Giardini Diaz riaperti sotto la pioggia,
Renna: «Contano i risultati, non i tempi.
Manutenzione verde? Mancano i soldi»
MACERATA - Inaugurato nonostante il maltempo il restyling dell'area verde atteso da mesi. Scelti materiali drenanti per evitare ristagni di acqua ma anche per ridurre la manutenzione. L'assessore: «Siamo passati da 27 giardinieri a 5, non abbiamo i fondi». Il sindaco Sandro Parcaroli: «Dopo i lavori sembrano più grandi»

La riapertura dei Giardini Diaz
di Marco Ribechi (foto di Fabio Falcioni)
Inaugurazione bagnata, inaugurazione fortunata. Chissà se il maltempo porterà davvero bene al nuovo restyling dei Giardini Diaz di Macerata, riaperti questo pomeriggio alle 16 in condizioni meteo di abbondanti precipitazioni. L’opera di riqualificazione, a sua volta coperta nelle ultime settimane da una pioggia di polemiche (leggi l’articolo), era iniziata il 3 febbraio 2025 con una prima previsione di riapertura fissata per il 30 aprile e evidentemente disattesa. I tempi, dilatati inizialmente per la pioggia primaverile, poi per il sopraggiungere di lavori non previsti, si sono conclusi solo negli ultimi giorni, con circa sette mesi di ritardo sulla tabella di marcia e con l’area del laghetto interdetta al pubblico e non ancora ultimata.

La benedizione del vescovo Nazzareno Marconi
Nonostante ciò l’amministrazione maceratese, rappresentata dal sindaco Sandro Parcaroli e dagli assessori Paolo Renna, Riccardo Sacchi e Andrea Marchiori, accompagnati anche dal vescovo Nazzareno Marconi, si dichiara estremamente soddisfatta del lavoro svolto, minimizzando sulle tempistiche e enfatizzando invece sull’esecuzione. «Credo che più che i tempi siano importanti i risultati – sottolinea l’assessore Paolo Renna, responsabile dell’intervento – il Pnrr se da un lato è un’iniezione di fondi dall’altra ha congestionato il lavoro delle ditte e vediamo come tanti cantieri anche privati siano in ritardo. Inoltre sono stati svolti alcuni interventi straordinari che hanno allungato le tempistiche, come la sostituzione delle piante e il ripristino delle sottofondazioni. Abbiamo voluto inaugurare oggi nonostante la pioggia proprio per restituire appena possibile il polmone verde alla città senza perdere ulteriore tempo».

L’area del laghetto ancora interdetta
Pioggia che ha comunque permesso di mettere in evidenza la capacità drenante dei nuovi vialetti che hanno sostituito la precedente ghiaia con un nuovo fondo che impedisce il ristagno dell’acqua piovana. «Un altro aspetto su cui siamo intervenuti è il miglioramento dell’illuminazione – prosegue Renna – poiché ci sono arrivate molte segnalazioni di persone che di notte avevano paura a frequentare il parco. Ora è possibile vedere con facilità a 360 gradi».

I nuovi vialetti drenanti
Altri evidenti interventi hanno riguardato lo stemma di Macerata, una volta adornato con fiori e piante ornamentali e oggi composto da materiali artificiali, e l’area giochi dei bambini.
«Purtroppo non abbiamo più i soldi per effettuare la manutenzione del verde in città – spiega Renna – siamo passati dai 27 giardinieri a solo cinque che devono pensare a tutto. Per questo abbiamo preferito creare spazi che abbiano bisogno della minima manutenzione possibile. Per quanto riguarda l’area giochi abbiamo seguito le indicazioni del consiglio dei bambini che volevano giochi nuovi, colorati e inclusivi. Dal mio punto di vista abbiamo fatto un ottimo lavoro ma sarà la cittadinanza a giudicare».

Il sindaco Sandro Parcaroli
I lavori, dal costo complessivo di circa 509mila euro, hanno anche previsto l’abbattimento di 34 piante malate sostituite da altre 35, la sostituzione delle panchine in legno, il ripristino del roseto e del giardino sensoriale, come nel progetto originale. «Per il ripristino abbiamo seguito il progetto del 1997» conclude l’assessore Renna. Soddisfazione anche da parte del sindaco Sandro Parcaroli che aggiunge: «Sinceramente l’impressione che ho da questi nuovi lavori è che i giardini sembrano addirittura più grandi – chiosa il primo cittadino – inoltre possiamo vedere che sono fruibili anche durante una grande pioggia».

Il vescovo Nazzareno Marconi con gli assessori Paolo Renna responsabile del progetto, Riccardo Sacchi e Andrea Marchiori




Claude Debussy, Jardins sous la pluie:
https://www.youtube.com/watch?v=7j4SbnjbsfM
Ci sono gruppi su facebook di sinistra che cercano di screditare Macerata con video e foto…semplicementi vergognosi, alle prossime elezioni Comunali diamogli una lezione seppelliamoli sotto una valanga di voti..
Certo che nel silenzio, sotto la pioggia, assieme all’alto prelato, d’un funerale dell’opera pubblica sembrerebbe l’afflato.
Per cinque anni il sindaco non si è fatto scappare un solo evento senza la sua amata fascia tricolore, sempre pronto al selfie come fosse il testimone olimpico. Poi arrivano i giardini pubblici — opera trascinata per mesi, tra critiche sui tempi e materiali che hanno fatto discutere — e, guarda caso, la fascia sparisce proprio il giorno dell’inaugurazione. Proprio lui, che ci si avvolgeva quasi. Mi sa tanto di abdicazione anticipata Per fortuna almeno il vescovo la sua l’ ha indossata..
Se , prima di procedere a questi lavori, l’amministrazione avesse chiesto ad un campione di maceratesi quali miglioramenti avrebbero voluto vedere nei Giardini Diaz e’ probabile che nemmeno uno su cento avrebbe chiesto “fruibili durante una grande pioggia”. Magari la stessa percentuale che avrebbe reclamato un collegamento pedonale fra Villa Potenza e Montanello .Scelte quindi che appaiono poco comprensibili e che sono costate però milioni di soldi pubblici , e l’occasione persa pesa ancora di più).
La vera domanda da porsi sull’opera è: perché inaugurarlo se non è finito?
Tutta la parte del laghetto interdetta perché non terminata, le aiuole, quelle vere, più aride e spelacchiate della testa mia, i soldi per la manutenzione non ci sono, è arrivato l’inverno, perché tutta sta fretta?
Se le tempistiche non contano (caxxata clamorosa) non si poteva prima di inaugurarlo renderlo un pò più gradevole? Anche solo per le foto.
Ricorda molto l’inaugurazione del campo dei pini, la prima, inaugurato la mattina richiuso, per altri lunghi mesi, il pomeriggio.
Non sarà che c’entra qualcosa Cicarè e compagni?
Parcaroli, i Giardini Diaz, Musicultura, la chiusura del mattatoio solo per dire gli ultimi tre che perlomeno leggo qui. Dare le dimissioni non è mica un dramma. Del resto un lavoro ce l’hai, sei leghista e quindi che c’entri con Macerata, non mi sembra che ricevi da qualche tempo molti consensi, anzi…. Non hai ricevuto, penso, esposti come qualche tuo collega che prima o poi sulla gogna ci dovrà finire per forza, non si può sfuggire al Determinismo… ecc. ecc. ecc.
Amministrazione (forse) ridicola?! Mah..
Bartolò… i nuovi ‘giardini’ sono un obbrobrio, e non servono le foto per capirlo: dal vivo fanno ancora più pena.
Hanno speso quasi un milione per rovinare un posto che era bello, e tu ancora parli di ‘seppellire la sinistra coi voti’?
Forse sarebbe meglio se iniziassi a seppellire le scemenze che spari ogni volta, perché sono quelle che fanno davvero danni.”
Mentre mi domando a chi possa stare a cuore una bella passeggiata con il freddo sotto una pioggia battente, mi incuriosiva la sottolineatura del sindaco a cui tutto appare – dopo – più grande: a San Giovanni, la cupola gli ricordava quella di San Pietro. Qui i Giardini gli evocano, forse, quelli di Villa Borghese. Indubbiamente ha dell’ottimismo.