Dante Ferretti torna a Macerata:
“Non sono più il fantasma dell’opera”

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di Maurizio Verdenelli

L’ultima volta, a Natale, da talent scout aveva “scoperto” un altro notissimo/sconosciuto come lo era stato lui: famoso fuori Macerata, visto con sospetto o meglio snobbato all’interno delle antiche mura. Il suo alter ego l’aveva trovato Agli antichi Forni di fronte alla bottega di famiglia, lungo la piaggia della Torre, Dante Ferretti ammirando un disegno notturno alla mostra di Mauro Evangelista, Premio Andersen e Premio Luzzatti. Fatto sta che ora Evangelista collaborerà ad un progetto del nipote di Dante, Federico Lelli, ultimo erede della sopracitata bottega di famiglia.

Che tipo di progetto? “Non posso rivelare nulla” dice Federico ormai enigmatico quanto il celebre zio. Che da parte sua lo è diventato ancora di più dopo l’esperienza, pure di successo, l’estate scorsa allo Sferisterio con regia e scenografia di Carmen, sold out tutte le sere.

Dov’è ora zio Dante? “E’ tornato dal Giappone, ma non mi ha detto cosa è andato a fare nel Paese dei mandorli in fiore…”. Perché? “Teme che io parli troppo con voi giornalisti”. Anche con me, che per primo l’ho fatto scoprire (pensate!) ai maceratesi? “Sì, pure con te”.

Adesso però Ferretti ritorna per due giorni (da mercoledì 25) a Macerata per filmare in città e fuori i luoghi della sua giovinezza e delle prime esperienze professionali -quasi sicuramente anche la baia del Conero dove ha girato il primo cortometraggio: un film del tipo Pirati dei Carabi dove i velieri venivano spinti con mezzi meccanici con traiettoria per nulla in linea con la naturale direzione dei venti!

Ora il documentario celebrativo prodotto da Nicomax con la collaborazione di Cinecittà studios (pure di Comune e Provincia di Macerata) avrà come titolo: “Dante Ferretti, scenografo italiano”. Si avvarrà delle testimonianze di Martin Scorsese e dei mostri sacri dello star system hollywoodiano Johnny Deep, Leonardo Di Caprio e Terry Gillian.

Telefono allora a casa Ferretti, in via Coroncini 47 a Roma. Mi risponde Dante.

Allora un altro ritorno nell’ex ingrata patria?

Adesso però non sono più il fantasma dell’opera… Ripercorrerò le strade e i cinema della mia adolescenza (ero un ossessivo spettatore all’Italia). Mi mancherà molto mia sorella Mariella…purtroppo”.

Mariella che ti adorava e ti cucinava i vincisgrassi e alla quale dovevi telefonare, nei tuoi ritorni a Roma, almeno due volte: la prima a Colfiorito per dirle che tutto procedeva per il meglio e poi appena arrivato a casa…E quando altre volte telefonavi si capiva subito chi era all’altro capo: tua sorella aveva un affetto, un’attenzione che sfioravano la venerazione. Riposta la cornetta, se mi ci trovavo, domandavo sicuro della risposta: Era lui, vero? E lei, seria e compunta: Era Dante. Chissà da che parte del mondo telefonava…!

Sì: i miei amati vincisgrassi Mariella me li preparava ogni volta. Era il rito del ritorno. Con i vincisgrassi tornavo ad essere marchigiano. Lo dico? Ne sono davvero ghiotto. Adesso purtroppo non li mangio più come vorrei: certe volte al ristorante a Macerata ma non odorano più di casa mia, nonostante la bravura degli chef, per carità…”.

Soltanto vincisgrassi…

Anche polenta. Polenta bianca, per l’esattezza. Con la carne ed ogni tipo di sugo. Tutto quello che fa male e che sempre è la cosa più buona. Tuttavia ogni tanto, si può ancora fare questo strappo”.

I vincisgrassi e la polenta fanno male?

Puntualizzo, fanno male a me che sono perennemente a dieta. Tuttavia con la forza della mente, virtualmente e dunque artisticamente mi faccio certe mangiate di questi due piatti marchigiani che trovo solo qui nelle Marche. Non sono un enogastronomo e quindi non seguo particolari percorsi: in America questi due piatti non l’ho mai trovati. Forse però qualche ristorante italiano negli States un giorno o l’altro una sorpresa in questo senso me la farà. La verità è che…”

Che?

Che essendo tendenzialmente un mangiatore, dovrei per assurdo mettermi un cerotto in bocca per impedirmi di mangiare. Ma andrebbe a finire che mi mangerei il cerotto…”

Torniamo al tuo pasto proprio: quello artistico…

Dopo Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street con Johnny Deep, girato a Londra, che mi ha procurato un po’ a sorpresa (e quindi ancora più gradito) il secondo Oscar lo scorso anno, ho concluso il film di Martin Scorsese, il mio ‘eroe’ che mi ha visto lavorare a Boston”.

Quando si vedrà in Italia?

Ad ottobre”.

Il titolo?

Beh, ti do un’esclusiva o quasi: Shutter Ireland. Il tema? Boston, anni 50, un ospedale. E’ tratto da un libro”.

Ed ora?

Un altro film con Scorsese: top secret però. …Ma ora dimmi tu cosa dicono di me a Macerata…”

Che al solito sei un grande spendaccione!

Come sarebbe a dire! Per l’impianto scenico di Carmen la spesa è stata contenutissima: 61.000 euro, non un cent di più. Non so nulla dell’impianto non scenico… e comunque è noto che l’allestimento di Carmen è tradizionalmente costoso. Invece a Macerata si è risparmiato notevolmente senza contare che l’opera di Bizet attira il gran pubblico”.

Così è stato anche allo Sferisterio anche grazie al tuo nome, Dante. A mio modo di vedere è proprio perché tu firmavi la Carmen che a Macerata erano presenti in modo così numeroso tantissime testate giornalistiche, e grandi mass media italiani ed esteri. Nella conferenza stampa finale, questo aspetto in controtendenza con il panorama dell’estate 2008 nel Belpaese -“esauriti” e grande attenzione da parte dei critici- è stato peraltro messo in evidenza, anche se m’è sembrato di non aver sentito fare il tuo nome. Sarà forse che comincio a sentirci poco…

Ehm, ehm



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