Dalla famiglia Canullo
alle sorelle di Recanati,
come evitare altre tragedie
L'INTERVENTO - Alcune iniziative importanti sono state attivate. Ma non in tutti i Comuni è possibile avere disponibilità di locali per gli anziani soli. E serve anche personale preparato per intervenire in casi di emergenza. Per non parlare poi delle indispensabili risorse finanziarie

Ugo Bellesi
di Ugo Bellesi
Recentemente abbiamo affrontato il tema della povertà, i cui problemi attanagliano sempre più le persone sole che soffrono spesso più per sentirsi “abbandonate” che per le difficoltà economiche (leggi l’articolo). Su queste problematiche ci sono arrivati gli interventi di alcuni cittadini che giustamente hanno collegato i problemi dell’isolamento e dell’abbandono con il dramma, ormai di qualche anno fa ma il cui ricordo è molto vivo, della famiglia Canullo a Macerata i cui tre corpi sono stati scoperti dopo mesi dalla morte.
Per non parlare delle due sorelle di Recanati che pure, a causa dell’isolamento, sono state trovate senza vita nei loro letti a distanza di mesi dal decesso (leggi l’articolo). Ancora più recente la vicenda di una anziana pensionata di Ripe San Ginesio (leggi l’articolo). Lei, alla vigilia delle festività natalizie, aveva ricevuto la telefonata di una amica del sud Italia. Nella conversazione, tra l’altro, le aveva confidato di respirare a fatica e di essere quindi in affanno, tanto più che la bombola di ossigeno stava per esaurirsi. L’amica lontana aveva immediatamente telefonato ai Carabinieri di San Ginesio. La Centrale operativa dell’Arma di Tolentino, individuata l’abitazione della pensionata, ha subito allertato il 118 per avere i soccorsi medici mentre una pattuglia dei Carabinieri di Loro Piceno raggiungeva Ripe San Ginesio per ritirare in farmacia una bombola di ossigeno. Infine, per evitare che la situazione di pericolo si ripetesse durante le festività di fine anno, si è deciso di portare la donna all’ospedale di Macerata.

Le sorelle Stortini sono state trovate morte a Recanati
Ma quante persone si possono trovare nelle identiche condizioni della anziana di Ripe San Ginesio? Sicuramente tutti i pensionati che vivono soli e che non hanno neppure un parente al quale telefonare in caso di bisogno o per qualsiasi emergenza. E capita spesso anche che chi abbia bisogno di soccorso non sia neppure più in grado di telefonare. Come trovare una soluzione razionale? Qualcuno ha proposto che bisognerebbe affidare l’incarico alle parrocchie. Nel senso che le persone più disponibili, e soprattutto più caritatevoli che frequentano la chiesa, potrebbero prendersi l’incarico, a turno, di contattare le persone che sono sole, non in buona salute, con parenti lontani che non possono assisterle, per far sentire innanzitutto la loro vicinanza e la loro disponibilità ma soprattutto per rendersi conto della situazione effettiva. Tra l’altro queste persone caritatevoli potrebbero avvalersi anche della collaborazione dei vicini di casa di questi anziani bisognosi di assistenza e soprattutto di “vicinanza”. Una volta segnalato il caso particolare allora si dovrebbero far intervenire i Servizi sociali che hanno tutti gli strumenti e mezzi per assolvere a qualsiasi necessità, anche quello di proporre un ricovero ospedaliero. L’idea potrebbe essere suggestiva ma quante parrocchie sono in grado di assolvere a questo compito così gravoso? E se c’è qualche contrattempo, qualche incomprensione sulle reali condizioni effettive della persona rimasta sola e in difficoltà, chi si prende la responsabilità di non aver chiesto subito i soccorsi? E poi quante parrocchie ci sono così efficienti da poter svolgere questo compito?

La tragedia della famiglia Canullo
D’altro canto anche le parrocchie danno già un supporto notevole quando si debbono organizzare incontri educativi nei confronti di anziani o anche di genitori in difficoltà. Peraltro a Macerata c’è un condominio in via Pavese in cui gli appartamenti sono stati destinati ad altrettanti over 65. Uno di questi 18 alloggi ospita una famiglia “tutor” che assiste gli inquilini per tutte le loro necessità. C’è da tener presente che a Macerata ci sono più di 11mila over 65 ed è per questo che sono stati aperti nuovi circoli ricreativi (o riattivati alcuni che erano stati chiusi) per destinarli agli anziani nei quartieri della città. E’ stato potenziato il servizio di assistenza domiciliare cui sono state affidate 52 persone che non hanno una rete familiare. Sempre preziosa risulta la collaborazione tra Comune di Macerata, Ats 15 e Ircer. Infine 48 persone colpite da Alzheimer hanno il servizio di assistenza domiciliare grazie ai fondi dell’Ats 15. A questo punto sorge un quesito: queste iniziative che si sono attivate a Macerata – e di cui ha riferito nei giorni scorsi l’assessora D’Alessandro – sarà possibile realizzarle anche in altri Comuni della provincia? Infatti c’è bisogno della disponibilità di risorse, di trovare locali adatti e soprattutto di avere la collaborazione di altri Enti. Purtroppo molti Comuni – e pensiamo soltanto alla vasta area terremotata – hanno ben altri problemi e ben pochi finanziamenti per assistere gli anziani che, in base alle statistiche, sono sempre più numerosi.
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E’ sparito il ceto medio, sempre più anziani restano soli e la povertà è in aumento
quante chiacchiere chi ha veramente bisogno è sempre lasciato da solo dalle parrocchie, associazioni e servizi dei comuni ….
il problema con il tempo,alla luce di molti fattori demografici,economici,sociologici,o altro ancora,è destinato a diventare ancor più drammatico,e va affrontato seriamente da subito,anche perché nuovo,senza molte esperienze cui rifarsi.
I giovani non possono chiamarsi fuori se pensassero che la vecchiaia attende anche loro,guai a vivere alla giornata.
C’è poco da fare quando le persone rifiutano pervicacemente qualsiasi tipo di aiuto!