I favorevoli al Suap
e il gioco delle tre “carte”
La politica insalubre di prima classe

Il caso Giorgini e le due anime del Partito Democratico
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Una veduta di Valleverde

di Giancarlo Liuti

C’è una singolare assonanza fra la parola “Swap” e la parola “Suap”. La prima si riferisce ai titoli finanziari cosiddetti tossici che a partire dagli Stati Uniti hanno scatenato la crisi economica mondiale. La seconda riguarda solo Macerata, ma l’azienda di materiali plastici “Suap Giorgini” è anch’essa tossica – “industria insalubre di prima classe”, viene definita in base a parametri di livello europeo – e anch’essa minaccia di provocare una crisi, stavolta politica, nei rapporti fra la neonata giunta Carancini e la sua stessa maggioranza in consiglio comunale. Vero è che la Conferenza dei Servizi –  un organismo cui però non compete la decisione in materia di varianti al Piano regolatore – ha dato al suo assenso all’insediamento del Suap ed è vero che la precedente giunta Meschini era favorevole a tale progetto. Ma ora deve pronunciarsi il nuovo consiglio, cui spetta il compito di risolvere definitivamente la questione in un senso o nell’altro. E non è ancora chiaro – anzi, è scurissimo – se la linea Carancini, che fin dalla campagna elettorale si oppone al Suap, avrà il sostegno di tutto lo schieramento – meglio: di tutto il Partito democratico – che l’ha condotta alla vittoria sul centrodestra.

Pur non osando dar credito alle insistenti voci su comitati di affari e personali conflitti d’interesse, noi condividiamo le ragioni portate avanti da una decina di associazioni ambientaliste, da varie liste civiche (di sinistra, di centro, di destra)  e, ampiamente, dall’opinione pubblica. Tali ragioni concernono non soltanto il rischio d’inquinamento ambientale ma soprattutto ciò che vuol essere Macerata come città gelosa del proprio paesaggio (“valle incantata”, ha poeticamente definito quella zona lo scrittore Marco Ricci ), della propria storia (la vicina abbazia di San Claudio è un tesoro da proteggere e valorizzare senza se e senza ma), della propria vocazione ad affrontare il futuro con uno spirito che per civiltà e per  cultura è estraneo all’ingannevole mito dei capannoni sempre e dovunque. Ma c’è dell’altro. La Giorgini intende spostarsi da Montecosaro a Macerata portando il proprio insediamento da cinquemila a settantamila metri quadrati (quattordici volte di più) ma con un aumento dell’occupazione di appena cinque unità. Quale vantaggio ne trarrebbe la comunità maceratese in termini di occasioni di lavoro? E non finirà che buona parte di quell’area sarà prima o poi destinata ad altre finalità speculative?

Sono queste, in buona sostanza, le ragioni che ci inducono a schierarci dalla parte di chi è contro il Suap. Ma per onestà intellettuale non escludiamo che possano esservi ragioni a favore del Suap e che siano altrettanto plausibili. E’ noto, infatti, che all’interno del Partito democratico locale coesistono due diverse concezioni dello sviluppo: una che nella programmazione del territorio privilegia il controllo dei pubblici poteri sull’imprenditorialità privata nel timore dei danni che quest’ultima, per sua natura votata al profitto, può arrecare a quell’utilità sociale di cui si parla nell’articolo 41 della Costituzione, e una che invece è più aperta alle iniziative economiche dei singoli ritenendole fondamentali per la crescita delle occasioni di lavoro, del reddito procapite e dunque del benessere collettivo, senza ignorare i vantaggi che vengono alle casse comunali dai cosiddetti oneri di urbanizzazione. Due concezioni che non vanno demonizzate a priori e che a seconda dei casi concreti non sono incompatibili fra loro, anche se, trattandosi di uno stesso partito, sarebbe auspicabile, in sede magari congressuale, l’affermarsi di una linea univoca.

Resta comunque un confronto che, se aperto e posto con limpidezza all’attenzione dei cittadini, può perfino dare dignità al dibattito politico. E invece sta accadendo una cosa assai deprimente. Mentre da una parte le ragioni dei contrari al Suap vengono esposte con dovizia e chiarezza di argomenti, sì da risultare convincenti anche per chi non è, come noi, un esperto di materiali plastici e di procedimenti amministrativi, dall’altra parte, quella dei favorevoli, ci si nasconde, si cerca di prendere tempo, si parla d’altro, si continua a ripetere “prima vediamo le carte”. Ma quali carte? Quelle del gioco delle tre carte? Deprimente, sì. Passi per le opposizioni, che evitano di schierarsi in attesa di capire qual è il modo migliore – per loro, non per il bene comune – di creare difficoltà a Carancini. Ma il Pd? Per esprimere un’idea di Macerata come il Pd intende che essa diventi (“comincia una nuova storia”, no?) non servono cavilli avvocateschi, riserve mentali, code di paglia, fantomatici timori da Tar. Chi nel Pd vuole il Suap deve venire allo scoperto ed esporre le ragioni per cui questo insediamento industriale può rivelarsi utile alla città. Non le conosciamo, non ce le dicono. Anzi, con un banale trucco dialettico destinato a confondere la gente, si fa addirittura credere che anche i “pro-Suap” sarebbero in cuor loro “contro-Suap”, ma, purtroppo, l’arrivo degli stabilimenti Giorgini è ormai inevitabile perché ci sono le “carte”. Ripetiamo la domanda: quali carte, e per quale motivo così imperative da mortificare la volontà del consiglio comunale? Nessuna risposta. Ancora il gioco delle tre carte. Con un modo di far politica che non esitiamo a definire, esso sì, insalubre di prima classe. E questa non è forse la prova che le vere ragioni dei “pro-Suap” non ci sono, o sono deboli, o, peggio, sono inconfessabili? Insomma, come dicemmo a proposito delle furbate messe in giro da Capponi per evitare le conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato, si va delineando una ulteriore presa in giro, stavolta di opposto segno politico, della buona fede dei cittadini.



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