«Parco eolico, sorpresi da Legambiente:
è un modello di sviluppo
che distrugge l’Appennino»
CALDAROLA - Il Comune sta combattendo per un caso analogo a quello di Gagliole-San Severino, appena bocciato dalla Regione e in favore del quale si era schierata l'associazione ambientalista. Il sindaco Giuseppe Fabbroni: «Non siamo contro le rinnovabili, ma contro questo modo di realizzarle»

Giuseppe Fabbroni, sindaco di Caldarola
Il Comune di Caldarola e la coalizione ambientale Tess intervengono dopo la presa di posizione di Legambiente successiva alla bocciatura del progetto eolico Wind Energy Gagliole, esprimendo stupore per l’atteggiamento dell’associazione ambientalista sul tema dei grandi impianti in montagna.
Il territorio di Caldarola è infatti interessato da un progetto eolico che prevede l’installazione di sette pale da 5 MW (inizialmente 12), un intervento che l’amministrazione comunale ha sempre guardato con forte contrarietà per l’impatto potenziale sul paesaggio e sull’equilibrio ambientale dell’Appennino. A ribadirlo è il sindaco Giuseppe Fabbroni: «Sono rimasto molto colpito in negativo dalla posizione di Legambiente – ammette – non si capisce il motivo per cui una associazione ambientalista possa sostenere un modello di sviluppo che rischia di distruggere l’Appennino». Secondo Fabbroni, il punto non è essere contrari alle energie rinnovabili, ma chiedere una pianificazione seria e sostenibile: «Il rapporto costi-benefici dei grandi impianti in montagna è nettamente negativo. Noi non siamo contro le rinnovabili, ma contro questo modo di realizzarle». In merito alla bocciatura del progetto eolico di Gagliole, Fabbroni evidenzia «l’importanza di far valere le norme sulla tutela del paesaggio a livello costituzionale. Il nostro plauso va alla Regione Marche per aver bloccato il mega impianto eolico di Gagliole e San Severino. Ora auspichiamo un forte intervento della stessa Regione nei confronti del Governo per fermare anche gli altri mega progetti, tra cui quello che interessa il territorio di Caldarola».
Anche la coalizione ambientale Tess sottolinea la necessità di un approccio più equilibrato alla transizione energetica, che tenga conto non solo degli obiettivi climatici, ma anche della tutela del paesaggio e della biodiversità. Tess richiama l’attenzione su una transizione che rischia di essere guidata prevalentemente dalle logiche di mercato, senza un adeguato piano nazionale e regionale capace di indicare aree idonee e limiti chiari. Nel mirino, inoltre, il rischio che l’installazione di impianti industriali in zone interne e montane possa generare conseguenze permanenti sul territorio, senza portare benefici concreti alle comunità locali, soprattutto in termini di sviluppo e ricadute economiche dirette. Comune e Tess ribadiscono infine la necessità di «investire su soluzioni alternative e meno impattanti, come il fotovoltaico in aree già urbanizzate o produttive, l’efficientamento energetico e l’ammodernamento delle infrastrutture esistenti, per raggiungere gli obiettivi ambientali senza compromettere l’identità dei territori appenninici».
Lo sviluppo delle energie rinnovabili dovrebbe costituire un obiettivo imprescindibile per ogni amministratore lungimirante. Tuttavia, gli impianti eolici industriali proposti da tempo nelle aree montane presentano un tratto ricorrente: sono iniziative avanzate da soggetti privati, da collocare su suoli in larga parte pubblici e in prossimità di Parchi, Zone di Protezione Speciale, Siti di Interesse Comunitario e rotte migratorie di specie protette. Basterebbe questo quadro, di per sé, a rendere impraticabile la realizzazione di determinati progetti.
Vi è poi un ulteriore elemento, troppo spesso trascurato: la natura stessa delle proposte, formulate da operatori privati che, nella consueta logica di massimizzazione del profitto, non contemplano alcun beneficio tangibile per le comunità locali né ricadute economiche significative sul territorio.
Il precedente piano energetico regionale aveva rilevato come le caratteristiche anemometriche dell’entroterra maceratese fossero sostanzialmente analoghe a quelle della fascia costiera. Appare dunque singolare che non sia mai stata avviata una discussione seria su eventuali impianti off‑shore, mentre nelle aree interne continuano a moltiplicarsi le proposte. Forse l’“appeal” estetico, spesso invocato dai progettisti e dai sostenitori degli impianti in montagna, perde improvvisamente fascino quando si affaccia davanti alle file di ombrelloni?
Il timore, purtroppo fondato, è che ancora una volta la montagna venga percepita come un luogo dove certe iniziative incontrano minori resistenze. Ma è altrettanto evidente che esistono comunità e amministratori consapevoli, determinati a non svendere il proprio territorio e a difenderne il valore ambientale, paesaggistico e identitario.
A Serrapetrona ci sono 4 pale e non mi sembra abbiano sconvolto l’ambiente. Sui fotovoltaici, ho forti dubbi se realizzati sui terreni che dopo 25 anni lasciati incolti, sono difficili da farli tornare fertili. Diverso il discorso sui pannelli posti sopra i capannoni industriali, che dovrebbero essere obbligatori soprattutto in questo periodo di scarsità del petrolio.
Marcello Cocci..per legge tutte le iniziative di carattere energetico rinnovabile devono comprendere un ristoro ambientale verso le comunità, pari al 2% dei proventi generati dalla vendita dell’energia. Fermo restando le restrizioni ed i vincoli da rispettare, i piccoli comuni potrebbero beneficiare da queste iniziative e anche molto, inoltre c’è una commissione ministeriale per la Valutazione di Impatto Ambientale, sopra una certa soglia si va al MASE, non c’è bisogno dei comitati spontanei che cercano visibilità, non c’è bisogno della politica, ci sono precise regole da rispettare, che possa piacere o no. Ci sono investitori che prima di presentare un progetto hanno valutato i vincoli, fatto studi, speso soldi, invece vengono sempre presentati dalla stampa come se fossero i padroni di tutto..la cosa è molto più complessa…si valutano i vincoli sulla carta e poi si decide se presentare o meno la richiesta di autorizzazione in base ai vincoli presenti.