Comics festival, poster della discordia
«Pelati ammette di averlo approvato»
RECANATI - Attacchi da parte dei dem: «Togliere un logo istituzionale dopo averlo ufficialmente concesso non significa che "va tutto bene" ma che l'assessore è stato politicamente bastonato e sconfessato dal suo stesso sindaco»

Valentina Mordini
Il caso del manifesto del Comics Festival di Recanati che ha costretto l’associazione a togliere il logo del Comune (non il patrocinio) – su richiesta dell’amministrazione – non passa inosservato nemmeno sul piano politico e nel mirino del Partito Democratico finisce l’assessore Ettore Pelati. Pomo della discordia l’opera che l’associazione Arcadia ha commissionato al fumettista spagnolo Miguel Angel Martin, che reinterpreta la “Annunciazione” di Lorenzo Lotto. Secondo gli organizzatori, «il manifesto stato inviato al Comune e approvato, come da prassi. Solo dopo la pubblicazione ci hanno fatto notare le perplessità. Abbiamo tolto il logo dell’ente, rinunciato ai 6×3 e pure a conferenza stampa e comunicati per cercare una soluzione pacifica».
Gli esponenti dem, con alla guida la segretaria Valentina Mordini, recanatesi non ci stanno e subito arriva la stoccata: «Per l’assessore Ettore Pelati va sempre tutto bene – esordisce -. Ce lo ha ricordato con insistenza anche nell’ultimo Consiglio comunale. Secondo la sua narrazione, il suo rapporto con le associazioni culturali cittadine va a gonfie vele. Peccato che la realtà a Recanati racconti tutta un’altra storia. Vengono le frizioni con l’associazione VillaInCanto? E il Gof viene prontamente cancellato. Ma per Pelati va tutto bene. Nascono attriti con il Circolo del Cinema? E magicamente scompare il Premio Alessandrini, seguito a ruota dal Cinema sotto le Stelle. Ma non c’è da preoccuparsi, per Pelati va sempre tutto bene. Ora assistiamo all’ultimo pasticcio in ordine di tempo, quello con l’associazione Arcadia per il Recanati Comics Festival. L’ultimo comunicato dell’assessore è la conferma definitiva di un modo di amministrare che naviga a vista. Pelati ammette candidamente di aver visionato e approvato la locandina».

La locandina
E continua il Pd: «Significa che l’ok politico e la parola data erano passati da lui. Cos’è successo dopo? Semplice, qualcuno lo ha costretto a rimangiarsi tutto. L’assessore prova a dipingersi come l’uomo del dialogo, colui che “trova soluzioni” insieme alle associazioni. La verità è molto più amara e imbarazzante per lui. È stato proprio il suo sindaco a non rispettare gli accordi, sparando pubblicamente contro il manifesto e contro Arcadia». Allora la chiosa rivolgendosi proprio all’assessore: «Togliere un logo istituzionale dopo averlo ufficialmente concesso non significa che “va tutto bene” come nel suo mondo delle favole. Significa, molto più realisticamente, che lei è stato politicamente bastonato e sconfessato dal suo stesso sindaco e questo prescinde totalmente dal giudizio di merito sulla locandina. Sappiamo bene che è ormai nel dna della sua forza politica dare la colpa di ogni fallimento al Partito Democratico, un riflesso condizionato che fa quasi sorridere. Questa volta, però, il nostro intervento serve solo a sottolineare l’ovvio, sotto gli occhi di tutta la città. Non è vero che va tutto bene, assessore. E il fatto triste è che debba essere l’opposizione ad aprirle gli occhi».
Molti politici e amministratori locali sono come gli Osimani dello junghiano immaginario collettivo: Senza Testa. Danno il benestare e pagano senza sapere che. Tanto pagano i cittadini (con l’IMU).