Macerata ricorda
“i dilinguendi”
del Bar dello Sport

Un libro di Silvano Mercuri

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Nella serie di libri su Macerata com’era, ecco quello di Silvano Mercuri, presidente provinciale dei mutilati e invalidi sul lavoro e autore di novanta piccoli capitoli di ricordi messi insieme sotto il titolo “Li dilinguendi”. E chi sarebbero questi “dilinguendi”? Non veri malfattori, sia chiaro. Ma, secondo quell’affettuoso appellativo dialettale con cui le mamme di una volta apostrofavano i figlioli un po’ indisciplinati, sono coloro che con un anticonformismo non privo di accenti satirici movimentarono la scena cittadina accendendo dibattiti, commentando gli eventi, inventando battute, facendo scherzi, dissacrando persone, fustigando i costumi e, via via, riuscendo, non pochi di loro, a farsi largo nella società come deputati, sindaci, segretari di partito, imprenditori di vaglia, sindacalisti.

Avevano un luogo di ritrovo? Sì, il mitico Bar dello Sport di Gaetano Tentella, in viale Trieste, davanti all’ex distretto militare, dove fino a tarda notte si discuteva e si litigava su tutto, politica, economia, cinema, scuola, calcio, ragazze. Una specie di accademia in continua effervescenza. E i nomi? Mercuri fa solo i nomi, non i cognomi. Lascia che il lettore li scopra da solo. Ma non è difficile, basta seguire gli aneddoti di cui sono protagonisti Franco, Enzo, Celso, Umberto, Domenico, Adriano, Giancarlo, Marcello, Balilla, Giordano, Alvaro, tanti altri. E Macerata gli deve gratitudine, perché in qualche modo essi la fecero crescere. I ricordi partono dalle ferite lasciate dalla guerra mondiale e giungono fino a trent’anni fa. Un ampio arco di tempo. Un’intera stagione che – dice Mercuri, egli stesso vittima, da giovanissimo, di un incidente sul lavoro – fece maturare in lui una precisa e ferma coscienza sociale. Ma questo libro, scritto con uno stile asciutto, immediato e incalzante, non è soltanto un’antologia di ricordi. Esso vuole anche richiamare l’attenzione della gente sull’importanza dell’Anmil, un’associazione che svolge un’opera di solidarietà morale e di reinserimento nel mondo produttivo per chi, specialmente se giovane, ha avuto la sfortuna di essere tradito dagli strumenti del proprio lavoro.


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