L’ospedale di Civitanova
premiato dall’Unicef
E' tra le 22 strutture in Italia “amiche dei bambini”
di Laura Boccanera
L’ospedale di Civitanova è tra le 22 strutture in Italia “amiche dei bambini”: il prestigioso riconoscimento dato dall’Unicef in collaborazione con l’Oms è il risultato di oltre un decennio di buone pratiche nei confronti della mamma e del bambino. Questa mattina presso la sala polifunzionale di Civitanova Alta, alla presenza delle autorità politiche, numerose mamme con piccini al seguito sono intervenute per testimoniare il valore di una rivoluzione in corsia che fino a qualche anno fa non consentiva di vivere con naturalezza la gravidanza e l’allattamento. La cerimonia di oggi giunge alla fine di un percorso fatto da medici, infermieri ed ostetriche che ha portato alla formulazione di una carta della qualità in 10 punti: <<visti da fuori sono accorgimenti che possono sembrare banali – racconta la Dottoressa Stefania Sani, coordinatrice della rete ospedali amici – ma che all’interno del contesto ospedaliero sono difficili da realizzare.
Tra questi per esempio il fatto di lasciare la mamma accanto al neonato fin dal concepimento, scandendo la giornata e gli orari dell’allattamento sulla base del processo naturale piuttosto che su momenti fissi, prediligere il latte materno fino a che è possibile piuttosto che surrogati artificiali. Tutte cose che oggi sembrano scontate forse, ma che sono state conquistate con il tempo, con sacrifici e rappresenta dunque un traguardo da festeggiare>>. Un altro dato che segna l’eccellenza qualitativa di queste 22 strutture in tutta Italia, di cui ora anche Civitanova e Recanati fanno parte è la diminuzione considerevole dei parti cesarei, oggi ridotti al 20%. Al termine della cerimonia, a cui hanno partecipato il direttore della zona territoriale 8 Pierpaolo Morosini, il vice presidente vicario Unicef Italia Stefano Taravella e quello provinciale Luciano Vissani, oltre a tutti i medici e infermieri coinvolti, ad ogni mamma è stata donata una bambola Pigotta realizzata dai bambini della scuola elementare di Castelraimondo.
Foto di Roberto Vives



Fa notizia un fatto naturale come il parto, la maternità, l’allattamento al seno e la cura del neonato. Nell’articolo si parla addirittura di conquista da parte delle donne, di quello che dovrebbe essere un diritto naturale.Perchè questo? Dunque, andiamo per gradi. Esistono “fatti” e “fatti”: quelli di natura e quelli culturali o sociali che dir si voglia. Mentre quelli naturali sono pochi e corrispondono ai bisogni essenziali dell’individuo, quelli culturali sono predominanti e variano di società in società e all’interno di questa, di gruppo in gruppo per influenze di tipo filosofico o religioso o altro. Se quindi fa notizia un fatto naturale come questo, è perchè la progressiva istituzionalizzazione degli eventi ascrivibili alla natura dell’uomo, che è maturata a partire dagli anni del dopoguerra – dal ’60 in poi in Italia sostanzialmente- è giunta alla sua parabola finale e si assiste perciò a una graduale inversione di tendenza che riconduce alcuni fenomeni naturali alla sua mera dimensione, senza ingerenze di tipo culturale, come per esempio la facilità, per stare sempre nel caso, con cui si è proceduto sul finire degli anni ’80 e i primi ’90 del secolo scorso, del ricorso al cesareo ( meglio remunerato agli ospedali dalla sanità pubblica ) . Sullo stesso piano dell’ospedalizzazione totale dell’individuo, dalla nascita fino alla morte, va compresa l’eccessiva scolarizzazione, con il prematuro affidamento agli asili nido dei nostri figli e il lungo percorso di studi che spetta loro dalle elementari all’ Università e oltre, perchè possano giungere a un inserimento a pieno titolo nella società così come è strutturata, dibattendosi però costantemente, tra quelli che sono i fini e i mezzi realmente disponibili per giungere alla mèta agognata. Nel novero va inserita anche la conduzione dell’agricoltura come concepita, sempre a partire dalla Ricostruzione in Italia, dove il ciclo naturale è stato stravolto e sottomesso dalla chimica e così via per ” iesimi” esempi ancora.