Sordo dall’infanzia,
diventa professionista di D&I:
«Nell’unicità ritroviamo l’equilibrio»

LA STORIA - Il 51enne di Civitanova Daniele Regolo, papà e velista, Diversity & Inclusion Ambassador per OpenJobMetis, ha presentato il suo libro alle Muse di Ancona, incalzato dall'attrice e formatrice Alessandra Faiella. Raccontate le esperienze inclusive delle aziende Simonelli Group e Cbf Balducci

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Daniele Regolo ha presentato il suo libro alle Muse di Ancona

di Alessandra Pierini

Genitore, velista, professionista, esperto di diversità ed esclusione e sordo dalla primissima infanzia.

Così Daniele Regolo, 51 anni, di Civitanova, Diversity e inclusion ambassador di OpenJobmetis, si è descritto al teatro Le Muse ad Ancona dove ha presentato il suo libro “La formula dell’unicità. Un nuovo percorso verso l’inclusione”, un saggio su come D&I stanno entrando nella società e nelle aziende, ma basato sulla sua esperienza sul campo, a partire dall’infanzia, passando per gli anni dell’università e soprattutto dopo la laurea.

«L’80% di quello che sono riuscito a fare lo devo alla mia sordità» ha detto l’autore raccontando poi come non è stato scontato diventare un professionista dell’inclusione: «Non basta avere una disabilità per essere esperti di D&i».

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Da sinistra Giacomo Giuliani, Alessandra Faiella, Daniele Regolo e Manuela Feliziani

«Spesso la disabilità diventa il cento per cento di una persona – ha detto – ma non è affatto così. Io ho nascosto a lungo la mia sordità, mi vergognavo di essere etichettato e giudicato.

Quando ho capito che dovevo lavorare sul creare i presupposti per cambiare la percezione del mondo, io mi sono aperto e il mondo è cambiato. Si parla talento e meritocrazia, se io sono in grado di partecipare al gioco poi posso vincere o meno.

Ho capito che per giocare la mia partita (in azienda come nella vita) dovevo ottenere pari condizioni di partenza. Poi il risultato sarebbe dipeso da me».

Ad incalzarlo e intramezzare il suo racconto Alessandra Faiella, attrice, scrittrice e formatrice, nota al grande pubblico per aver calcato il palco di Zelig e di Tedx che con momenti di spettacolo e performance sui temi delle pari opportunità in ogni ambito ha fatto ridere, a tratti amaramente, i tanti presenti in sala, nonostante la pioggia battente e l’allerta meteo incombente su Ancona.

Riguardo al titolo del suo libro, Regolo ha precisato: «Il termine unicità lo hanno pensato le colleghe del marketing e mi è sembrato quanto di più appropriato.

Nel nostro Paese i budget per diversità e inclusione cominciano a diminuire, il paradosso sta nel fatto che invece dare opportunità deve essere alla base della coesistenza. Non è possibile che la diversità sia un tema divisivo perché solo se tutti abbiamo la stessa possibilità. Con la parola unicità ritroviamo l’equilibrio tra i termini disabilità e inclusione».

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Alessandra Faiella

Lo scopo del libro: «Nasce, non ai convegni, ma in ciò che accade tra tavoli e buffet, quando si conoscono storie incredibili. Con questo libro, ho voluto restituire dignità alle aziende dopo che ho collezionato umiliazioni su umiliazioni. Il mondo delle aziende ha fatto grandi passi in avanti ma anche il mondo fuori deve farlo».

Proprio due aziende marchigiane sono state protagoniste di un secondo momento dell’incontro dedicato alle buone pratiche, la Simonelli Group di Belforte e la Cbf Balducci di Montecassiano.

E’ stata Manuela Feliziani, sustainability advisor di Simonelli Group
, a ripercorrere la storia della nota azienda che produce macchine da caffè e il forte legame col territorio: «Noi nelle Marche siamo mosche bianche, abbiamo undici filiali nel mondo ma è a Belforte che devono venire per conoscerci davvero».

L’azienda dedica grande importanza ai temi legati a disabilità e inclusione: «Una volta abbiamo fermato l’intera azienda per quattro ore di lezione sulla sostenibilità. Avremmo potuto fare a scaglioni ma abbiamo voluto essere tutti insieme nello stesso momento. Siamo molto attenti all’equità, alla parità ma anche al  linguaggio inclusivo perché l’azienda è convinta che ci sono modi e modi per rivolgersi alle persone».

regolo_ancona-5-299x400E’ emerso poi il discusso tema delle certificazioni, il ricorso alle quali è molto spesso legato a mode del momento ma soprattutto a sgravi contributivi che determinano.

«Non è così alla Cbf Balducci – spiega Giacomo Giuliani, nelle human resource della Cbf – Le nostre dipendenti sono per la maggior parte donne e noi siamo diventati società benefit nel 2024 e abbiamo anche la certificazione per la parità di genere. Un percorso fatto con convinzione e impegno. Evitiamo etichette in azienda e vogliamo che sia così anche nelle case».

Infine le barriere linguistiche e culturali: «In azienda siamo una piccola comunità ma quando abbiamo aperto un sito produttivo in Albania abbiamo capito le enormi difficoltà nel comunicare, non solo per la lingua diversa ma proprio per modi di fare e di essere. Da un paio di anni, lavora con noi una ragazza madrelingua e tanto è bastato per abbattere quelle barriere che neanche conoscevamo».

 

 

 


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