Il collettivo “Studio azzurro” a Macerata:
la mostra diventa un’immersione
(Foto/Video)

CULTURA - Inaugurata al Mercato delle erbe l'esposizione dello storico gruppo che ha rivoluzionato il rapporto tra immagine, tecnologia e partecipazione dello spettatore. Roberto Perna (PlayMarche): «La tecnologia si trasforma in arte e viene riportata in una dimensione umanistica»

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La presentazione della mostra
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Il taglio del nastro della mostra “L’immagine in movimento – Studio Azzurro”

di Alessandro Vallese (foto di Fabio Falcioni)

La tecnologia come linguaggio artistico, la videoarte come strumento per raccontare il presente e uno dei collettivi più influenti della scena contemporanea italiana protagonista a Macerata. È stata inaugurata oggi al Mercato delle Erbe la mostra “L’immagine in movimento – Studio Azzurro”, progetto espositivo realizzato da Studio Azzurro in collaborazione con PlayMarche, con il sostegno dell’Università di Macerata e del Comune. L’esposizione, visitabile fino al 29 novembre, ripercorre alcuni dei momenti più significativi della ricerca di Studio Azzurro, realtà che dagli anni Ottanta ha rivoluzionato il rapporto tra immagine, tecnologia e partecipazione dello spettatore attraverso videoinstallazioni, ambienti interattivi e opere immersive.

All’inaugurazione erano presenti diversi componenti della neo costituita giunta comunale: il vicesindaco Francesca D’Alessandro e gli assessori Lorella Benedetti, Riccardo Sacchi, Andrea Marchiori, Pierfrancesco Tasso e Giuseppe Romano. Con loro anche il presidente di PlayMarche Roberto Perna e l’amministratore delegato Michele Spagnuolo.

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Gli assessori Benedetti, Marchiori, D’Alessandro, Tasso e Sacchi

«Abbiamo sempre studiato e apprezzato i lavori di Studio Azzurro e li abbiamo sempre cercati in giro per l’Italia – ha spiegato Michele Spagnuolo –. Ci siamo conosciuti prima a Firenze e poi qui a Macerata in occasione del dottorato ad honorem conferito dal sistema accademico cittadino. Da quell’incontro è nato il progetto che oggi prende forma in questa mostra».

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Michele Spagnuolo, amministratore delegato PlayMarche

Un percorso che per PlayMarche rappresenta anche una riflessione sul rapporto tra innovazione e cultura. «L’utilizzo della tecnologia in questo caso non è un fine ma uno strumento – ha dichiarato il presidente Roberto Perna –  La tecnologia si trasforma in arte e viene riportata in una dimensione umanistica. Questo luogo può diventare uno spazio in cui creare e valorizzare l’arte utilizzando linguaggi diversi».

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Roberto Perna, presidente PlayMarche

Per il vicesindaco Francesca D’Alessandro la mostra si inserisce pienamente nella vocazione culturale della città: «Macerata è l’Atene delle Marche e guarda all’arte come a un mezzo per avvicinare la cultura ai nuovi strumenti tecnologici. Mettere in dialogo questi due mondi è particolarmente interessante per una città con una forte tradizione culturale e universitaria. È una mostra che può coinvolgere molti studenti e le nuove generazioni».

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Il vicesindaco Francesca D’Alessandro

Sulla stessa linea l’assessore alla Cultura Lorella Benedetti: «Si tratta di un’iniziativa singolare per Macerata. Una forma artistica particolare che nasce dalla tecnologia e che aiuta il visitatore non soltanto a osservare le opere ma quasi a entrarci dentro».

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L’assessore alla cultura Lorella Benedetti

A raccontare la genesi del progetto è stata Laura Marcolini, della direzione artistica di Studio Azzurro. «La scintilla è scoccata fin dall’inizio. Avevamo questo progetto nel cuore da tempo e PlayMarche ci ha offerto l’occasione giusta per sperimentarlo. Raccontare storie ed esplorare il linguaggio del video sono da sempre al centro del nostro lavoro».

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Laura Marcolini, direzione artistica Studio Azzurro

Ha spiegato come tutto sia nato dal conferimento del dottorato nazionale ad honorem da parte dell’Accademia di Belle Arti. «Quando siamo venuti a Macerata abbiamo conosciuto Michele Spagnuolo e PlayMarche, che ci hanno proposto di immaginare una mostra per questo spazio. In pochi mesi siamo riusciti a realizzare un percorso con una caratteristica particolare: parte dalle primissime testimonianze di Studio Azzurro, quando la ricerca era fortemente legata alla fotografia oltre che al video».

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La mostra si apre con materiali provenienti dalle prime esperienze del collettivo e con opere realizzate negli anni Ottanta nell’ambito del Centro di Documentazione di Palazzo Fortuny a Venezia. Fotografie, video e documenti raccontano l’evoluzione di una ricerca che ha progressivamente superato i confini dello schermo per trasformare l’immagine in un ambiente da vivere. Uno degli aspetti più originali dell’allestimento riguarda il tema della “bottega”. «A un certo punto ci hanno ribattezzato ‘bottega rinascimentale’ – racconta Marcolini – per la nostra capacità di coinvolgere collaboratori e giovani ricercatori in tutto il processo creativo. Abbiamo voluto che questa idea emergesse chiaramente nel percorso espositivo».

Da una parte dello spazio trovano posto tre celebri opere riprodotte in scala 1:10, tra cui “Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg)”, considerata una delle creazioni più iconiche di Studio Azzurro. Dall’altra sono invece presenti installazioni in scala reale come “Il giardino delle cose”, “Il combattimento di Ettore e Achille” e “Dove va tutta ‘sta gente?”, quest’ultima proposta in una versione adattata agli spazi del Mercato delle Erbe.

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“Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg)”

Il percorso culmina in una sala immersiva dedicata al Mar Mediterraneo e all’opera “Il colore dei gesti”. Sei schermi, una composizione sonora originale e una serie di oggetti evocano le tappe di un lungo viaggio compiuto dal collettivo lungo le coste del mare nostrum. «È una sintesi poetica della nostra passione per il Mediterraneo – spiega Marcolini –. In quel percorso abbiamo scoperto un grande patrimonio di saperi artigiani e una sorta di lingua comune che attraversa popoli e culture diverse».

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La sala immersiva dedicata al Mar Mediterraneo

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