli sforzi delle forze di polizia, si legge di una incessante attività di spaccio, di armi sequestrate, di arresti di spacciatori, di liti furibonde tra gruppi rivali a colpi di ascia, coltelli e machete sedate all’ultimo minuto utile, prima che ci scappi un altro morto. Ed anche qui gli spacciatori faticosamente bloccati dai carabinieri entrano ed escono dalla galera nel giro di pochi giorni, pronti a ripresentarsi, per essere di nuovo arrestati, nel piazzale dell’inquietante palazzone multietnico, come se le carceri di Camerino e di Montacuto avessero le porte girevoli dei grandi alberghi.

Che cosa accomuna queste vicende, apparentemente slegate tra di loro? Qual’è il loro denominatore comune, oltre alla droga, che, come sempre, compare sia in un caso che nell’altro, nella prima storia come sostanza che, insieme all’alcol, ha pesantemente alterato il livello di percezione della realtà da parte del criminale pirata della strada, nella seconda come l’affare illecito più rilevante, il business maggiormente in grado di attivare le peggiori energie criminali e, in ordine all’eterno scontro che si svolge intorno all’Hotel House, anche di portarle ad una sfida aperta e provocatoria alle istituzioni e alle forze dell’ordine?

Mortale-Trodica-71-300x224E’ la convinzione dell’impunità, che è sempre più radicata in chi delinque a vario titolo e soprattutto in coloro che trafficano con la droga, la convinzione che non si pagherà mai pegno, che in galera per reati connessi al traffico ed allo spaccio di sostanze non ci si andrà se non in casi eccezionali e comunque per periodi brevi, anche in caso di condanne definitive (che arriveranno sempre dopo almeno un paio di condanne “sospese”). Per le carcerazioni preventive, poi, non vale la pena nemmeno di parlarne: servono solo, se e quando disposte, ad assaporare per qualche giorno l’aria fresca di Camerino.

E’ la consapevolezza dei delinquenti che trafficano con la droga di avere a che fare con un sistema normativo inadeguato e ridicolo, ipergarantista a senso unico (cioè, solo a favore degli autori dei reati, e mai a favore di chi è colpito dai reati), che non percepisce né la gravità delle conseguenze sociali e sanitarie in capo alle vittime primarie e secondarie e ai danni della società intera, nè la centralità assoluta del traffico di droga tra le attività criminali svolte dalla varie mafie, italiane e straniere.

E’ la certezza arrogante nell’inefficienza dei controlli e della giustizia di chi, con la patente ritirata da anni, si pone comunque alla guida di un auto, si imbottisce sino all’alba di cocaina e di champagne o di superalcolici (con quali soldi, visto che nel caso dell’omicidio stradale di Morrovalle si tratta ufficialmente di un disoccupato?) e poi incoscientemente si mette in strada, come una scheggia impazzita, come una mina vagante, pronta ad esplodere e a schiantare la vita di gente che si alza alle sei per andare a lavorare, per fare il proprio dovere, per non far mancare alla sua famiglia il giusto sostentamento.

Proprio in questi giorni, grazie alla sensibilità del Prefetto e del Procuratore della Repubblica di Macerata si stanno svolgendo incontri con i vari operatori dei Sert, delle comunità, delle associazioni dei familiari, delle forze dell’ordine, della scuola, della Chiesa, per pianificare nei principali centri della nostra provincia una razionale opera di prevenzione contro la droga e l’alcol tra i ragazzi e i loro genitori (cosa che sino ad oggi è mancata, quanto meno in forma così organizzata e coordinata). E’ un’attività doverosa, sacrosanta. Io stesso l’ho proposta in più occasioni e ho spinto affinché venisse realizzata.

Essa, però  – diciamoci la verità – risulterà utile sino ad un certo punto se non sarà accompagnata da quell’eccezionale opera preventiva e deterrente che è insita in una costante repressione, a tutti i livelli (microspaccio compreso), dei reati in materia di traffico, cessione e spaccio di sostanze stupefacenti e dei reati posti in essere dagli esercenti dei locali pubblici (la somministrazione di alcol a minorenni e a soggetti che appaiono già ubriachi, nonché la tolleranza, se non la diretta organizzazione di una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti all’interno dei locali stessi).

E non basta. La prevenzione, fondamentale e da estendere in provincia in tutti gli ambiti frequentati dai giovani, resterà in ogni caso eterea e sospesa per aria se non si metterà velocemente mano ad una revisione parlamentare della normativa in materia di commercio a tutti i livelli di sostanze stupefacenti, reclamata a gran voce da tutti gli operatori delle comunità terapeutiche e dai magistrati di punta che operano contro la criminalità organizzata, che preveda PENE SIGNIFICATIVAMENTE PIÙ ADEGUATE E SOPRATTUTTO CERTEZZA DELLA PENA, e se non ci sarà, per tornare alla tragica vicenda di Morrovalle, l’introduzione del reato di OMICIDIO “STRADALE” per tutti coloro che si mettono alla guida di autovetture in condizione alterate per uso di alcol e droga. Questi “signori” devono infatti sapere che, se ammazzeranno qualcuno mentre guidano strafatti e fuori di testa, non se la caveranno con qualche giorno di carcere, ma dovranno stare rinchiusi almeno per qualche anno.

Altrimenti non se ne esce, e non se ne uscirà mai. Anzi, la situazione è  destinata ad un continuo e progressivo aggravamento, come peraltro già avvenuto negli ultimi anni.

Sempre in questi giorni il Procuratore della Repubblica Paciaroni ha messo a confronto i dati relativi agli arresti per droga riferiti ai primi nove mesi del 2010 e del 2011: in quest’ultimo anno (periodo gennaio/settembre), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, c’è stato un incremento del 52% dei procedimenti e del 90% circa dei soggetti indagati.

E’ l’impunità di fatto che annulla ogni sforzo di prevenzione e spinge a delinquere, e a delinquere in maniera sempre più grave e più pericolosa per i cittadini. E’ il buffetto sulla guancia che si dà agli spacciatori che porta ad un sempre maggiore radicamento della criminalità organizzata e ad una presenza sempre più massiccia di persone che distribuiscono la morte in ogni angolo delle nostre città e a ragazzini sempre più giovani, anche di undici, dodici anni. Sono i mancati accessi (con personale delle forze dell’ordine in borghese) all’interno delle discoteche e dei vari esercizi pubblici che rendono possibili gli spaventosi arricchimenti di chi fa i soldi rimpinzando di alcol e droga giovani e giovanissimi clienti, ed anche persone adulte, che poi quando si rimettono in auto per tornare a casa, a tarda notte o addirittura all’alba, sono bombe pronte ad esplodere ai danni di loro stessi e di innocenti cittadini: se non ci scapperà il morto, non mancheranno di certo gli incidenti stradali, le risse, i danneggiamenti idioti, gli accoltellamenti, gli schiamazzi notturni.

E’ l’impunità di fatto di cui godono i delinquenti che demotiva le forze dell’ordine, stanche di investire energie e risorse per arrestare delinquenti che di lì a poco si ripresentano in strada a piazzare droga di ogni tipo.

Si potrebbe continuare a lungo, ma non serve, perché la situazione è sotto gli occhi di tutti. Il problema è capire se, anche ai massimi livelli, si vuole veramente fare la battaglia contro la droga e contro la pratica dello sballo con l’alcol e la droga, se si vuole o meno dare prevalenza alla tutela delle vittime rispetto a quella degli autori di reati gravissimi, se si vuole o no mettere le forze dell’ordine in condizioni di fare veramente il loro mestiere. Noi, dal basso, però, cerchiamo in tutti i modi di farci sentire, facciamo pressione, spingiamo le istituzioni a fare il loro dovere.

* Avv. Giuseppe Bommarito

Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza” 



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