La chiesa è rock ad Urbisaglia:
Bob Dylan e il violino di Rivera
“bussano alle porte del paradiso”

EVENTI - La storica violinista del più grande cantautore della storia della musica si è esibita nella chiesa di San Lorenzo gremita di spettatori. Un concerto che, sulle ali della spiritualità, ha saputo unire sacro e profano in una notte indimenticabile

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Il concerto di Scarlet Rivera nella chiesa di San Lorenzo a Urbisaglia

di Marco Ribechi (foto di Massimo Zanconi)

Scarlet Rivera incanta Urbisaglia, concerto memorabile nella chiesa di San Lorenzo con un pensiero alla California. È stato un evento che rimarrà a lungo nella memoria dei fortunati presenti quello andato in scena ieri pomeriggio nel borgo del maceratese, all’interno di una suggestiva quanto singolare cornice.

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Scarlet Rivera

Nella chiesa di San Lorenzo, circa un’ora dopo la messa pomeridiana della domenica, hanno risuonato le note e le parole di uno degli storyteller monumentali della storia della musica mondiale: il premio Nobel per la letteratura del 2016 Bob Dylan. A presentare una selezione dei suoi brani più famosi, accompagnata dallo strumento che ormai da oltre 50 anni è diventato il suo compagno di vita, la violinista Scarlet Rivera, scoperta nel Greenwich Village di New York proprio dallo stesso Dylan. Un incontro molto famoso nella storia del rock, raccontato anche da Martin Scorsese in “Rolling Thunder Review”.

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La slide guitar di Alex Valle

Nella serata di ieri una parte di quella generazione musicale rivoluzionaria è approdata, a titolo gratuito, ad Urbisaglia, riempiendo il luogo del concerto di spettatori ed emozioni da pelle d’oca. A dare i brividi, oltre alla particolarità dell’ambiente, è stato il carisma della stessa Rivera che ha saputo coniugare in maniera esemplare la sacralità del luogo con la musica profana di Dylan, che comunque in tutta la sua produzione ha sempre cercato attraverso un approccio molto spirituale significati e risposte che andassero ben oltre il sentire ordinario.

Dopo un leggero ritardo dovuto alla folla di gente accorsa al concerto, parte della quale non ha potuto trovare purtroppo posto tra gli inginocchiatoi della chiesa, l’atteso evento ha avuto inizio sulle note di “Series of Dreams” scritta per l’album Oh Mercy ma non pubblicata. Fin dalle prime note è subito magia con il violino di Rivera accompagnato dal polistrumentista Riccardo Maccabruni (chitarra, fisarmonica e tastiere), da Alex Valle alla slide guitar, già chitarrista di Lucio Dalla e De Gregori e da Fulvio Renzi al secondo violino. I due brani successivi, Sacred Wheel e Dust Bowl, sono invece una produzione originale di Rivera che negli anni ha inciso vari dischi parallelamente all’attività con Dylan scoprendosi però solo più recentemente come cantante.

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Riccardo Maccabruni

Con Forever young si ritorna a Dylan e qui si apre una serie di successi universalmente conosciuti che, in alcuni momenti, sollecitano il pubblico a tenere il tempo con le mani e cantare i ritornelli più famosi. È il caso di Knockin’ on Heaven’s Door, Like a Rolling Stone, Blowing in the wind e One more cup of coffee. «Visto il meraviglioso posto dove ci troviamo – spiega sul finale del concerto Rivera – vorrei dedicare una preghiera a Los Angeles e alla California, devastate dal drammatico incendio». Come preghiera risuonano le parole di Not Dark Yet, un brano dedicato proprio all’oscurità. Resta il tempo per una chicca tutta speciale, il pezzo di Fabrizio De André Hotel Supramonte che la stessa Rivera ha tradotto e riarrangiato per il pubblico anglofono. I presenti però non sono ancora sazi e, nonostante l’ora tarda, chiedono il bis che puntualmente arriva con il brano più emblematico della presenza del violino nella produzione di Dylan: è Hurricane, dedicata alla storia del pugile Rubin Carter vittima di pregiudizi razziali. Il matrimonio spirituale tra sacro e profano è quindi compiuto in una notte in cui ogni divisione è crollata sulle note di canzoni in grado di parlare al cuore di tutti gli esseri umani.

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Don Fabio

Artefice del piccolo miracolo maceratese è lo straordinario Don Fabio che, per nulla intimorito dalla sfida, ha deciso di mettere a disposizione la sua parrocchia in quanto spazio al chiuso più grande del paese. Dal suo sorriso soddisfatto e dal suo desiderio di immortalare i presenti col suo cellulare emerge quindi una vicinanza della chiesa anche agli aspetti forse più triviali dell’esistenza ma che, allo stesso tempo, sono in grado di veicolare le emozioni più forti e sincere. Miracolo che però non è sempre destinato a compiersi  in tutte le città della provincia, considerando che quest’estate proprio nel capoluogo si è assistiti alla inspiegabile censura di un video mapping sulla facciata esterna della chiesa di San Giovanni, le cui cause e ragioni non sono mai state spiegate fino in fondo ai cittadini (leggi l’articolo). Ognuno ha i propri santi e, per fortuna dei cittadini di Urbisaglia, anche dei suoi parroci moderni e coraggiosi.

 

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Fulvio Renzi

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Alex Valle

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