
Antonino Zichichi alla Marcia della pace con a destra don Rino Ramaccioni
di Giulia Sancricca
Antonino Zichichi, uno dei fisici italiani più noti a livello internazionale, è morto a di 96 anni. Anche la provincia di Macerata, e in particolare Recanati, ricorda i suoi interventi nel territorio.
Specializzato nel campo della fisica delle particelle, Zichichi è stato anche un instancabile promotore della cultura scientifica e un protagonista del dibattito pubblico, distinguendosi per la sua dura battaglia contro astrologia e superstizioni, da lui definite come una “Hiroshima culturale”. Zichichi non ha mai nascosto il proprio credo cattolico e ha più volte espresso posizioni critiche nei confronti della teoria darwiniana dell’evoluzione, alimentando discussioni anche accese. Al di là delle polemiche, resta il segno lasciato da uno studioso capace di parlare a pubblici molto diversi, portando la scienza fuori dai laboratori e dentro le piazze e i teatri.

Zichichi durante una conferenza in Comune
Anche la provincia di Macerata conserva il ricordo del suo passaggio. Il fisico fu infatti ospite a Recanati in almeno tre occasioni, intrecciando con la città leopardiana un legame che negli anni ha coinvolto studenti, istituzioni e cittadini. La prima visita risale al 2009, quando tenne la conferenza “Tra scienza e infinito” nell’aula magna del palazzo comunale. L’evento, organizzato dal liceo classico Giacomo Leopardi con il patrocinio del Comune, registrò una grande partecipazione. Il tema dell’infinito divenne per Zichichi il filo conduttore per ripercorrere la storia di quella branca della scienza e della logica matematica che ha tentato di definirne il significato. In quell’occasione sottolineò come Leopardi non potesse immaginare «la potenza dell’infinito fatto di tanti sistemi infiniti che sfuggono alla nostra percezione». Fu anche un momento per ribadire la sua idea rigorosa di ricerca: «La scienza è un’attività senza pietà – disse -, chi sbaglia è perso. Fare scienza vuol dire sapere tutto ciò che accade nel proprio ambito, e per farlo bisogna studiare».
L’anno successivo, nel 2010, Zichichi tornò in terra leopardiana per partecipare alla decima edizione della Marcia della pace Recanati-Loreto, che vide oltre mille persone in cammino. L’iniziativa, ideata e coordinata da don Rino Ramaccioni e organizzata dalla parrocchia Cristo Redentore con numerose associazioni cattoliche e missionarie, aveva come tema “Custodire il creato per costruire la pace”. Tra le testimonianze più attese ci fu proprio quella dello scienziato, che ribadì la propria visione del rapporto tra fede e ricerca: «La scienza è nata nel cuore della religione cattolica. Se fossimo figli del caos non avremmo legami: non c’è scienza se non c’è fede».
Zichichi fece ritorno nella città leopardiana anche nel 2019, in occasione delle celebrazioni per i 200 anni della composizione de “L’Infinito”. Tra il teatro Persiani e Villa Colloredo Mels si alternarono numerosi ospiti del mondo della cultura, tra cui Vittorio Sgarbi, Paolo Crepet, Davide Rondoni, Umberto Bottazzini e Sergio Givone. La presenza del fisico contribuì a dare ulteriore prestigio a un calendario di appuntamenti a ingresso libero che richiamò visitatori da tutta Italia.
Rip
Peccato! Letà non ci non ci fa sconti!
CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA
Nooo mi dispiace tanto Buo viaggio grandissimo Personaggio
Condoglianze alla famiglia
Sono rattristato e penso a questa grande perdita.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati
L’infinito non è uno
Non uno l’infinito, ma schiera muta
di infiniti che l’uno sull’altro preme,
e il più piccolo già ci sovrasta e teme
di non essere abbastanza assoluto.
L’aleph si annida dentro l’aleph, cruda
gerarchia che il cuore non sopporta:
ogni misura è già misura morta,
ogni confine un altro confine elude.
Tu che guardi il silenzio oltre il creato
e cerchi l’Uno che non si divide,
trovi invece scale senza fine alzate.
E l’anima, ferita dal troppo, cade
nel vuoto che non è vuoto, ma grida
d’essere amata ancora, oltre ogni grado.
L’infinito non consola.
È il peso di un amore che non si lascia
abbracciare da un solo sguardo umano.
L’infinito dai molti gusci
Non un infinito nudo, tagliente come lama,
ma infiniti nidificati, uno dentro l’altro,
come conchiglie che il mare ha dimenticato
dentro il silenzio di una conchiglia più grande.
L’aleph è un primo guscio, fragile,
che si apre e rivela un’aleph più morbido,
più profondo, dove il tempo rallenta
e si lascia accarezzare dalla curva del vuoto.
Ogni infinito è una casa senza tetto,
un focolare che non si spegne mai del tutto,
un soffio che si allarga nel petto
e poi si allarga ancora,
finché non siamo più noi a sognarlo,
ma è lui che sogna noi,
da un angolo più vasto,
da un angolo più intimo.
Non c’è vertigine crudele in questa scala:
c’è piuttosto il gesto lento della materia
che si ricorda di essere stata culla,
che si ricorda di essere stata cielo
prima di diventare numero.
E noi, seduti sulla soglia di un aleph qualunque,
sentiamo che l’infinito non ci schiaccia:
ci culla.
Ci culla in infiniti abbracci
che profumano di legna bruciata,
di notte aperta,
di mano che sfiora un’altra mano
senza mai finire di sfiorarla.
L’infinito non è ciò che supera l’uomo.
È ciò che lo invita a sognare più a lungo,
a sognare più dentro,
finché il sogno stesso
diventa l’unico spazio
che respira.
L’Uomo disse di non essere figlio del Caos, ed il Caos si senti parecchio sollevato.
Gli orizzonti nelle tenebre
non parlano e
nel destarsi ascoltano
raccontano…
Buio, che ignori la mia vista,
destati e lasciami donare
gocce d’infinito agli occhi miei,
che possano guardar ancor più lontano
degli angeli immersi nella mente
e stringere breve il mio raccolto
e immaginarlo desto nello spazio
parte di un mistero incontaminato.
Non gridarmi orizzonte l’inconsapevole
ascoltami e
raccontami orizzonte dell’infinito… m.g.
…Moschettieri, vecchia, e non mi pare che ve l’avessi riportata;
niente di che, ma accettabile…ma non con l’accetta, eh!!! gv
Uno dei pochi scienzati che non si è venduto.
Fino alla morte ha sostenuto che il cambiamento climatico è semplicemente dovuto al fatto che il sole è una stella instabile.
La scienza è nata nel cuore della religione, ma Galileo, chiamato dal tribunale dell’Inquisizione, dovette abiurare dichiarando falsa la teoria copernicana – secondo la quale la Terra gira attorno al Sole.