Stress da calore nei campi:
«La vendemmia inizia a metà agosto.
Olive rinsecchite e stanno cadendo»

METEO - Michele Lillini, tecnico agronomo responsabile del centro Amap: «Per l'olio rischio "difetto di legno", un problema organolettico. Il questa situazione il vino diventa più corposo e alcolico». In difficoltà anche i girasoli

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di Francesca Marsili

Due settimane di temperature oltre i 35 gradi stanno mettendo alla prova oliveti e vigneti.

Michele Lillini

Michele Lillini

A spiegare cosa sta succedendo nei campi è Michele Lillini, tecnico agronomo responsabile del centro Amap: «Il caldo intenso e prolungato crea stress alle piante e il calendario della raccolta sta cambiando. Alcune cantine sono già all’opera da una settimana. Mentre sugli ulivi si nota rinsecchimento e cascola dei frutti».

Ogni martedì Lillini va nei campi spia per il monitoraggio delle patologie delle principali colture, mercoledì il confronto con i colleghi, a cui segue il bollettino per offrire consigli agli agricoltori. In questo momento sotto osservazione ci sono soprattutto oliveti e vigneti all’acme della produzione, che subisce le temperature record di questa estate 2026.

Quali sono gli effetti di questa ondata di caldo prolungato sull’olivo?

«L’unico effetto davvero positivo riguarda la mosca olearia: con temperature superiori ai 35 gradi il suo ciclo riproduttivo si blocca, l’insetto non riesce a deporre le uova e quindi non attacca le drupe. Per questo, fino ad ora, non è stato necessario alcun trattamento larvicida contro il patogeno».

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E quelli negativi?

«Il rovescio della medaglia riguarda però la fisiologia della pianta: superata una certa soglia termica, come accade per tutte le colture, l’olivo entra in una condizione di stress da calore, prima ancora che idrico. Per proteggersi, la pianta arresta la fotosintesi e smette di destinare risorse al frutto. Questo porta spesso a una selezione naturale delle olive, con la caduta di una parte della produzione: un fenomeno che già questa settimana abbiamo osservato sul campo, e che rischia di aggravarsi se il caldo e l’assenza di piogge dovessero proseguire».

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Le piogge delle scorse settimane avevano dato un po’ di sollievo?

«Sì, i temporali di qualche settimana fa avevano contribuito a ricostituire in parte le riserve idriche del terreno, aiutando la coltura. Ma dopo due settimane consecutive di caldo intenso e senza precipitazioni, gli effetti negativi sono diventati evidenti».

Che conseguenze può avere tutto questo sulla qualità dell’olio?

«Il raggrinzimento e la scottatura delle olive causato da calore e siccità prolungati, se persiste fino alla raccolta, si può ritrovare anche nell’olio. Nel linguaggio dell’analisi sensoriale, il panel test, questo si traduce in un vero e proprio difetto organolettico, noto come “difetto di legno” o “fieno-legno”, riconoscibile da chi assaggia il prodotto».

La raccolta rischia di essere anticipata?

«È una tendenza che osserviamo ormai da alcuni anni: le temperature elevate accelerano la maturazione del prodotto, portando ad anticipare la raccolta. A questo si somma una tendenza di mercato, che negli ultimi anni chiede un olio più fresco, profumato e piccante, caratteristiche che si ottengono raccogliendo le olive un po’ prima. Il caldo di quest’anno accentua questo fenomeno, spingendo la raccolta ad anticipare di qualche settimana rispetto al passato».

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Quali accorgimenti state consigliando agli agricoltori?

«Nel nostro bollettino settimanale suggeriamo ormai da tempo l’uso del caolino, una polvere di roccia argillosa ammessa anche in agricoltura biologica. Si distribuisce su tutta la chioma con l’atomizzatore e forma una patina bianca che riveste foglie e frutti, riflettendo parte della radiazione solare e limitando così i danni da calore sulla pianta. Il caolino ha anche un secondo effetto utile, quello di ostacolare la mosca dell’olivo: la femmina non riconosce più il frutto come tale, perché l’epidermide ha assunto una colorazione differente, e quindi evita di deporvi le uova».

 

E per la vite la situazione come si presenta?

«Sulla vite la situazione non è drammatica, ma alcune criticità si stanno facendo sentire. Le alte temperature provocano anche qui stress alla pianta, arresto della fotosintesi, scottature e imbrunimenti sui grappoli. Stiamo osservando un anticipo della maturazione: il caldo favorisce la concentrazione degli zuccheri nell’acino, e la pianta tende ad arrivare prima al momento della raccolta. Da un lato questo può sembrare positivo, perché aumenta la gradazione zuccherina del prodotto, ma dall’altro si perdono aromi e acidità, proprio le caratteristiche che oggi il mercato ricerca di più in vini freschi e beverini. Il risultato rischia di essere un vino più corposo e alcolico, ma meno equilibrato dal punto di vista qualitativo».

Olivo caldo

Per questo motivo alcune cantine hanno già iniziato la vendemmia?

«Sì, e la maggior parte inizierà probabilmente la prossima settimana, rispetto alla tradizionale finestra di settembre. Va detto che una vendemmia anticipata a metà agosto, per una parte del raccolto, non è una novità assoluta: viene praticata per ottenere le basi destinate agli spumanti, che richiedono proprio quella freschezza e quella acidità più marcata, per poi essere eventualmente assemblate con vendemmie più tardive. Quest’anno però la tendenza riguarda anche altre tipologie di prodotto, per effetto della maturazione anticipata. Rispetto alla scorsa annata la vendemmia si sta anticipando di quasi una settimana, uno scarto che diventa ancora più marcato se confrontato con le annate di qualche anno fa».

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Il caldo provoca anche altre conseguenze alla vite?

«Un altro fattore che pesa sulla qualità dell’uva è la mancata escursione termica tra giorno e notte, che impedisce il pieno sviluppo dell’aromaticità del grappolo. Per questo consigliamo anche di curare con attenzione la gestione della chioma, evitando defogliazioni troppo aggressive: scoprire troppo il grappolo lo espone a una maturazione più rapida e a perdita di qualità, mentre una copertura fogliare adeguata contribuisce a proteggerlo».

Anche in vigna consigliate il caolino?

«Sì, con lo stesso principio applicato all’olivo: il caolino può fungere da difesa parziale contro il caldo anche sulla vite. Alcuni viticoltori lo utilizzano già, anche se non è ancora una pratica molto diffusa, complice il costo del prodotto. Va inoltre applicato con il giusto anticipo rispetto alla vendemmia: pur trattandosi di un prodotto ammesso in biologico, ha bisogno di tempo per essere smaltito, ed è preferibile che intervenga poi una pioggia a completarne il dilavamento. Il momento giusto per intervenire era una decina di giorni fa: fatto allora, avrebbe dato più benefici; oggi, a raccolta così vicina, i margini si sono ridotti, e la scelta riguarda soprattutto chi vendemmierà più avanti nella stagione».

Ci sono altre colture in sofferenza?

«Temperature superiori ai 35 gradi provocano forte stress anche nel girasole. Abbiamo riscontrato infiorescenze più piccole: il calore eccessivo riduce la sviluppo della sostanza secca all’interno del seme, che rimane striminzito, riducendo la resa finale dell’olio prodotto. Su questa coltura non ci sono interventi diretti da mettere in atto da parte dell’agricoltore per limitare i danni da caldo, se non utilizzare delle varietà con un ciclo colturale più breve, che resistono meglio alla siccità».

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Che altro tipo di servizi offrite agli agricoltori?

«Il centro Amap segue l’andamento stagionale anche attraverso una rete di stazioni meteo, che permette di calcolare l’indice di stress idrico nelle diverse zone della regione. Da quest’anno è inoltre attiva “Irriframe”, una piattaforma regionale che aiuta gli agricoltori dotati di impianto irriguo a stabilire quando e quanto intervenire, inserendo i parametri del proprio campo. Questo scambio di dati aiuta gli agricoltori marchigiani a calcolare i volumi d’acqua ideali per le coltivazioni».

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