«Il no allo streaming del Consiglio?
La democrazia non si pratica
con un cellulare in mano»
POLLENZA - Il sindaco Mauro Romoli replica alle accuse dell'opposizione: «La scarsissima partecipazione dei cittadini all'assise non credo sia dovuta alla mancata trasmissione in streaming, ma ad un disinteresse generalizzato ed ad una pigrizia che, per come ho sempre inteso io la politica e l’impegno civico, vanno combattuti proprio alzandosi dal divano di casa»

Il sindaco Mauro Romoli
«Io e la mia squadra crediamo che la trasparenza e l’attività amministrativa vadano praticate parlando con le persone, vivendo il nostro paese, partecipando alle iniziative che vengono organizzate, insomma immergendosi in quella società da cui si proviene e da cui abbiamo tratto quella legittimazione popolare per amministrarla, un privilegio ed una responsabilità che intendiamo portare avanti non facendoci distrarre da polemiche inutili». Così il sindaco Mauro Romoli replica alle critiche del gruppo di opposizione “Pollenza al centro” dopo il no della maggioranza alla proposta di trasmettere le dirette streaming del Consiglio comunale.
«Il capogruppo Laura Sestili come al solito, riporta solo ciò che le fa comodo e questa ho già capito essere una costante ed un metodo, nonostante siano passati solo poco più
di tre mesi dall’insediamento del nuovo consiglio comunale – inizia il sindaco – Diverse sono state le motivazioni che mi hanno spinto ad esortare la maggioranza dei consiglieri comunali a votare di no come poi è avvenuto e le vorrei elencare qui di seguito. Il consiglio comunale di Pollenza storicamente viene sempre svolto in orario serale quando la stragrande maggioranza della popolazione avrebbe possibilità di partecipare di persona, la scarsissima partecipazione (sempre decrescente negli anni) che in 20 anni di esperienza ho dovuto constatare non credo sia dovuta alla mancata trasmissione in streaming, ma ad un disinteresse generalizzato ed ad una pigrizia che, per come ho sempre inteso io la politica e l’impegno civico, vanno combattuti proprio alzandosi dal divano di casa e partecipando attivamente, la democrazia si pratica con la fatica quotidiana, non con un telecomando o con un cellulare in mano. Tutti i consigli comunali di Pollenza vengono registrati e le discussioni, al netto di parolacce, espressioni ingiuriose o frasi che non si capiscono, vengono trascritte fedelmente in dei verbali che vengono pubblicati sul sito internet del Comune qualche giorno dopo che il consiglio comunale si è svolto: anche in questo caso i dati sui click ricevuti da queste pagine del sito internet restituiscono purtroppo un giudizio impietoso a conferma del punto uno, purtroppo nessuno consulta questi verbali».
«Il costo di un sistema di diretta streaming – aggiunge Romoli – è di qualche migliaia di euro l’anno, solo dei dilettanti alle prime armi possono pensare che si possa effettuare una diretta Facebook per riprendere e trasmette una riunione di un consiglio comunale ufficiale che necessita invece di precisi accorgimenti e l’adozione di specifici criteri, l’amministrazione da me guidata preferisce risparmiare questi soldi per destinarli a cose ritenute più importanti per la popolazione. Infine ho motivato il mio rifiuto spiegando che non voglio che il consiglio comunale venga percepito come l’ennesimo talk show televisivo di basso livello a cui un cittadino passivamente assiste, è un fatto che davanti ad una telecamera ognuno è spinto a dare il peggio di sé, lo dimostrano anni di dirette streaming di politica nazionale e locale dove la qualità degli interventi e dei personaggi è sempre peggiorata, credo che la moda dello streaming sempre e dovunque favorisca solamente chi vuol lanciare messaggi semplicistici e populistici, nel mio piccolo non ho certo l’ambizione di invertire questa tendenza, ma sicuramente non sarò io ad assecondare quello che ritengo l’ennesimo scadimento dei consessi istituzionali, sacrificati sull’altare di una trasparenza che mai come in questo caso sarebbe solo di facciata».
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Anche un Pericle non avrebbe certo autorizzato la trasmissione in streaming di un Consiglio dei 500 con gli ateniesi a guardarlo dal divano di casa come se fossero percettori di reddito di cittadinanza.
Ma se può esistere una determinata modalità nell’ascoltare le sedute del consiglio comunale perché non utilizzarla? Che importa se sono in pochi a farne uso? E poi come si fa a dire che sono in pochi?
Lo streaming è utile, costi permettendo, ma non va frainteso. In alcuni consigli chi interviene sembra interessato più a rivolgersi al pubblico a casa che a confrontarsi con l’assemblea. L’occhio della telecamera dovrebbe essere uno strumento di trasparenza e di conoscenza e non qualcosa che altera profilo istituzionale ed equilibri dei consigli comunali. Comunque la democrazia, in specie quella liberale, non deve demonizzare la tecnologia ma anzi immaginare nuove forme e applicazioni. Certo, sullo sfondo resta la vera questione del confronto tra politica e tecnica.