
Danni a Tolentino
di Monia Orazi
Una città intera, grande come Tolentino non c’è più. Sono i dati dello spopolamento che ha colpito tra il 2016 e il 2025 (ultimi disponibili), la provincia di Macerata, fotografati dall’Istat. I numeri parlano chiaro: la provincia ha perso quasi 17mila abitanti in meno di dieci anni. Erano 318.921 al 31 dicembre 2016, quando la sequenza sismica dell’estate e dell’autunno aveva già sconvolto il territorio. Attualmente, al primo gennaio 2025, ne restano 302.030. Un calo del 5,3% che segnala un fenomeno di spopolamento strutturale a cui il terremoto ha dato un’accelerazione forte.

Camerino
Sono 55 i comuni della provincia, ma nel 2016 erano 57: Fiordimonte e Pievebovigliana si sono fusi nel nuovo comune di Valfornace, mentre Acquacanina è stata annessa a Fiastra. Di questi, ben 46 rientrano nel cratere sismico. Solo undici ne restano fuori: in pratica la fascia costiera e poco più.
I numeri del cratere sismico sono netti. I comuni inseriti nell’area del sisma contavano complessivamente 183.303 residenti a fine 2016. Al primo gennaio 2025 ne restano 169.486: una perdita netta di 13.817 persone, pari al -7,5%. Una percentuale superiore alla media provinciale.

Ma è nei comuni classificati come “maggiormente colpiti” quelli dell’epicentro, delle macerie, degli sfollamenti totali, che il dato diventa allarmante. Qui la perdita media sfiora il -12,4%. Monte Cavallo, che a fine 2016 contava già appena 133 persone, ne ha oggi 100: ha perso un quarto dei suoi abitanti (-24,8%). Castelsantangelo, il comune simbolo della devastazione, è passato da 273 a 212 residenti (-22,3%). Ussita da 445 a 350 (-21,3%). Valfornace, nato dalla fusione di Fiordimonte e Pievebovigliana, è sceso da 1.045 a 872 (-16,6%). Visso da 1.106 a 926 (-16,3%). Pieve Torina da 1.439 a 1.216 (-15,5%). Tra gli altri comuni maggiormente colpiti, Cessapalombo perde il 15,5% dei residenti (da 504 a 426), Penna San Giovanni il 15,0% (da 1.076 a 915), Sant’Angelo in Pontano il 13,0% (da 1.421 a 1.236). Cali a doppia cifra anche per Gualdo, da 809 a 712 (-12,0%), e San Ginesio, da 3.442 a 3.048 (-11,4%). Sarnano, meta turistica nota per le terme e lo sci, scende da 3.263 a 3.036 (-7,0%): una perdita più contenuta.
Sono numeri che da soli rendono l’idea di comunità che rischiano un forte ridimensionamento demografico. Comuni che prima del sisma erano già fragili, certo, ma la catastrofe del 2016 ha accelerato la riduzione complessiva degli abitanti.

Lo spopolamento non riguarda solo i piccoli borghi dell’Appennino. Tra i comuni del cratere le perdite sono consistenti anche dove la popolazione era più numerosa. Tolentino ha perso 2.274 abitanti, passando da 19.831 a 17.557 (-11,5%). Matelica da 9.870 a 9.072 (-8,1%). Camerino, città universitaria, da 7.007 a 5.984 (-14,6%). San Severino da 12.630 a 11.787 (-6,7%).
Pioraco registra un -18,8%, Gagliole -16,4%, Poggio San Vicino -15,2%. L’emorragia attraversa tutta la fascia collinare e la media valle. Muccia perde il 14,5% (da 910 a 778), Camporotondo il 13,7% (da 541 a 467). Loro Piceno scende da 2.407 a 2.148 (-10,8%), Fiuminata da 1.378 a 1.231 (-10,7%), Colmurano da 1.255 a 1.122 (-10,6%), Caldarola da 1.809 a 1.619 (-10,5%), Apiro da 2.264 a 2.035 (-10,1%). Cali significativi anche per Monte San Martino (-9,9%), Serrapetrona (-9,5%), Petriolo (-9,1%), Urbisaglia (-8,6%), Cingoli che con 856 abitanti in meno passa da 10.289 a 9.433 (-8,3%), e Mogliano (-7,9%). Fiastra, che dal 2017 include anche l’ex comune di Acquacanina, passa da 666 a 607 abitanti (-8,9%).
Perdite più contenute ma comunque negative per Castelraimondo (-6,2%), Pollenza (-5,7%), Corridonia che da 15.461 scende a 14.630 (-5,4%), Ripe San Ginesio (-4,9%), Esanatoglia (-4,8%), Treia (-3,3%). Solo Belforte (-2,1%) e Serravalle (-2,0%) si avvicinano alla stabilità. Sono cali che si spiegano con la convergenza di due fenomeni: da un lato lo spopolamento strutturale delle aree interne, già in atto da decenni, alimentato dalla carenza di servizi, lavoro e infrastrutture, dall’altro l’effetto diretto e indiretto del terremoto, che ha reso inabitabili tanti edifici e ha spinto via famiglie che non sono più tornate.
Dei comuni fuori dal cratere, solo due mostrano segno positivo: Porto Recanati (+29 unità, +0,2%) e Montecosaro (+250, +3,5%). Civitanova perde 362 abitanti (-0,9%) pur restando il comune più popoloso della provincia con 41.889 residenti. Recanati perde 642 abitanti (-3,0%), Montecassiano -438 (-6,2%), Morrovalle -358 (-3,5%). Il capoluogo Macerata, pur nel cratere, registra un calo di 1.624 persone (-3,8%). Perdono abitanti anche Monte San Giusto, da 7.995 a 7.413 (-7,3%), Montelupone da 3.594 a 3.355 (-6,6%), Montefano da 3.506 a 3.284 (-6,3%), Appignano da 4.214 a 4.095 (-2,8%) e Potenza Picena, che nonostante la posizione costiera scende da 15.836 a 15.445 (-2,5%).

Visso
Il dato conferma una tendenza nota: la popolazione si concentra sempre più sulla costa, ma anche qui la crescita è minima, quasi fisiologica, e non compensa la forte diminuzione dell’entroterra.
Un dato che merita attenzione: non tutti i piccoli comuni del cratere calano. Bolognola, il comune più alto delle Marche con i suoi 1.070 metri, è passato da 137 a 149 abitanti (+8,8%). Sefro, nel cuore della valle del Potenza, da 419 a 433 (+3,3%). Numeri piccoli in valore assoluto, ma significativi: sono paesi che, per ragioni diverse turismo, qualità della vita, politiche locali riescono ad attrarre o trattenere residenti anche in un contesto di crisi. Segnali da studiare e, se possibile, da replicare.
È opportuno ricordare che lo spopolamento dei comuni montani maceratesi non è iniziato con il terremoto. Molti di questi borghi perdevano abitanti da decenni, con un trend già evidente nei censimenti del 2001 e del 2011. Il sisma ha agito come un acceleratore, non come causa unica. Distinguere i due fenomeni è fondamentale per impostare politiche di contrasto efficaci: servono interventi sulla ricostruzione, certamente, ma anche e soprattutto sui servizi, sulle infrastrutture, sul lavoro. Senza queste leve, anche gli edifici ricostruiti resteranno vuoti.
Quindi in pratica dove è andata questa gente se nei comuni costieri non è salita la popolazione piu di tanto?! Il mio sogno è vivere a ussita ma se ne parla quando vo in pensione, se non c'è lavoro non mi sposto.
Non interessa a nessuno........
Milena Zucconi parla per te
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Oltre ai fattori analizzati nell’articolo va evidenziato il crollo della natalità. L’Italia ha perso oltre un milione di abitanti nonostante il fenomeno dell’immigrazione. Oggi le nascite sono dimezzate rispetto al dopoguerra e fino agli anni ottanta.
E non pare neanche che si stia andando verso il pochi ma buoni.
A Macerata resta sulo ‘o silenzio
Macerata more adagio, comme nu vecchio
ca se scorda ‘e parole pe’ chiamà ‘e figlie,
duje muorte pe’ nu nascituro, e chesto
se ripete ogni inverno, ogni primavera spenta.
Mille e ottocento criature… manco ‘na voce
nova pe’ riempì ‘e vicule, manco ‘nu strillo
‘e guaglione ca corre ncopp’ ‘a chiazza vuota,
sulo ‘o vento ca ioca cu ‘e persiane rotte.
Trentacinche mila guagliune, ottantuno mille
vecchie ca contano l’anni comme rosario,
indice dujecentotrenta… è ‘na sentenza
scritta ncopp’ ‘a faccia d’ ‘o paese:
nun ce sta cchiù futuro.
L’età media è già quarantotto, quasi nu lutto,
sale adagio, comme lacreme ncopp’ ‘a fotografia
‘e nu tiempo ca rideva cu ‘e criature ‘e mano,
e po’ se ne va, se ne va senza salutar.
Int’ ‘o quarantacinque ce truverimmo a cinquanta e uno,
‘nu paese ‘e nonne ca parlano sulo cu l’eco,
quatto gatte magre, ‘na sedia che dondola sola,
e ‘o ritratto appeso ca guarda e nun dice niente.
A Macerata resta sulo ‘o silenzio ‘e strata,
‘nu pianto senza lacreme, ‘na canzone
cantata pe’ nisciuno, scordata pe’ sempe,
e ‘o core ca batte ancora… ma pe’ che?
Nun turna cchiù, nun turna cchiù nisciuno.
Declino a Macerata
Autunno nero stilla da ‘e case vuote,
muorte doppie ‘e criature, ‘nu silenzio marcio
ncopp’ ‘a terra gialla ca se squaglia adagio.
Corvi strisciano ncopp’ ‘o cielo malato, blu spento.
Milleottocento voci piccerelle se ne vanno,
quattromila croci fioriscono ‘e notte,
sangue freddo ‘e luna ncopp’ ‘e vicule senza fiato,
‘e strade nere portano a ‘nu nulla putrefatto.
Trentacinche mila guagliune pallidi come ossa,
ottantuno mille vecchie ombre ca contano rosari
‘e spine, indice dujecentotrenta d’ ‘na condanna
scritta cu ‘o carbone ncopp’ ‘a fronte d’ ‘o paese.
Età quarantotto, sale come veleno lento,
‘nu veleno d’ ‘autunno ca nun more maje,
int’ ‘o quarantacinque ce truverimmo fantasmi
‘e cinquanta e uno, occhi vuoti, mani bianche.
‘E nonne guardano ‘o crepuscolo senza lagrime,
‘na sedia dondola sola ncopp’ ‘o pavimento crepato,
‘o vento porta odore ‘e mele marce e ‘e cimitero,
e ‘o core batte ancora, ma sulo pe’ marcire.
Nun turna cchiù nisciuno. Solo ‘o silenzio
‘e ‘na terra ca se mangia ‘e figlie soje,
‘nu lamento azzurro e putrido ‘e sera
ca se perde int’ ‘o buio senza fine.