Successo per gli scatti di Cudini
«L’umano dall’emerso al sommerso»

MACERATA -La mostra del fotografo maceratese allestita negli spazi del dipartimento di Filosofia di Unimc. Una serie di immagini che sono un viaggio nei sentimenti

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Il taglio del nastro: al centro Paolo Cudini, a sinistra il sindaco Sandro Parcaroli, a destra il rettore John McCourt

di Luca Patrassi

Sono scatti, quelli di Paolo Cudini, che vanno al di là del senso letterale del termine ed impongono una sosta, una pausa di riflessione, comunque suscitano emozioni. Il fotografo maceratese Paolo Cudini è tornato a mettersi in mostra, i suoi scatti sono un racconto quasi autobiografico, l’evidenza di un modo di interpretare e cogliere il prossimo. Ad ospitare le foto di Paolo Cudini è  stato il cortile del dipartimento di Filosofia di Unimc, in via Garibaldi 20: un successo di pubblico la mostra “Fotografia Umanista” allestita all’interno del festival Humanities.

cudini-mostraA Macerata Cudini era stato protagonista di altre mostre importanti, “Declinazioni di Donna” a Palazzo Ricci del 2020 e  “Strade Geo-Grafie Umane” nei locali ex Upim del 2021. Il percorso fotografico allestito negli spazi di Unimc è appunto un viaggio nei sentimenti, un confronto tra generazioni e stati d’animo.

Spiega l’autore: «E’ una piccola mostra dedicata all’umano, l’umano visto dall’emerso al sommerso. Dall’abbraccio e dalla felicità di una coppia di innamorati, sia giovani che anziani, si va verso la solitudine, chi è solo in vari momenti, anche quando va al lavoro in tram. Tra le foto ci sono anche tre maschere  che hanno un senso pirandelliano, tante maschere e pochi volti. Non si vedono le città, tutto deve essere geograficamente anonimo, mi interessano gli sguardi delle persone, dai gesti di violenza all’amore.

mostra-cudini-unimcDall’emerso al sommerso, da uno spazio aperto fino al chiuso delle prigioni. Si vede la vita di tutti i giorni in una foto che vede vicini chi protesta a una manifestazione e un protestato che vive ai margini della città e che ha solo un ombrello ed è coperto dai sacchetti. In tutti gli scatti vedi gli sguardi, una foto si chiama “l’essenziale”: ci sono un accendino, una borsetta e una sigaretta: si vede solo una testa e una sigaretta accesa di un altro uomo che vive ai margini senza nulla. Poi c’è “identità perduta”, la foto che in un primo impatto propone un barbone con la barba lunga, le mani con la pelle che sembra quella di una lucertola e le unghie lunghe, poi arrivi al particolare, l’uomo ha in mano una foto di quando non era barbone, l’identità nascita dentro “il dono della vita” propone l’incrocio di due sguardi, quello di una mendica ante che cade l’elemosina e quello di un bambino che allunga la mano che contiene una mollica di pane che per lui ha un grande valore». Il messaggio finale: «Voglio dire a chi visita la mostra che non ci siamo soltanto noi, al nostro fianco c’è sempre un diverso che cerchiamo  o facciamo finta di non vedere».


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