Il viaggio della speranza di Warda:
dal deserto del Sahara alle Marche
per tornare a camminare

STORIA - Lei è una 27enne algerina che per muoversi ha bisogno di un nuovo tutore, lo avrà tra un paio di mesi dopo 3 anni di attesa. Ad assisterla è l'associazione "Rio de oro" che l'ha aiutata a venire in Italia. Da alcuni giorni è ospite di una famiglia di Civitanova e il comune di Urbisaglia le ha messo a disposizione una sedia a rotelle

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Warda, ad Urbisaglia, con Barbara Vittori, Paolo Francesco Giubileo, Samuela Moscati e Stefano De Angelis

Viaggio in Italia per tornare a camminare, da tre anni una ragazza algerina 27enne, Warda, attende di ricevere un nuovo tutore. Vive in un campo profughi nel deserto del Sahara e lì non può usare una sedia a rotelle per muoversi. Ora per lei è arrivata la speranza: grazie all’associazione Rio de Oro è ospite a Civitanova di una famiglia e tra un paio di mesi avrà il tutore (se ne sta occupando la Gedam di Potenza Picena). Nel frattempo il comune di Urbisaglia le ha messo a disposizione una sedia a rotelle.

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Warda con Monia Sabbatini

L’associazione Rio de Oro vorrebbe anche attivare una raccolta fondi per fornire alla 27enne algerina una carrozzina con le gomme, stile triathlon, per consentirle spostamenti più difficoltosi anche nella sabbia.

Perché Warda è nata in uno dei luoghi più inospitali del nostro pianeta: i campi profughi Saharawi, nel deserto del Sahara, in Algeria, vicino al confine con il Marocco.

A tre anni una malattia le ha tolto la possibiltà di camminare. Nel 2008 per lei è arrivata una speranza. E’ stato in quell’anno che l’associazione regionale di solidarietà per il popolo Saharawi delle Marche – Rio de Oro – l’ha conosciuta e ha avviato un progetto per offrirle una speranza. Erano così iniziati per Warda una serie di viaggi e ricoveri in ospedale in Italia. Tre interventi chirurgici tra il 2009 e il 2010 di cui due al Salesi di Ancona e uno a Rozzano, in Lombardia.

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Warda in ospedale nel 2009

Poi quattro mesi in un centro di fisioterapia a Bosisio Parini nel 2011. Finalmente Warda aveva iniziato a camminare, con le stampelle e l’aiuto di un tutore. Tornata ancora in Italia, nel 2014 e nel 2016 per controlli e modifiche al tutore, necessarie per l’adattamento alla crescita. Nel 2019 il tutore però si è rotto. A quel punto per la ragazza l’unica possibilità per riprendere a camminare era tornare in Italia per un nuovo dispositivo ortopedico, impossibile da realizzare nei campi profughi. Altrettanto impossibile l’uso di una sedia a rotelle sul terreno sabbioso e accidentato del deserto.

L’attesa è durata più di tre anni, tra complicazioni burocratiche per ottenere il visto, il blocco dei viaggi a causa del Covid, le difficoltà economiche dell’associazione per sostenere tutte le spese, in un periodo in cui la generosità di molti, ha dovuto frazionarsi anche per progetti di solidarietà nell’Europa colpita dalla guerra.

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Warda con il sindaco di Urbisaglia

Finalmente, venti giorni fa, Warda è riuscita ad arrivare in Italia, ospite della volontaria di Rio de Oro Monia Sabbatini e accolta in casa da una famiglia di Civitanova: Daniele, Silvia e Maria. In attesa di un nuovo tutore, però, Warda non può camminare e l’associazione si è messa alla ricerca di una sedia a rotelle, necessaria per il periodo del suo soggiorno di circa due mesi.

A raccogliere la richiesta di aiuto è stato il comune di Urbisaglia, che ha deciso di offrire una sedia a rotelle disponibile nella residenza protetta “Buccolini Giannelli”. Un gesto che è stato anche un modo per conoscere Warda. La 27enne lunedì scorso, accompagnata dalla referente dell’associazione Rio de Oro, Barbara Vittori, è stata accolta dal sindaco Paolo Francesco Giubileo, dal direttore della struttura Stefano De Angelis e dalla coordinatrice Samuela Moscati.

 


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