Dal terremoto alla pandemia,
esercitazione dell’Ares
sulla gestione delle emergenze

CAMERINO - Questa mattina l'associazione ha organizzato un evento formativo. La direttrice, Barbara Gabrielli: «Stiamo attendendo la certificazione per il modulo Emt2 in grado di operare in tutto il mondo nel corso di catastrofi con un team medico-chirurgico di altissimo livello e renderci autonomi al di fuori dell’Italia»
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Da sinistra: Mario Giusti, Marco Troiani, Gaetano Bocci, Barbara Gabrielli, Luigi Cristiano Caliò, Mario Caroli, Dorotea Ricci

 

di Francesca Marsili

Il tremendo terremoto del ’97 con epicentro Colfiorito che colpì l’Umbria e le Marche contestualizzato in una più attuale emergenza pandemica. È questo lo scenario scelto dall’Ares (Associazione regionale per le emergenze sanitarie e sociali), per riprendere gli eventi formativi in presenza con un’esercitazione di maxi emergenza svoltasi a Camerino, nei locali messi a disposizione da Unicam, che ha visto scendere in campo trentaquattro tra medici e infermieri volontari esperti in medicina delle catastrofi provenienti da tutta Italia.

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Un momento delle esercitazioni

Dopo una lunga pausa dettata dalle restrizioni a causa del Covid, riparte dalla simulazione di uno scenario drammatico la mission dell’Ares: la formazione degli associati per fornire solidarietà sanitaria e sociale nel campo dell’assistenza alle persone colpite da eventi calamitosi. «In questo periodo di fermo a tutti noi è mancato molto il grande senso di squadra che è la nostra forza – commenta Barbara Gabrielli, direttrice dell’Ares e medico della medicina d’urgenza al San Salvatore di Pesaro – alla nostra mission principale ora si aggiunge l’obiettivo di ricevere al più presto dalla commissione Who (World Health Organizzation) la certificazione per il modulo Emt2 – una struttura in grado di operare in tutto il mondo nel corso di catastrofi con un team medico-chirurgico di altissimo livello e renderci autonomi al di fuori dell’Italia». E proprio in virtù dell’arrivo della certificazione, che l’associazione auspica sia in tempi brevi, Gabrielli ha colto l’occasione per sottolineare la necessità di Ares di arricchire il suo team chirurgico. Sebbene la struttura campale dell’Ares nasca come risposta emergenziale ai traumi, a causa del cambiamento dello scenario mondiale a seguito della pandemia da Covid, per l’associazione si potrebbero affacciare nuove prospettive di intervento proprio a supporto delle popolazioni che sono indietro con la vaccinazione. «Già nelle simulazioni che abbiamo realizzato in Danimarca e in Romania inserivamo oltre alla gestione del paziente traumatizzato anche un’ epidemia – sottolinea Mario Caroli, componente del consiglio direttivo Ares e primario del Pronto Soccorso Carlo Urbani di Jesi- siamo in grado, proprio perché nei nostri moduli abbiamo da tempo predisposto percorsi “sporchi” e “puliti”, di scendere in campo per vaccinare in tutti quei Paesi che ne hanno bisogno. Perché il virus no ha confini territoriali».

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Alcuni componenti dell’associazione Io non crollo

Divisi in cinque gruppi i 34 sanitari volontari, seguiti dai tutor, si sono calati nello scenario di un immediato post sisma aggravato da una pandemia da Covid organizzando le operazioni di supporto alla popolazione in desk dopo aver acquisito le informazioni sull’ortografia del territorio, il tipo di popolazione presente, la viabilità, le vulnerabilità, le strutture sanitarie inagibili e i presidi disponibili. A supportare e rendere ancor più “reale” la simulazione l’associazione “Io non crollo” di Camerino con la quale l’Ares ha intrecciato un fortissimo legame di amicizia. Quattro soci dell’associazione camerte, si sono calati nel ruolo di sindaco di Camerino, Prefetto e Capo della Polizia Municipale coadiuvando la messa in scena delle operazioni fornendo ai sanitari le informazioni del territorio colpito dalla calamità. L’associazione Ares attiva da oltre vent’anni è nata nel 1999 per iniziativa di alcuni operatori sanitari che hanno partecipato all’intervento della Regione nell’ambito della Missione arcobaleno in Albania a favore della popolazione Kosovara. L’esigenza di formare un gruppo operativo di intervento sanitario in caso di necessità nasce dalla consapevolezza che nelle fasi acute di catastrofi l’improvvisazione non contribuisce a determinare un intervento efficace senza fini di lucro.

incontro-camerino-ares-3-650x433Attualmente sono iscritti all’Ares circa 400 sanitari, gran parte marchigiani, altri da tutta Italia. Un’adeguata formazione degli associati rappresenta la condizione necessaria affinché l’intervento in situazione di catastrofe si configuri con caratteristiche qualitative tale da giustificare l’azione degli specialisti sanitari. L’ultima grande missione internazionale dell’Ares è stata quella del 2013 nelle Filippine quando è stata chiamata ad intervenire in seguito al disastro del tifone che si è abbattuto su quella zona. L’Ares era stata allertata anche per intervenire ad Haiti dopo il terremoto dell’agosto 2021 ma a causa della mancanza in quella zona del requisito di sicurezza la missione non si è concretizzata.



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