Le nuove Aziende Sanitarie nel caos:
più giochi della politica,
meno servizi per i cittadini

SANITA' - Il nuovo sistema partirà azzoppato con cinque commissari che hanno responsabilità ma non potere decisionale. Aumentano i costi per l'amministrazione a scapito dell'assistenza

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Claudio Maria Maffei

di Claudio Maria Maffei*

Mentre scrivo (31 dicembre mattina, ore 11.15) si sa che il nuovo sistema sanitario regionale delle Marche partirà il 1 gennaio azzoppato. La Giunta non è riuscita infatti, dopo due anni, a trovare le donne e gli uomini adatti a perseguire la sua politica sanitaria, ammesso che ce n’abbia una. E quindi si parte con dei commissari provvisori che non possono decidere e operare con autonomia. Avranno responsabilità, ma non potere decisionale. L’unica cosa sicura è che dal 2023 i servizi amministrativi della sanità delle Marche costeranno di più e i servizi sanitari saranno di meno. Vediamo perché.

Un sistema che sopprime due aziende (l’Asur e l’Azienda Ospedaliera Marche Nord) e crea cinque Aziende sanitarie territoriali al posto delle attuali cinque Aree vaste ovviamente costa di più. Infatti, ogni nuova azienda non solo avrà una sua direzione (generale, amministrativa e sanitaria più quella socio sanitaria che oggi non c’è) ma anche un suo collegio sindacale e un suo organismo indipendente di valutazione. Inoltre, ogni azienda dovrà irrobustire tutto il suo apparato amministrativo e tecnico di supporto visto che ognuna di esse dovrà avere una sua autonoma gestione di tutte le funzioni che oggi avevano un punto di gestione e coordinamento nell’Asur: contabilità e bilancio, controllo di gestione, personale, patrimonio e attività tecniche, affari generali e contenzioso, acquisti e logistica, sistemi informativi, ingegneria clinica, comunicazione e formazione. In alcuni casi, come quello dell’ingegneria clinica, la funzione era presente solo nell’Asur e a Marche Nord e quindi richiederà un robusto potenziamento.

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Uffici dell’ormai ex Area Vasta 3

In sede di valutazione di impatto economico della legge di riforma la Giunta ha sostenuto che l’impatto della creazione delle nuove aziende sarebbe stato solo di un milione di euro l’anno. Ma si tratta di una sottostima rilevante alla luce di quanto appena detto. Secondo la Giunta questi costi aggiuntivi verrebbero recuperati progressivamente nell’arco di un quinquennio grazie ai costi cessanti legati alla riduzione delle strutture complesse e dei dipartimenti. Ma quali sono queste riduzioni e quando e dove avverranno non si sa. Dopo questi cinque anni “in perdita” per diversi milioni, secondo la Giunta la spesa relativa al nuovo assetto delle aziende sanitarie si tradurrebbe in un risparmio di 3mila euro (avete letto bene: tremila) l’anno rispetto ad oggi.

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Antonio Draisci è il commissario dell’Azienda di Macerata, nominato ieri dalla Giunta regionale

Ma la perla sta nel rimedio che è stato trovato: i soldi spesi in più nei prossimi anni per la riorganizzazione delle aziende saranno recuperati da imprecisate manovre di efficientamento e quindi di riduzione dei servizi erogati che i nuovi direttori aziendali appena insediati dovranno fare. Così prevede la legge di riforma della nostra sanità. In parole povere, la ragioneria della Regione deciderà come sempre il budget delle nuove aziende (funziona così il budget regionale della sanità: lo assegna, monitora e gestisce per lo più la sua efficiente ragioneria che dei conti sa tutto e della sanità sa molto meno) e i nuovi direttori firmandolo accetteranno il principio che i costi in più che la nuova organizzazione comporterà saranno recuperati riducendo gli altri costi compresi quelli dell’assistenza.

Si aggiunga che col sistema sanitario pubblico in una crisi drammatica i nuovi cinque direttori delle cinque nuove aziende saranno impegnati a costruire ex-novo la loro organizzazione anziché occuparsi di migliorare la qualità dell’assistenza.

Un peggior modo di iniziare il 2023 la Giunta per quanto riguarda la sanità non poteva trovarlo.

 

*Claudio Maria Maffei  Medico e dirigente sanitario in pensione

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