Università, una protesta
che nasce da lontano

Dall'onda anomala a oggi
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Una manifestazione a Macerata ai tempi dell'onda anomala

di Beatrice Cammertoni

Mentre a Roma la Gelmini tenta in tutti i modi di accelerare i tempi della riforma dell’istruzione, gli atenei italiani tornano ad infiammarsi con proteste e occupazioni. Nel limbo politico in cui si trova l’Italia in attesa del voto del 14 dicembre, il Ministro sembra aver incassato il sostegno del neo-nato gruppo FLI in vista del voto della Camera ed è chiaro che con il voto favorevole dei 36 finiani a Montecitorio, il testo della riforma non troverà ostacoli nel proseguire il suo iter verso l’approvazione anche al Senato il 9 dicembre. Tempi da record, insomma, che si spiegano senza troppi indugi con l’atmosfera di fine-impero che si respira negli ambienti politici romani.
A due anni dall’onda anomala, le città universitarie italiane vivono una nuova stagione di mobilitazione: a Roma, Salerno, Milano, Torino, Pisa, Firenze, Bologna, Pavia, Trieste ed a Cagliari, liceali e universitari manifestano contro il ddl spesso sostenuti anche da ricercatori e docenti. Anche Macerata finisce tra gli atenei in fiamme citate dalle maggiori testate italiane dopo l’occupazione dell’aula di Filosofia partita martedì . Un nuovo autunno caldo per la nostra università, ma essenzialmente il “chiuso per protesta” affisso idealmente all’ingresso della sede in via Garibaldi non è che un altro capitolo della storia iniziata nel 2008.

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La manifestazione contro la riforma Gelmini dello scorso ottobre a Macerata

Quando due anni fa si parlò di risveglio delle coscienze, ci si riferiva in prima istanza ad una mobilitazione che dopo molto tempo aveva coinvolto studenti, ricercatori e docenti per intere settimane. Macerata non aveva scelto la semplice protesta. Macerata voleva riflettere su quanto stava succedendo. Il corpo studentesco era partito compatto. Destra e sinistra universitarie avevano cominciato a interagire molto sul tema della riforma. Posizioni molto variegate, a volte opposte e inconciliabili, ma in questa prima fase a prevalere era lo scambio di idee. Non durò molto. Passata la fase delle lezioni all’aperto e delle assemblee collettive Azione Universitaria si costituì in opposizione alla protesta, sostenendo che le disposizioni in questione avrebbero finalmente ristabilito la meritocrazia e causato la fine del dominio dei baroni. Obiettivo Studenti scelse la via istituzionale, cioè affrontò la situazione negli organi di governo d’ateneo e di concertazione con il Ministero a livello nazionale, nei quali disponeva di ampia rappresentanza mentre la linea delle sinistre universitarie, Officina e il collettivo Spam, confluite nel movimento dell’Onda si fece più intransigente: quello ai tagli era un “No” netto, senza se e senza ma. L’autunno maceratese si infiammò di occupazioni, cortei e assemblee, ed alle numerose questione sollevate dai manifestanti l’allora Rettore Sani rispose sempre fermamente che quello di Macerata sarebbe stato considerato un ateneo virtuoso (quindi esente dai tagli secondo il piano) e che le tasse non sarebbero aumentate per gli studenti. Qualche mese dopo, invece, la doccia fredda. Nell’Aprile 2009 Scienze della Comunicazione viene segnalata da Il Sole 24 ore  tra le Facoltà che tenendo in vita curricula inutili sprecano risorse. Il Preside Ciaschini si difende, ma il peggio deve venire. Nell’estate dello stesso anno il sistema di indicatori proposto dal Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU) in applicazione della legge n.1 del 2009, individua una classifica degli atenei italiani nella quale la nostra Università figurava ultima tra i piccoli e medi atenei non virtuosi.

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Lo striscione esposto questi giorni sul muro della Facoltà di Filosofia, in via Garibaldi

Sani risponderà pubblicando un dossier dal titolo “Se questa vi sembra una valutazione”. <<Non una memoria difensiva, non un cahier de doléances, né un pamphlet sullo stile di quelli che vanno molto di moda ultimamente>>, ha insistito il Rettore, <<bensì un atto di denuncia ad una procedura di valutazione del “merito” delle Università Italiane che presenta limiti ed incongruenze.>> Un ultimo posto veramente ingeneroso per l’ateneo, che negli ultimi anni è invece cresciuto in modo rilevante. I parametri della classificazione in effetti, così come concepiti, non colsero la parabola ascendente di questa pur piccola realtà ma estremamente fiorente dal punto di vista intellettuale. Gli effetti del “caso” creato sui giornali si ripercossero, come fu inevitabile sulle iscrizioni dell’anno accademico successivo, che si aprì con l’incertezza sul destino delle finanze di Piaggia della Torre. I tagli ed il fantasma della riforma accompagnarono studenti,  ricercatori e docenti per tutto il corso del a.a. 2009-2010. Oltre alla partecipazione alle assemblee pubbliche ed agli “stati generali” dell’università, i ricercatori maceratesi hanno più volte scelto la strada dei mezzi di informazione per rendere pubblica la propria posizione. Le conseguenze delle scelte del governo in materia istruzione si faranno sentire in modo prepotente anche sul futuro di questa componente della docenza, che vedrà allungarsi in modo sostanzioso i tempi di avanzamento delle carriere e diminuire gli stipendi percepiti.
La primavera dell’anno scorso va richiamata in questo discorso come tempo di elezioni. Tra gli studenti si riscontrò un boom di Officina Universitaria, una magra riconferma per Obiettivo Studenti ed un calo di Azione Universitaria. Risultati a parte, sono state elezioni di grandi speranze, in particolare per voto al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), organo pur solo consultivo di rappresentanza che interagisce con il Ministero. Mauro Vecchietti, di Corridonia, entra per il distretto che copre Marche e parte dell’Emilia Romagna in rappresentanza delle liste dell’Udu (sinistra universitaria), posto per cui correva anche Vittorio Guastamacchia, presidente di A.U. Macerata. Il corpo docenti, i ricercatori ed il personale tecnico-amministrativo riconfermano la linea del rettore Sani scegliendo come suo successore Luigi Lacchè, con un’elezione al cardiopalma che premia il vincitore solo di una manciata di voti su Antonella Paolini.
Le recenti agitazioni, che a Settembre hanno ritardato l’inizio delle lezioni un po’ in tutta Italia, hanno risollevato il dibattito anche a Macerata. Incontri in cui tornano a partecipare le varie componenti del mondo universitario, proteste e mobilitazioni continuano ad accompagnare lo svolgimento delle normali attività accademiche. Ora è partita l’occupazione di Filosofia, ciò che colpisce questa volta è che l’iniziativa sia partita al di fuori delle associazioni universitarie. Anzi, proprio per contrapposizione ad esse. Una nuova forma di auto rappresentanza che per ora lascia fuori gli abituali attori della mobilitazione, in particolare le sinistre, che dall’onda in poi si sono sempre dimostrate molto sensibili a questi temi e molto attive.
Quale strada prenderà a questo punto questo nuovo capitolo?



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