«Il presidente del Consiglio ci ha zittite,
il nostro esposto in mano al prefetto»

TOLENTINO - Le tre consigliere Silvia Luconi, Silvia Tatò e Monia Prioretti denunciano l'atteggiamento tenuto nell'ultimo Consiglio comunale da Alessandro Massi: «Vogliamo essere di esempio per tutte le donne»

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Le consigliere Monia Prioretti, Silvia Luconi e Silvia tatò

di Francesca Marsili

A seguito delle parole pronunciate dal presidente del Consiglio di Tolentino Alessandro Massi Gentiloni Silverj che nell’ultima assise consiliare ha intimato alla consigliera di minoranza Silvia Luconi di stare zitta, alla collega Monia Prioretti di fare silenzio e inibito la consigliera Silvia Tatò di replicare, le tre hanno presentato un esposto al Prefetto di Macerata Isabella Fusiello. «Ci sentiamo di denunciare l’episodio e segnalare l’atteggiamento del presidente del Consiglio per essere di esempio a tutte le donne per dimostrare che denunciare si può e si deve – premettono in una nota stampa -. Teniamo a precisare che questo è il terzo che lo stesso presidente riceve per via del suo atteggiamento in Consiglio comunale – precisano in una nota stampa -. A nostra memoria, mai è accaduta una cosa simile, almeno negli ultimi dieci anni dove anche noi siamo state forza di governo e dove si sono avvicendati ben cinque presidenti del Consiglio. Errare è umano – premettono – siamo le prime a dirlo. Infatti chi in passato ha sbagliato ha addirittura fatto un passo indietro, pur scusandosi». Il riferimento è ad una vicenda del 2022, quando l’allora presidente del Consiglio Carmelo Ceselli, dopo aver pronunciato parole non consone ad un assise comunale rivolgendosi alla consigliera di minoranza Anna Quercetti, si dimise. «Certamente non è più tollerabile un voler tentare continuamente di passare da vittima anche quando lo sbaglio è macroscopico e sinceramente ci aspetteremmo un atteggiamento più maturo e consapevole da chi si erge a punto di riferimento della maggioranza – chiosano le tre consigliere di opposizione di centrodestra – .

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Alessandro Massi durante il Consiglio

L’esposto è a tutela della nostra figura di donne prima, ma anche e soprattutto di Consiglieri comunali e quindi Istituzioni, seppur in ruoli di minoranza. Lo abbiamo fatto anche a tutela di tutte le altre donne, affinché non passi il messaggio che “tanto non succede niente” “Troiani a Civitanova c’ha 20 esposti e mi pare che sta ancora lì” – aggiungono riprendendo le parole pronunciate dallo stesso presidente Massi dopo la bagarre scoppiata in consiglio -. Affermazione che riteniamo gravissima sia per il contenuto sia anche per il fatto che sia stata pronunciata proprio da un’istituzione, la seconda carica della città come lui stesso ama definirsi, e come di fatto è. Abbiamo deciso nonostante il presidente abbia tentato di scusarsi pubblicamente dopo che probabilmente gli hanno fatto notare di aver esagerato. Ci si consenta di dire che non vale la regola della scusa postuma in ogni occasione: bisogna pensare prima di agire perché non tutti i fatti possono essere giustificati con un “ero nervoso perché ero stato interrotto” tra l’altro la classica scusa che viene addotta anche in altri ambiti della vita sociale che riguardano uomini e donne». Le tre evidenziano: «Certo, era stato interrotto perché le consigliere si erano stancate di essere insultate; definite addirittura “indegne di aver ricoperto determinati ruoli”. Ci chiediamo se per ricoprire ruoli politico-amministrativi in città e altrove, dal 2022 ci sia bisogno di possedere il marchio di fabbrica». Giovedì 27 giugno ci sarà un’altra seduta consiliare e le consigliere si dicono «sinceramente preoccupate, ma anche onestamente demotivate alla partecipazione, vista l’arroganza costante e il silenzio tra gli altri, proprio del sindaco Mauro Sclavi e dei consiglieri comunali, salvo qualche eccezione che abbiamo già ringraziato». Luconi, Prioretti e Tatò si domandano: «Come potremmo spingere le donne a combattere ogni tipo di violenza in ogni ambito della vita civile se non siamo noi per prime l’esempio?». E riprendono le parole del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni espresse nella puntata di “Diritto e rovescio” del 30 maggio scorso: «”… Quindi qual è il messaggio che stiamo dando? Che le donne si possono insultare liberamente anche perché sono deboli? Le donne non sono deboli, io non sono debole, sono deboli i bulli, quelli che fanno i gradassi alle spalle ma quando li affronti come ho fatto io, i gradassi non li fanno più. E allora quella cosa la farei cento volte non solo per me ma per tutte le donne che si pensa di poter insultare liberamente”». Per le tre consigliere di centrodestra «è esattamente questo il senso del nostro intervento: noi non ci sentiamo deboli ma sentiamo il dovere, in quanto donne, cittadine e in quanto soggetti con ruoli istituzionali, di tutelare le figure femminili e non permettere a nessuno di usare nei loro confronti atteggiamenti e termini prevaricanti e aggressivi. Anche questo serve a promuovere rispetto e uguaglianza – concludono -. Inutile organizzare i cortei con tanto di locandine che recitano “mai più sta zitta” se proprio il primo della fila è colui che con il dito al naso urla alla consigliera scomoda di stare zitta».

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