Alemanno a Macerata Racconta:
«In carcere può finirci chiunque.
Sovraffollamento e burocrazia al collasso»
RASSEGNA - Dall'esperienza vissuta due volte a Rebibbia alla critica sociale: la forte testimonianza dell'ex sindaco di Roma oggi pomeriggio alla Mozzi Borgetti. Prima dell'incontro ha parlato del suo rapporto con Vannacci (VIDEO)

Gianni Alemanno oggi a Macerata Racconta con la docente Unimc Lina Caraceni
di Alessandro Vallese (foto di Fabio Falcioni)
«Quando sono uscito dal carcere mi sembrava di aver disertato una trincea. Mi sembrava di lasciare indietro amici in condizioni terribili». È una delle testimonianze più forti di Gianni Alemanno, ospite della sedicesima edizione di Macerata Racconta, che per oltre un’ora e mezza ha tenuto il pubblico dell’Auditorium della Biblioteca Mozzi Borgetti incollato alle sue riflessioni sul sistema penitenziario italiano. Lui che lo ha vissuto due volte, la prima a vent’anni per militanza giovanile; la seconda, di certo più nota, a quasi settanta con la condanna definitiva per traffico di influenze illecite e abuso d’ufficio.

Il garante Giancarlo Giulianelli con Alemanno
Due esperienze vissute a quasi 50 anni di distanza nello stesso reparto e addirittura nella stessa cella del carcere di Rebibbia. Era tra gli appuntamenti più attesi della rassegna e non ha tradito le aspettative. Un intervento intenso, costruito su esperienze dirette e denuncia, a partire dalla quotidianità della detenzione: «Nelle carceri non si può utilizzare il filo interdentale, si possono comprare le pentole ma non i coperchi: divieti folli e livelli della dirigenza penitenziaria molto inadeguati», ha raccontato l’ex ministro, soffermandosi sulle contraddizioni della vita in cella.

L’arrivo di Gianni Alemanno in Auditorium
Poi il passaggio più duro sul senso stesso della pena: «In Italia ci sono pochi magistrati e con pile enormi di fascicoli che non trattano mai. Se ai detenuti togli la speranza hai una ricaduta della persona su se stessa, che si “brandizza”. La gente si spegne, si perde». E ancora un esempio personale per descrivere la realtà del sovraffollamento: «Nella mia cella c’era un sessantenne, un membro della marina che aveva fatto missioni impegnative e aveva perso le mani. Era diventato un homeless ed è stato trovato vicino a un parchimetro in cui mancavano 7/8 euro. Lui aveva un dei soldi nello zaino e si è fatto 6 mesi di carcere per pochi euro». Da qui l’attacco frontale al sistema: «C’è una deriva repressiva e sconclusionata del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Non parlo delle guardie, che spesso sono dei fratelli e da cui ho trovato solidarietà, ma della gestione e della burocrazia. Loro soffrono il sovraffollamento». E ancora: «Con questo sistema penale il carcere non è un problema marginale: in carcere può finirci chiunque. È il punto estremo della crisi del sistema giudiziario italiano».
Il tema dell’incontro, il libro “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane”, scritto con Fabio Falbo e presentato durante la serata, ha fatto da filo conduttore a un lungo confronto che ha toccato anche la funzione rieducativa della pena e le prospettive di riforma. Presenti in sala avvocati e operatori del mondo penitenziario, a conferma della rilevanza del tema affrontato.

Ad aprire l’appuntamento sono stati i saluti istituzionali dell’assessore del comune di Macerata Riccardo Sacchi, alla sua prima uscita pubblica dopo il rinnovo della giunta. «Troppo spesso il dibattito si concentra sul prima della pena, su leggi, sicurezza e condanne – ha dichiarato Sacchi – mentre si parla poco del durante, cioè della vita concreta in carcere, e del dopo, quando una persona torna in libertà. La Costituzione affida alla pena anche una funzione rieducativa: verificare quanto questo principio sia davvero applicato significa misurare non solo i diritti dei detenuti, ma anche la qualità della nostra democrazia e la sicurezza della collettività».

L’assessore Riccardo Sacchi
L’incontro è stato moderato dalla docente UniMc Lina Caraceni, che ha evidenziato la necessità di «superare il muro dell’indifferenza con cui i cittadini vivono la realtà del carcere», riprendendo un passaggio del libro, e dall’avvocato Giancarlo Giulianelli, che ha denunciato le criticità strutturali degli istituti penitenziari, soprattutto nelle Marche, e una legislazione sempre più orientata alla sola dimensione repressiva.

La professoressa Lina Caraceni
Tra i passaggi anche il racconto di progetti e iniziative mai realizzate: dall’idea, da ex assessore all’agricoltura, di un orto urbano a Rebibbia alle difficoltà nell’organizzare attività sportive nei reparti, fino ai lunghi tempi burocratici per autorizzazioni anche minime. «Volevo organizzare un orto urbano dentro Rebibbia. Si è creato un pool di altissimo livello ma il carcere non ha mai permesso nemmeno un sopralluogo per instaurare questa situazione. Poi ho chiesto di rifare il campo da calcio del mio reparto: 8 mesi per autorizzare il sopralluogo. Si dice addirittura che gli attrezzi sportivi se li spartivano i dirigenti». E poi ancora: «Un’associazione ha regalato ventilatori per i detenuti: sono ancora nel magazzino di Rebibbia». Un sistema, secondo Alemanno, appesantito da rigidità e inefficienze: «Oggi le porte del carcere sono chiuse: chi vuole collaborare non riesce a farlo. Il carcere italiano è una sorta di casba senza controllo».

In questo contesto ha richiamato il tema delle grazie, citando anche casi noti: «Abbiamo visto la grazia a Nicole Minetti: una persona che non ha scontato una giornata di carcere e grazie a un’adozione del bambino viene graziata. Una follia che non so come il Quirinale abbia firmato». L’ex sindaco di Roma ha poi spiegato la propria scelta personale: «Io non ho voluto la grazia perché era un’ammissione di colpa e invece sono innocente, poi non volevo fare il politico che ottiene la grazia». E ha aggiunto: «Con Falbo abbiamo chiesto tre grazie: una di queste per Antonio Russo, picchiato dal figlio tossico a cui ha dato una coltellata. Alla fine ha avuto una grazia parziale. Io sono uscito e lui sta ancora dentro perché il magistrato non aveva ricevuto la comunicazione. Neanche la grazia di Mattarella è stata sufficiente per mettere fuori una persona di 88 anni».

La conclusione è una riflessione più ampia sul funzionamento della giustizia: «Con questa magistratura e con questo sistema penale il carcere non è più un’eccezione. In Italia può finirci chiunque e rimanerci senza un motivo preciso. È il punto estremo della crisi del sistema giudiziario».

Giancarlo Giulianelli



Il carcere dovrebbe riabilitare le persone invece escono peggiori di prima ci sarà un perché? Il sovraffollamento in primis poi la carenza di personale la polizia penitenziaria tra le forze dell’ordine è una delle più penalizzate.
Va detto che in carcere si commettono reati, come
– l’accesso indebito a dispositivi di comunicazione, con l’introduzione, il possesso o l’utilizzo all’interno del carcere di telefoni cellulari, smartphone o altri dispositivi idonei ad effettuare comunicazioni con l’esterno.
– l’agevolazione ai detenuti sottoposti a particolari restrizioni, per cui si contrabbandano oggetti o messaggi a detenuti sottoposti a regimi speciali.
– il traffico e detenzione di sostanze stupefacenti: Lo spaccio o il possesso di droga all’interno del carcere.
Una denuncia molto apprezzabile, sicuramente tardiva. Ma dopo come lo spiega l’abbraccio fraterno con Vannacci il duro, appena uscito dal carcere. Le due cose non stanno insieme ed è quindi lecito sospettare che trattasi di una sporca operazione di auto rilancio sulla scena politica. E Macerata gli ha dato una mano.
Per il sig. Francesconi. Una volta ci si vergognava di essere stati in carcere, ora il carcere nobilita l’uomo. Militari e detenuti, una volta ossìmoro, ora pleonasmo.
Ma chi erano al confronto, tanto per dirne un paio, Edmond Dantès e Jean Valjean, Dumas ci ridia la nostra Gioconda.
Che dire Alemanno con questa lezione si è riscattato veramente, però non può dirsi innocente ,a fatto bene rinunciare la protezione politica..
ora se vuol ritornare si batta per questo che lui ha raccontato con estrema chiarezza, auguri.
Piantedosi ci ha riferito che in carcere un detenuto su tre è straniero,da Alemanno abbiamo scoperto che gli altri due più o meno sono di destra.”Mi è mancato un buon bicchiere di vino ma dentro ho trovato molta empatia sono tutti di destra” ebbe a dire all’uscita da Rebibbia.Ora,viste le sue giovanili origini estremiste e le frequentazioni dubbie che lo hanno visto coinvolto in diverse inchieste e processi per poi arrivare alla detenzione definitiva e’ facile credere che chiunque possa finire in carcere,anche se così non è,ma addirittura farci la morale sul malfunzionamento del Sistema Giudiziario anche No,grazie.Il problema è che in carcere ci si finisce per reati minori e ci resta chi non ha un’alternativa allo stesso,molto spesso stranieri,ma dai!Abbiamo molti colletti bianchi ai domiciliari nelle loro belle case nonostante i reati commessi siano ben più schifosi di quelli di cui le carceri sono piene.Il problema è che le dx con le loro politiche repressive stanno creando nuovi reati aumentando la platea dei papabili delinquenti da incarcerare dai ragazzi che partecipano ai rave agli operai che scioperano per i loro diritti.Per non parlare del reato di clandestinità,che se scoperto ti fa rinchiudere nei CPR dove il trattamento ormai sappiamo essere peggiore del sistema carcerario stesso,che ti porta però a vivere ai margini della civiltà nell’orbita dello sfruttamento o della malavita organizzata creando disagio sociale che evidentemente fa molto comodo a chi da anni cavalca l’onda dell’immigrazione fomentando il problema e non cercando le soluzioni.Questo Governo è arrivato al terzo pacchetto sicurezza ma i reati sono aumentati e la sensazione di insicurezza degli italiani italiani è cresciuta ma a salvargli la faccia è arrivato il Generale.Il mantra è lo stesso le spariamo grosse,le spariamo spesso tanto i nostri elettori son faciloni e abboccheranno tanto che anche lo slogan è più semplice da imparare,una sola parola:Remigrazione.Lo fanno in maniera talmente disinvolta perfino dagli scranni del Parlamento oramai tomba di una serietà che fu.L’On.(mi viene difficile etichettarla così) Ravetto passata ora agli ordini del Generale ci ha detto che quando era su quegli stessi banchi per La Lega era costretta,sull’immigrazione,a raccontare numeri e situazioni false e che ora con Vannacci le cose cambieranno e si farà tutto quello che i governi di destra non hanno realizzato negli anni ossia poco o niente.Mi dilungherei ancora ma proprio oggi il Papa è a Lampedusa a benedire i morti in mare e a ricordare che la Remigrazione è fuori dalla cristianita’.Il paradosso è che sia un ateo mangiapreti a ricordare queste cose alla comunità della Civitas Mariae e non il suo Pastore che orma sembra sempre più l’Ignoto X.Buon carcere a Chiunque.
Leggendo le parole riportate di Alemanno, mi viene di suggerirgli di parlare con il ministro della Giustizia sulla situazione carceraria e, come detto nel lungo post da Alberto Poloni, di parlare al governo che ha creato nuovi furili reati con i loro pacchetti sicurezza. Sicurezza loro di poter continuare a governare, forse?