«Unici in Italia a recuperare metalli rari,
ma ci credono un’industria insalubre
e non troviamo personale»
MACERATA - Nel suo stabilimento di Piediripa, la Orim recupera materiali preziosi dall'industria petrolchimica, dalla lavorazione dei catalizzatori e persino dai freni delle auto: una perla del sistema della cosiddetta "economia circolare" che sconta una brutta reputazione. L'ad Alfredo Mancini: «Cerchiamo tecnici e periti che abbiano voglia di lavorare, non di fare i professori: ma qui le opportunità non mancano»

Alfredo Mancini, ad e fondatore di Orim
di Marco Pagliariccio (foto di Fabio Falcioni)
Si può essere un’azienda unica nel suo genere in Italia, una delle pochissime in Europa, in un settore all’avanguardia come quello del recupero delle materie prime critiche (ovvero metalli come vanadio, cobalto, molibdeno, tungsteno, rame, ecc…) e avere difficoltà nel reperire risorse umane da inserire? È il paradosso in cui vive la Orim, impresa di Piediripa che dà lavoro a una sessantina dipendenti e che rappresenta un vero gioiello della cosiddetta “economia circolare”.

Un’azienda che dal 2010 ad oggi ha lavorato qualcosa come 406mila tonnellate di rifiuti, recuperando materiali che poi vengono reimmessi sul mercato per gli utilizzi più disparati. Si recuperano oro, argento e platino partendo dai prodotti dell’industria fotografica e petrolchimica, dai rottami elettronici e dall’industria galvanica; dalla lavorazione dei catalizzatori si recuperano prodotti per le fonderie e le acciaierie e i sali metallici di vanadio, molibdeno, nichel, cobalto e altro. Dalle pasticche dei freni usurate si recuperano leghe di rame. «Purtroppo però la nostra immagine è quella di un’industria insalubre, che semplicemente smaltisce rifiuti speciali, quando invece il nostro lavoro è molto più complesso e soprattutto cruciale proprio nell’ottica, sempre più importante, di recuperare invece di consumare – spiega l’amministratore delegato dell’azienda, Alfredo Mancini – paradossalmente abbiamo più estimatori e siamo più conosciuti fuori dalla provincia o dalle Marche che non qui, ma questo è un problema anche per andare a reperire persone che vogliano lavorare qui. E di opportunità ce ne sarebbero di ogni tipo».

Tecnici, dirigenti, ingegneri, le possibilità non mancano in un campo in cui le possibilità sono molteplici. «Molti pensano che ci occupiamo solo di rifiuti perché è la cosa più semplice da comprendere, il resto della nostra attività è un po’ più complessa – prosegue Mancini – il molibdeno, il vanadio, sono materiali essenziali per la realizzazione dell’acciaio inossidabile: noi ne produciamo a tonnellate. La nostra attività è variegata a molto importante e quindi ha bisogno di forze. Oggi se chiamo qualche ragazzo e gli dico che deve maneggiare qualche rifiuto, anche perché sennò poi non ci si rende conto di ciò con cui si ha a che fare, non lo fa perché pensa che dovrà farlo a mani nude e non con tutte le dovute precauzioni. Noi abbiamo a che fare ogni giorno con materiale pericolosi: nessuno si lava le mani con la benzina. Stiamo cercando nell’immediato almeno 2-3 tecnici, preferibilmente ingegneri chimici ma non a tutti i costi, che abbiano voglia di lavorare per davvero, non di fare i professori. Ma non si trovano. Per la catena di idrometallurgia siamo costretti a lavorare su due turni, 6-14 e 14-22, anziché tre perché non ci sono persone disponibili».

«Siamo pronti ad accogliere periti chimici e industriali, anche alla prima esperienza – fa eco Giacomo Mariani, responsabile del sistema di gestione integrato – vanno benissimo anche ragazzi giovani appena diplomati, l’importante è che abbiano voglia di lavorare e di formarsi qui dentro al fianco di professionisti del nostro settore».

Alfredo Mancini e alle sue spalle Giacomi Mariani, responsabile del sistema di gestione integrato
Festeggiate con i cittadini il Natale con un tavolo con su disegnata la tavola periodica degli elementi (tavola di Mendeleev). Potrebbe funzionare.
https://it.wikipedia.org/wiki/Tavola_periodica_degli_elementi
Grande imprenditore e grande uomo!!!