Sferisterio, speriamo che non piova!
La stagione lirica si avvia alla conclusione: il tempo sarà decisivo per le sorti della biglietteria. Serve subito un'analisi seria e trasparente sui costi
Naso all’insù e pensieri rivolti al tempo allo Sferisterio Opera Festival. Se domani (martedì) al cineteatro Italia andrà in scena Il tempo di Mahler (incasso in beneficenza) e mercoledì al Lauro Rossi La Festa Monteverdiana, da giovedì si tornerà all’aperto e il bollettino meteorologico sarà fondamentale per la buona riuscita della stagione lirica a livello di incassi. Venerdì in Arena si terrà l’ultima replica del Ballo in maschera mentre il 4 e 6 agosto torna l’appuntamento con Il Rigoletto di Massimo Gasparon, finora minacciato dalla pioggia con lo spettacolo interrotto e poi ripreso sabato 22 luglio e quello annullato mercoledì scorso. Non esiste nessuna assicurazione: così ha deciso il Cda dell’Associazione Sferisterio dopo la batosta presa lo scorso anno con il Faust che, seppur annullato, non ha beneficiato della copertura assicurativa costata sui 30mila euro. Questione di millimetri, dicono, con il conteggio dell’acqua caduta che ha beffato lo Sferisterio.
Il conteggio della biglietteria, invece, resta ancora riservato (“Daremo i numeri precisi alla fine del Festival”) ma si parla di un buon incasso per il Rigoletto di sabato scorso (circa 90mila euro) oltre a quello scontato dell’applaudissimo Così fan tutte al Lauro Rossi, mentre il Ballo in Maschera di venerdì si sarebbe fermato sui 75-80 mila euro e si registra già un pienone per il Gala di balletto dell’11 agosto, in collaborazione con Civitanova Danza. L’annullamento di una recita del Rigoletto farebbe comunque già comparire un segno negativo nel rendiconto.
L’importante sarà rendere pubblico e trasparente il bilancio completo appena terminerà il Festival. Così come è necessaria un’analisi seria e trasparente sui costi, sulle risorse che si avranno a disposizione per la prossima stagione e su un progetto pluriennale che definisca l’identità e gli obiettivi della stagione operistica. Si spera che questa analisi sia già iniziata, il direttore artistico a quanto pare non sarà scelto prima di settembre (secondo alcuni sarà una volata a due tra Pier Luigi Pizzi e Giancarlo Del Monaco, ma su quest’ultimo nome non arriva nessuna conferma ufficiale). Intanto va definita una chiara strategia per non far piovere sul bagnato.
(foto Picchio)
***

Lo Sferisterio va sostenuto economicamente con l’acquisto di biglietti evitando quella carità pelosa e indecente del Comune, della Provincia e degli sponsor che amano scambiarli ai propri parentes e clientes. Piove, Governo ladro! Siamo alle solite: vogliono coprire lo Sferisterio e non riescono a coprire le poltrone.
Certo che se Carancini tira fuori i bilanci dettagliati sono sicuro che venerdì piove!!!
….secondo alcuni sarà una volata a due tra Pier Luigi Pizzi e Giancarlo Del Monaco, ma su quest’ultimo nome non arriva nessuna conferma ufficiale….
Devo essermi perso qualche passaggio.
Se non erro qualche giorno fa dovrebbe essere stato presentato un progetto in cui, sembrerebbe a costi più bassi, si potrebbe realizzare una Stagione Lirica migliore con più opere, grandi cantanti, grandi alestimenti, ecc.
Questo progetto è una bufala oppure è realizzabile?
Il Sindaco, cioè il Presidente dell’Associazione Sferisterio, ha studiato il progetto?
E’ un progetto fattibile oppure no???????
Perchè se il progetto è realizzabile ritengo che il nome del prossimo Direttore Artistico DEVE ESSERE di colui che ha presentato il progetto.
Oppure si tenta, di sponda, di fare ilsolito giochetto delle 3 palle e un soldo?
Mettiamo a confronto l’uscente (la sponda Pizzi) che, dati i non brillanti risultati è scartato in partenza (ma magari gli daremo “qualche contentino” -e salvaguardiamo il pupillo-) e l’entrante (Del Monaco) ed il gioco è fatto…
…………NON potendo scegliere l’uscente la scelta (fintamente) obbligata resta quella del candidato entrante….
Se fosse così (cioè che si finge di bruciare Pizzi, già bruciato) è un trucco pessimo luna park di periferia, di patetico circo di 3 classe….
Su una questione complessa e delicata come lo Sferisterio si dovrebbe avere un rapporto migliore con la città: al di la di ogni ragionevole dubbio il CdA dell’Associazione non è stato all’altezza.
Non può essere questo CdA che decide le sorti del futuro della Stagione a Macerata.
Gentile Bonifazi riuscire a far tirare fuori qualche soldo ad un maceratese e’impresa ardua e faticosa.noi non abbiamo Scavolini e Della Valle,giustamente,non ci pensa proprio al profilo culturale delle Marche.Adesso che Orazi ha fatto sospirare di sollievo qualcuno,si aprira’ il toto sof..O meglio faranno finta che ci sia una selezione ma il nome del successore di Pizzi e’gia’scritto. DEL MONACO??????? Ma come, parlate di dare un taglio con le gestioni scellerate. E date a credere che sia Del Monaco il contendente con tutto quello che e’successo sotto la sua reggenza? Sento puzza di bruciato,di vecchio ma molto vecchio e siccome il Centro Destra tace si vede che e’una scelta che ad esso garba assai. EccO a cosa serve lo Sferisterio scambi fra PD e PDL, cosi’come l’Accademia,,cosi’come i Salesiani,cosi come Cosmari etc etc. E Macerata granne gnotte tutto
Speriamo che non piova? Non invitate mai Concato, allora! :-)))
“Cari amici vicini e lontani”,
ogni dietrologia è a mio dire impropria: credo cioè che non vi sia il coniglio, nel cilindro. Ci sono però alcuni fatti concreti:
1 – l’interrogazione fatta da Garufi al Sindaco in qualità di presidente del CdA dello Sferisterio, argomentata in tanti di quei punti concreti da far impallidire anche il Signor No del celeberrimo Rischiatutto;
2 – il progetto depositato in archivio da Nazareno Antinori, fatto di cifre molto concrete; addirittura troppo (lo dico in senso molto positivo). Se vere (e certamente verificabili, verificande), taglierebbero le alucce non solo al Circo Barnum ma anche alle altre piccole e grandi greppiette a nostra memoria.
3 – il ventilato spettro del prossimo programma da legare indissolubilmente al direttore artistico che lo propone è fasullo: lo stesso Pizzi, un anno, nonostante i suoi stessi programmi, cambiò in corso d’opera due titoli.
4 – il nuovo Statuto di cui aspettiamo con viva curiosità di conoscere le novità rispetto al passato.
“All’apparir del vero, perivi, o tenerella”, cantava Leopardi a Silvia. Niente dietrologie o teorizzazioni, dunque: stiamo a vedere quali sono le reali volontà (politiche anzitutto; ma ovviamente anche economiche) dell’amministrazione e del Consiglio comunale, che fa le nostre veci.
Lo Sferisterio
Caro Direttore (lettera al Direttore del Corriere Adriatico, settembre 2008),
Ti scrivo in un momento drammatico perché è in atto una congiura per la rovina di Macerata.
Avrai senz’altro seguito la vicenda dello Sferisterio, con la porta in faccia all’Organo di comando sbattuta dallo sponsor Nero Giardini, cui seguirono le offese e mute doglianza dell’altro prestigioso sponsor, la Fondazione Carima, che in un primo momento si limitò a ritirare la propria delegazione dagli aperitivi della prima serata.
A questa polveriera si aggiunsero le misteriose dimissioni di Masino Ercoli – il quale però non fa mai cosa che non sia più che avveduta – da presidente della Associazione Sferisterio, Organo in cui siedono anche il Presidente della provincia Prof. Silenzi, detto per le sue sembianze Omad il Saraceno, ed il Sindaco di Macerata Ing. Meschini.
Di lì a poco quest’ultimo, in base ad una strategia ancora da definire, ma forse raccordabile al fatto di non essere più rieleggibile, scrisse a testa bassa una lettera gravida di insulti al Presidente della Fondazione Carima, illustrandogli che a quella Istituzione partecipavano solo soggetti raccomandati, gli amici degli amici (non disse “solo i Massoni” ma quasi), che ivi si respirava un clima di forte carenza di democrazia, etc. etc., una lettera talmente dispregiativa valevole a mandare definitivamente a quel paese lo Sponsor, che già era infuriato ed aveva fatto le sue bizze estive in relazione ai famosi aperitivi.
Mentre la Città non capiva tale mortifera iniziativa del Sindaco, Masino Ercoli, a spiegazione delle fulminanti dimissioni e saltando il fosso, diveniva consulente della Fondazione Carima, e poteva assistere in totale tranquillità ai fatti che seguono.
La situazione è complessa ma cercherò di essere chiaro.
Due furono le determinanti riunioni per il destino della città, che si susseguirono a poco tempo di distanza l’una dall’altra.
La prima fu quella del Sindaco con il suo Organo di indirizzo, l’on. Ciaffi, e dalla nostra rete informativa abbiamo saputo che più o meno in quel contesto si è ragionato così: “questo Sferisterio ha rotto proprio – con rispetto parlando – i cojoni; quando i Cento consorti chiesero la concessione edilizia per costruirlo, nemmeno il più torvo Sindaco dei nostri tempi avrebbe dato l’autorizzazione, sventrando a sud le mura trecentesche di Albornoz per la costruzione di un campo sportivo, se vogliamo di una grande palestra: come se oggi, per fare un nuovo palazzetto dello sport, pur progettato da Fuxas, demolissimo i torrioni del lato est della città, quelli che prospettano sopra i famosi giardini pubblici, opera del famoso Podestà Carlo Magnalbò. In sostanza si trattò di un ecomostro, che la città dapprima tollerò e poi rassegnata accolse nel suo seno, uno sgarbo alla storia di Macerata, una offesa alla linearità delle sue mura di cinta, un problema serio che da allora incombe senza ragionevole soluzione; i Consorti, pur così votati al danno, non sospettarono minimamente di mettere una grave ipoteca a carico della loro città che, passata la puerile infatuazione del gioco al bracciale, non seppe più cosa farsene di quel monumentale ed anomalo monumento; ed oggi se Nero Giardini se ne va spontaneamente (con il supporto psicologico di Giulio Conti, suo compaesano di Monte San Pietrangeli), e la Fondazione Carima la cacciamo a bastonate, mettiamo fine a queste Opere liriche così sofferte, che mentre il soprano canta bisogna stare a pensare alle cambiali per pagarlo. In quel baraccone facciamoci qualcosa di diverso, per esempio un suk, un mercato orientale a disposizione di tutti, anche dei bambini degli extracomunitari, che così avranno una possibilità in più di potersi integrare e godere a pieno della nostra civiltà”.
La seconda riunione fu quella del Gran Consiglio della Fondazione Carima, dei grandi e potenti Baroni maneggianti tonnellate di denaro liquido, poco disposti a scherzare, e tanto meno a farsi burlare.
Alla destra del Presidente Gazzani di Civitanova sedeva l’on. Avv. Vicepresidente Grande Ufficiale N.H. Conte Roberto Massi Gentiloni Silvery di Tolentino, alla sinistra il dott. Volpini di Portorecanati, dal più scarno cognome ma di pesanti attributi, entrambi dotati di volontà ed autorevolezza sconfinate, e via via snodati in cerchio sul tavolo sedevano muti gli altri Consiglieri.
Chiare furono le parole del Volpini: ”so di infrangere un tabù, un mito secolare che avvolge e stravolge Macerata, ma debbo dirvi come stanno le cose sul famoso Sferisterio: lo Sferisterio è un fallimento totale, e lo è sempre stato per Macerata, da quando quei famosi Consorti decisero di costruirlo per giocarci a palla.
Finita la palla, quel baraccone ha cominciato a pesare e deperire.
Ci volle la munifica follìa del Conte Adalberto Conti, il più signore dei signori del suo tempo, per riportare in auge lo Sferisterio, da lui allestito a teatro per farvi cantare a sue spese l’adorata amante, soprano d’ingegno e di talento, senza andare pietendo soldi di qua e di là: altro che Bracalente, che non paga le rate, e noi che stiamo a fare i cretini, e Meschini & C che non sanno a che Santo votarsi. Inoltre, mentre ai tempi del conte Conti tali spettacoli avevano un forte senso di esclusiva artistica e culturale oggi, navigando tra televisione e Internet (per chi lo sa fare, io sono negato), ti porti in casa le scene più sofisticate ed i migliori artisti sul mercato; se poi è vero che gli sponsor sono 34, che in tutto questi mecenati hanno versato 650.000 Euro, di cui 500.000 tra Bracalente e noi, la faccenda appare veramente ridicola.
Volete sapere quale deve essere la fine di questo Sferisterio? Esso fu ed è un ecomostro, e come tale – almeno virtualmente – va abbattuto, liberando con esso la città dai tanti veri e fasulli intellettuali che gli girano intorno, compiaciuti di una foto annuale sul Carlino e di un posto in prima fila alle serate di gala, ma assolutamente incapaci di governare una impresa di tal genere; lo Sferisterio sarebbe la sede ideale per un suk, uno di quei famosi mercati orientali, come se ne trovano al Cairo, a Tripoli, a Istambul, a Damasco e a Marrakesh, e sarebbe un qualcosa di unico (e di lucroso per noi) nell’Italia centrale; con la possibilità, nei trenta giorni d’estate, se proprio non se ne può fare a meno, di adibirlo anche ad arena lirica”.
Sull’onda di tale saggio ed apprezzato discorso la Fondazione ha rotto i ponti con il Sindaco e con l’associazione Sferisterio e, per dare un segnale forte alla città, ha portato a Civitanova una prestigiosa manifestazione artistica che doveva svolgersi a Macerata; a questo punto è da sottolineare che nessun consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata è di Macerata, salvo il dott. Giovanni Marconi, e nessuno di essi ha interesse a valorizzare una realtà che li respinge.
***
Come se queste disgrazie per la rovina della nostra città non bastassero, ora l’On. Conti se ne propone a sindaco, ritenendosi non un ferro vecchio bensì un elemento indispensabile per il buon andamento dei destini della comunità.
Direttore Lei conosce la vicenda umana dell’On. Conti: é indubbiamente soggetto di straordinaria intelligenza ma i suoi detrattori lo ritengono polemico e attaccabrighe, nemico degli imprenditori e di chiunque produca, i quali egli considera tutti mascalzoni, corrotti e ladri, in quanto per lui il denaro (degli altri) si identifica con lo sterco del diavolo; sostengono anche che egli – sguarnito di qualsiasi tipo di cultura, anche approssimativa – abbia in odio pure il pacifico andare avanti quotidiano, perché per lui tutto è rovinoso, illecito e contrario alla morale. Possiamo caricarcelo come Sindaco? Ma che male abbiamo fatto noi? si domandano essi.
Viceversa per i suoi sostenitori l’On. Conti, illustre medico patologo di grandi capacità e di aspetto giovanile, è estremamente scaltro ed astuto, in nessuna occasione manifesta quello che pensa, sì da poter trarre in inganno chiunque; professionista della recita e del mendacio è un ineguagliabile maestro della politica, talmente callido da intrappolare il più incallito dei gaglioffi, talmente abile da determinare con queste armi il massimo disorientamento dei suoi avversari. Chi meglio di lui – sollecitano essi – capace di accanite polemiche e memorabili discorsi, potrebbe ricoprire la carica di primo cittadino con maggior dignità?
Direttore, come vede a Macerata la situazione è veramente drammatica; tra Omad il saraceno, il Sindaco eterodiretto, gli ecomostri che inquinano la città, l’on. Conti e quanto altro, noi ora temiamo che per il compimento dello scellerato disegno per la completa e definitiva rovina di Macerata le prossime mosse del Sindaco Meschini saranno le seguenti: la prima, una bella lettera al Magnifico Rettore della gloriosa Università degli studi di Macerata tacciandolo da grassatore, speculatore, profittatore e delinquente, in modo che egli rivolga gli orientamenti di sviluppo dell’Ateneo verso un altro territorio; la seconda, revocare al Ministero di Grazia e Giustizia l’affitto del palazzo del Tribunale, favorendo il trasloco degli uffici giudiziari magari a Camerino; la terza, convocare il Prefetto per indurlo ad andarsene a Civitanova, essendo sufficiente per Macerata un semplice e scarno presidio di polizia; la quarta, il blocco totale di tutte le aree industriali suburbane, in modo che le imprese capiscano bene che debbono altrove radicarsi; la quinta, la lenta ma inesorabile demolizione di ogni presidio amministrativo nel corpo della città.
Caro Direttore, ti sarò veramente grato se vorrai pubblicare sul tuo giornale questo accorato grido di allarme e di dolore, un segnale, una denunzia, un tentativo di smuovere anche addormentate coscienze.
Un caro saluto
Luciano Magnalbò
Il Leopardi che conosco io scriveva “All’apparir del vero tu, misera, cadesti”, ma va bene lo stesso 🙂
@ BONIFAZI Grazie di avercela ricordata ma come vede, anche in presenza di interventi lungimiranti ai limiti del profetico- Macerata si inghiottirà da sola-in questa città non cambia nulla.anzi aumenta la malagrazia e la cattiveria.
@ carletta
@ carletta
Tende e strisce
Negli antichi palazzi s’accedeva alla stanza della musica attraverso altri salotti
e saloni, allegri e colorati, dove, prima e dopo il concerto, mentre si discorreva,
si fumava e si mangiava, si patteggiavano convegni d’alcova con signore
ben pettinate dagli occhi liquidi e poderosi sederi, e si penetravano, naturalmente
con gli occhi, le prosperose ed ospitali padrone di casa, ipercorteggiate
e ripiene di amanti.
Considerato lo Sferisterio la stanza della musica della nostra città, è ovvio
quanto bello immaginare la piazza Mazzini come suo grande salotto naturale,
naturalmente in versione cabriolet.
Strettamente collegata al centro più centro, quello secolare dei Buonaccorsi,
dei Lauri, dei Costa e dei Ciccolini, largo e rettangolare spazio urbano con
tanto di casa del fascio (edificio poi non del tutto disprezzabile), antica piazza
delle armi, piazza Mazzini potrebbe degnamente controllare i pruriti da cui
sono gioiosamente afflitti gli avventori di uno dei teatri più grandi del mondo
(cfr., per questa definizione dello Sferisterio, Stefano Benedetti).
Anche il Colonnello Gheddafi riceve in tenda potenti di tutto il mondo, compreso
Capanna, ed una tenda principesca, a striscioni policromi, con dinnanzi
un giardino, fatto di quadratini d’erba vera che si può prendere da Sgaravatti,
potrebbe essere montata nel mezzo della piazza per il nostro sempre elegantissimo
Sindaco e per le altre personalità di complemento, costituenti lo stato
maggiore, i quali tutti spenderebbero in modo migliore, lì dentro, la propria
personalità, piuttosto che in stanze e stanzette, arredate con mobili in stile, di
ville suburbane ed oltretutto extra moenia.
Con il vessillo della nostra città sventolante sul culmine, alle brezze della sera,
tra riflettori, belle donne e champagne, Carlo Cingolani, di cui non va dimenticata
la splendida moglie, esplosivo contenitore di mille umanità, potrebbe
ricevere con orgogliosa sicurezza le più importanti delegazioni, conversare con
esse, stringere patti ed alleanze, romperne altre: e tutt’attorno tende a strisce
colorate e gazebo per coloro, tra i pellegrini della musica, che abbiano bisogno
di un salotto buono per prepararsi al bel canto o che gradiscano festeggiare la
serata tra negroni, gelati e spumanti, quando tutto in Arena si è spento.
Sarebbe bello, all’uopo, come si dice nei tribunali e nelle preture, poter consegnare
la piazza ad uno sponsor che avesse, secondo il linguaggio dei nostri
nonni agrari, le palle quadrate, anche sotto il profilo dell’organizzazione scenografica:
certo non carretti e nocciole, in piazza Mazzini, per la prima dell’opera,
36
ma magari qualcosa di simile all’antico campo di Gengis Khan: colori, odori,
sapori, voci, pizzicotti, sberleffi e versi, baffi, barbe, ombelichi, mogli infedeli e
mariti virtuosi, il tutto imbrigliato nello scenario borghese della grande piazza
fatto di palazzotti, botteghe finestre e scalini, illuminata da riflettori a luce
bianca e gialla, e con accanto la grande stanza della musica; naturalmente
coinvolgendo i grandi esercizi della città, Pompei, Mercurio, Romcaffè e Venanzetti,
per dirne alcuni, ed Elio che è già al suo posto, potendo il Comune ad
ognuno di essi assegnare uno stand per due mesi ogni stagione.
Finiti i due mesi, secondo me, lo Sferisterio, per non morire asfittico, dovrebbe
essere affittato per tutto, per qualsiasi manifestazione possa svolgersi nel suo
ambito, cinema, teatro, conferenze e dibattiti, tornei di bridge tra vecchi nobili,
corse di cavalli al trotto e al galoppo, concorsi ippici, cori di montagna, gare
di fondo e di slalom gigante, lezioni collettive di Kamasutra, rodei e corride,
riunioni di obiettori di coscienza, di testimoni di Geova e di saccopelisti pentiti,
battaglie navali tra galere, previa inondazione della pista, equilibristi sul
filo, tiro all’arco e alla balestra, dibattiti per l’abolizione del Rotary e dei Lyons,
scioperi in massa pro e contro l’aborto, caccia alla volpe simulata in buca, nomine
di nuovi cavalieri, degradazioni di disertori, accertamenti su ormai solo
presunte verginità, piantagioni stagionali di culture ortive, ecc…
Naturalmente, come fecero duemila anni fa i romani in Pompei, prima della
sciagura, relativamente ad un’area altrettanto spaziosa, il teatro andrebbe coperto
con qualcosa di ben architettato, in modo che in caso di pioggia nessuno
abbia a subire patimenti.
da L’Orologio del Magnalbò, pp. 35-36
Sole, sole, sole!!! Gli è andata bene a Pizzi!
@BONIFAZI Magnalbò è un vero provocatore, autentico e geniale. Grazie Gabor.!