Dall’Adriatico al Tirreno in motorino:
la folle impresa di cinque maceratesi
MACERATA - Chi col Benelli, chi con il Ciao, chi con altri mezzi tutti risalenti agli anni Settanta: in 10 (c'erano anche cinque pesaresi) sono partiti giovedì da Porto Recanati e, dopo 620 chilometri e notti in campagna e nei boschi, sono rientrati alla base dopo essere arrivati all'Argentario: «Tanto entusiasmo e consumi ridotti, forse bisogna pensarci due volte prima di mandarli in pensione»

Il gruppo all’arrivo a Porto Ercole, sul promontorio dell’Argentario
di Marco Pagliariccio
Porto Recanati-Argentario e ritorno. Niente di eccezionale, se non fosse per un piccolo dettaglio: 10 ragazzi, cinque di Macerata e cinque pesaresi, hanno completato il viaggio in sella a motorini a marce degli anni Settanta. Il gruppo, che si è dato il nome di “Coast to coast forty-eight”, è partito giovedì mattina dalla costa adriatica, a Porto Recanati, e ha toccato la riva del Tirreno nella serata di venerdì, rientrando alla base facendo il percorso inverso ieri pomeriggio.

La partenza da Porto Recanati
Quattro giorni di viaggio, tre regioni attraversate, 620 chilometri tra strade secondarie, passi montani, vallate e piccoli borghi senza equipaggi di supporto: i 10 (Lorenzo Andrenelli, Paolo Pignani, Emanuele Fabrizzi, Alessio Cicarè e Vittorio Ciccarelli i maceratesi, Federico Petrucci, Matteo Campa, Caterina Veddovi, Giovanni Fosci e Alessandra Maltempi la delegazione pesarese) avevano hanno portato con loro vestiti, tende e pezzi di ricambio e si sono lanciati in questa sgangherata avventura attraverso l’Italia di mezzo. «Siamo tutti amici, anche se veniamo da città diverse, e tutti con competenze legate al mondo dei motori – racconta Lorenzo Andrenelli, carrozziere nell’azienda di famiglia, la Globalcar di Piediripa, uno dei cinque maceratesi autori della folle impresa – nasce tutto dall’idea di ridare nuova vita a questi vecchi motorini e provare a farne un utilizzo particolare dopo oltre 40 anni di inattività. Ci siamo dati delle regole, dei requisiti che ogni mezzo doveva avere per poter partecipare: avere massimo tre marce al manubrio, essere stato immatricolato prima del 1980 e avere freni a tamburo e raffreddamento ad aria».

Sosta a passo Cornello, valico appenninico lungo la strada che da Fiuminata porta a Nocera Umbra
Sono partiti, per l’appunto, alle prime luci dell’alba del 25 aprile da Porto Recanati, dove si sono incontrati la delegazione maceratese (che nello scorso fine settimana aveva effettuato un piccolo test sulla tratta Macerata-Civitanova) e quella pesarese: quattro in sella a un Benelli a tre marche, tre con un Piaggio Sì, uno con un Fantic Issimo, uno con un Honda Pxr, uno con un Piaggio Super Bravo. Dal lungomare sono risaliti verso l’entroterra lungo la Regina, sono giunti a Pioraco e hanno valicato l’Appennino da passo Cornello, scendendo poi fino a Foligno dove hanno passato la prima notte. «Ci siamo accampati sotto un vecchio fienile abbandonato dopo una giornata in cui praticamente tutti i motorini hanno avuti dei problemi meccanici – prosegue Andrenelli – il secondo giorno siamo andati un po’ più spediti e, dopo essere transitati dal Ponterio, lago di Corbara e lago di Bolsena, siamo finalmente arrivati a Porto Ercole, ai piedi del promontorio dell’Argentario, in Toscana. Ci siamo fermati in un camping per la notte, poi sabato mattina siamo ripartiti per rientrare nelle Marche, dormendo una notte in un piccolo boschetto nei pressi di Todi».

L’accampamento nelle campagne di Foligno
Una vera e propria avventura, sostenuta lungo il percorso da tanti curiosi («tanti ragazzi e motociclisti si sono accodati a noi magari per 10-15 chilometri, è stato molto bello», continua Andrenelli), ma che ha portato anche a una nuova consapevolezza. «Mentre ci preparavamo in tanti ci dicevano che non ce la potevamo fare e anche noi, effettivamente, non eravamo così sicuri di riuscire a tornare – ammette il carrozziere maceratese – ma strada facendo ci siamo resi conto non solo che, al di là di piccoli guasti, andavano avanti serenamente, ma che viaggiare con questi mezzi è molto economico. Con due litri di miscela si percorrono serenamente 70-80 chilometri, anche in tratti con dislivelli importanti. Forse chi ne possiede qualcuno dovrebbe pensarci su prima di mandarlo in rottamazione».

Lorenzo Andrenelli
Vista la riuscita della traversata e il successo “popolare” riscosso, il gruppo ora ha aperto una pagina Instagram (@Coast2coast_48) e si prepara ad altre nuove avventure: «Stavamo pensando a un tour in Tunisia, ma in quel caso usando delle moto d’epoca che non superino i 125 di cilindrata – finisce Andrenelli – mentre coi motorini vorremmo fare il giro dell’Isola d’Elba». Poco più di 100 chilometri: un passeggiata dopo i 620 del “Coast to coast”.













Lo spirito giusto per avere qualcosa da raccontare e ricordare fra qualche anno. BRAVI,BRAVI!!
Complimenti per l’ idea , si è realizzata con successo, piccoli d’ epoca ma tosti, le due ruote sono affascinanti e danno tante emozioni, sopratutto si gode di una vista che in auto non si ha.
Alcune riflessioni: da un lato c’è di estremamente positivo che sul fatto del consumo di carburante e quindi di relativo bassissimo inquinamento. Un’altra notazione positiva è che questi viaggi in genere si fanno con una BMW 1200 o 1000 e 2:50 che peraltro consuma poco di più di questi motorini, E quindi non c’è dubbio che si tratta di mezzi spartani molto meno confortevoli delle soffici moto che si usano oggi. Però c’è da dire che non ha molto senso intraprendere viaggi simili con mezzi completamente desuete rottami ambulanti anche se messi a posto che possono lasciarti per strada da un momento all’altro, c’è un limite a tutto
Grandi
Si certo un bel giro….ma a chiamarla impresa lo trovo un pochino esagerato
avete “CULI D’ACCIAIO” per fare tutta quella strada con quei mezzi, scommetto che nessuno di voi ha grippato per surriscaldamento e se invece è successo avevate dietro un rodato cilindro che si cambia in poco tempo. Bravi un’impresa fantasiosa e sicuramente divertente.