Fascisti uccisi dai partigiani, i familiari:
«Non siamo stati avvisati della cerimonia.
No ai morti come propaganda»
SAN SEVERINO - Commemorazione organizzata dall'amministrazione per ricordare la morte di Alberto Sfrappini e Camillo Fulvi, la famiglia di quest'ultimo: «Non siamo stati interpellati e non ci è stato chiesto nemmeno se fosse opportuno organizzare un gesto pubblico per l'80esimo della morte del nostro congiunto. Lo riteniamo grave: non parteciperemo»
«I morti non devono essere strumento di propaganda». E’ categorico Fulvio Fulvi, pro nipote di Camillo Fulvi, ucciso dai partigiani il 25 marzo del 1944. In rappresentanza dell’intera famiglia si dice sorpreso della commemorazione organizzata dall’amministrazione comunale e dall’Associazione nazionale combattenti e reduci per lunedì 25 marzo a San Severino per l’80esimo anno dell’uccisione dello zio, commerciante, morto a 45 anni e di Alberto Sfrappini. Una commemorazione che ha già creato qualche mal di pancia, con l’Anpi che ha già annunciato che non parteciperà. La ragione sta nel fatto che i due erano fascisti dichiarati. Vennero uccisi dai partigiani il giorno dopo l’eccidio nazifascista di Valdiola.
I Fulvi chiedono rispetto per il loro antenato: «Nel manifesto in cui si annuncia la celebrazione si fa riferimento alle famiglie delle vittime che dovrebbero radunarsi per partecipare all’evento: resta il fatto che nessun componente della nostra famiglia è stato mai interpellato prima di organizzare l’iniziativa, appresa peraltro da uno di noi, per caso, attraverso i social network e sui siti web, dove è stato pubblicato il manifesto – dice la famiglia Fulvi – E non ci è stato chiesto nemmeno se fosse opportuno organizzare un gesto pubblico per l’80esimo della morte del nostro congiunto. Il Comune, organizzatore dell’evento, ce ne ha riferito solo dopo una richiesta di chiarimento da noi specificamente sollecitata oggi. A cose già fatte. Lo riteniamo grave: anche per questo nessuno di noi parteciperà. Ci domandiamo inoltre perché, come appreso da una testata locale online, sono state escluse dall’organizzazione dell’evento altre realtà associative implicate nella tragica vicenda di guerra civile che si vuole ricordare ma nella quale sono coinvolte parti diverse e con diverse responsabilità, anche umane. Siamo infine preoccupati per le possibili strumentalizzazioni politiche o ideologiche di un avvenimento che ha ferito nell’intimo la nostra famiglia, come tante altre di San Severino. Da nostro nonno Silvio, fratello di Camillo, fino all’attuale generazione abbiamo sempre vissuto questa morte con la necessaria riservatezza. Abbiamo portato, e portiamo, fiori e preghiere sul luogo dove fu massacrato zio Camillo: non vogliamo clamori né esaltazioni. È questa, crediamo, una forma di rispetto per i nostri morti ma anche per quelli degli altri. E ci auguriamo che le vittime di quell’orrore, Camillo e Alberto, non diventino strumenti di propaganda, di qualsiasi genere, come purtroppo – in questi tempi di forti tensioni sociali – è accaduto altrove nel nostro Paese».
Due fascisti uccisi dai partigiani, cerimonia organizzata dal Comune: l’Anpi non partecipa
…forse tra qualche giorno vedremo chi avrà strumentalizzato di più… gv
Se a Campo Imperatore i carabinieri avessero ucciso Mussolini, invece di farlo prendere dai Tedeschi, ci saremmo evitati due altri anni di guerra e soprattutto una guerra civile piena di odio, che ancora alberga in molti.
Grande persona Fulvio Fulvi , non vuole polemizzare con nessuno anche se forse doveva essere avvertito di questa commemorazione e soprattutto non vuole strumentalizzazioni sul fatto che accadde 80 anni fa .