Munafò sull’Unità d’Italia:
“Al Plebiscito votò solamente
il 20% dei maceratesi”

Placido Munafò
Da Placido Munafò, ex assessore e consigliere comunale del Comitato Menghi riceviamo:
E’ noto a tutti che l’Italia si appresta a festeggiare il 150° anniversario della sua untità sancita con il famoso plebiscito considerato elemento fondativo nel nuovo Stato italiano. Si sussueguno diverse iniziative e commemorazioni in cui non si perde occasione per evidenziare il « plebiscitario » voto favorevole dei futuri cittadini italiani alla nascita del nuovo Stato, come noi oggi lo conosciamo. Tali iniziative ovviamente non risparmiano la nostra città di Macerata. A tal proposito si sventolano ai quattro venti i dati che avvalorano la tesi di un quasi un’unamime consenso della popolazione al « progetto » dell’unità d’Italia. Si dimentica però volutamente che un conto erano gli iscritti a votare, altra cosa e consistenza numeriaca è la popolazione residente considerata nella sua totalità. Nella nostra Città di Macerata gli iscritti a votare erano circa 5000 di questi si recarono alle urne 4127. Espressero voto favorevole all’unità d’Italia 4104 persone. Ma nessuno menziona il fatto che la popolazione maceratese era di 19475 abitanti ! Quindi solo il 20% circa degli abitati decisero per tutti. Stessa percentuale si riscontra nache nel Regno delle due Sicilie, dove gli iscritti al voto erano 2.225.000 circa, contro una popolazione di più di 8.700.000 abitanti. Si epsressero favorevolmente all’ennessione del Regno delle due Sicilie all’Italia, o meglio sarebbe il caso di dire al Regno Sabaudo, 1.734.000 cittadini. Se ne deduce che il 19% dei cittadini decisero anche in questo caso per tutti. Io credo che ci sia ben poco da festeggiare, perché l’unità d’Italia in larga misura fu un’operazione elitaria e massonoca i cui errori ideologici sono ancora oggi ben percepibili. La presunta unità d’Italia dopo 150 anni non ha risolto il problema meridionale, manifestatosi con violenza già nella seconda metà dell’800 e liquidato semplicisticamente come « brigantaggio ». In effetti fu una vera e propria guerra civile che costò la vita a centinaia di miglia di persone. La repressione dei « piemontesi » fu violenta, sanguinaria e senza scrupoli con eccidi di massa che non ha avuto precedenti nemmeno nella seconda guerra mondiale. E’ questa l’unità d’Italia che si vuole festeggiare? Credo che si debba meglio riflette sulla nostra storia e soprattutto conoscerla meglio.
Lo storico Henry Pirenne sosteneva a ragione che la storia non va letta con le lenti da miope. Quindi il Plebiscito non può essere paragonato minimamente ai sistemi elettorali di adesso o meglio allo stesso referendum. Inoltre almeno due terzi della popolazione viveva in campagna, l’analfabetismo era diffuso e credo che gran parte delle operazioni furono gestite in maniera gattopardesca dai nobili maceratesi.
“Se ne deduce che il 19% dei cittadini decisero anche in questo caso per tutti”
Se ne deduce che oltre a non aver risolto la questione meridionale, il brigantaggio e altre disgrazie, gli italiani non hanno mai capito che chi non vota ha sempre torto.
Oltre a fare in questo modo sempre gli interessi di chi comanda…
PS: grazie a Munafò per la riflessione sui “piemontesi”
Carissimo Peppe la stragrande maggioranza degli abitanti del suolo italico non votò perché non ne aveva diritto! Non a caso ho definito il presunto plebiscito che sancì l’unità dìItalia elitario, così come è un dato di fatto che i piemontesi occuparono il suolo italico e nel sud con la forza ed eccidi di massa.
I plebisciti non furono affatto “presunti”, ma piuttosto reali; e non furono neanche “elitari”, soprattutto per l’epoca. Ancora nel 1913, in occasione delle prime elezioni a suffragio universale (maschile), gli aventi diritto al voto furono circa un quarto della popolazione italiana. Per gli standard dell’epoca, i plebisciti furono tutt’altro che “elitari”: anzi, l’esatto contrario.
Caso mai si può sostenere che non furono affatto “democratici”, il che è cosa ben diversa; ma questa è la scoperta dell’acqua calda.
Infine, un conto è criticare le modalità con cui fu realizzata l’unità d’Italia (e criticarle sì, ma sotto quali aspetti?), e un altro è dire che “c’è poco da festeggiare”, come se la stessa unificazione politica del paese sia stata, in se e per se, e non per le modalità con cui è stata realizzata, qualcosa di negativo.
Nella nostra Città di Macerata gli iscritti a votare erano circa 5000 di questi si recarono alle urne 4127
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Quindi, per i sistemi di votazione dell’epoca, la stragrande maggioranza degli aventi diritto al voto si recò a votare…