Addio al magistrato Erminio Mura,
l’arsenale di Fiungo e il delitto Rothschild
i casi più eclatanti trattati
CAMERINO - Aveva 92 anni e dopo il sisma aveva lasciato la sua abitazione in centro per trasferirsi a Terni. Il ricordo di Giuseppe De Rosa, del sindaco Sandro Sborgia e di Corrado Zucconi, storico presidente dell'ordine degli avvocati
di Monia Orazi
Camerino ha perso una delle colonne storiche del vecchio tribunale, il magistrato Erminio Mura, protagonista di alcuni casi tra più eclatanti della storia giudiziaria nazionale che la città ducale si sia mai trovata a vivere. Si è spento mercoledì scorso a Terni dove viveva dopo il terremoto, che lo aveva costretto a lasciare la sua storica casa in via Scalzino, a due passi da San Filippo. Erminio Mura aveva 92 anni, era stato per tantissimi anni prima pubblico ministero poi procuratore capo del tribunale camerte. Ieri tutta la città gli ha dato l’estremo saluto presso la chiesa di Santa Chiara, dove nel primo pomeriggio si sono svolti i funerali. A piangerlo restano le figlie Marina, Silvia e Sabrina, i generi, il fratello, la sorella, i nipoti. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona estremamente estroversa e disponibile, sempre allegro aveva la battuta pronta per tutti, era un magistrato scrupoloso ed integerrimo nel suo lavoro che si era trovato ad affrontare per contingenza storica casi clamorosi come il ritrovamento dell’arsenale di armi a Fiungo nel 72, ritenuto di provenienza terroristica. Aveva istruito il processo al bandito sardo Graziano Mesina nel 78, responsabile di sequestro di persona. Sempre da pm aveva affrontato un caso che ancora a distanza di oltre 40 anni non trova una soluzione: la scomparsa e poi il ritrovamento vicino a Podalla di Fiastra dei cadaveri di Jeannette May, baronessa Rothschild e di Gabriella Guerin. L’ultimo tragico evento che sia trovato a vivere professionalmente è stato l’eccidio di Portajano in cui morirono il 29 marzo 1988 i due carabinieri Donato Chiarelli e Giovanni Liberto Corinto. Così lo ricorda l’avvocato Giuseppe De Rosa: «Era un uomo molto estroverso e gioviale, una persona sempre pronta a parlare con tutti. Era stato un magistrato importante che si era trovato ad affrontare casi nazionali di grande rilevanza, con estrema professionalità». A lui si aggiunge il ricordo del sindaco Sborgia: «È stato pubblico ministero e procuratore della Repubblica nelle vicende più complicate che hanno contraddistinto la storia di Camerino. Si è occupato del tragico eccidio di Portajano, è stato ricordato da tutti come una persona di grande cultura e di alto rilievo professionale. A nome di tutta la città porgo le condoglianze alla famiglia». Ne ricorda il profilo professionale e culturale l’avvocato Corrado Zucconi, storico presidente dell’ordine degli avvocati: «Siamo stati insieme professionalmente e abbiamo collaborato negli anni in cui era presidente della commissione tributaria di Camerino prima che venisse trasferita a Macerata. Era un magistrato dedito al lavoro e fin dai primi processi che ho seguito come giovane avvocato partecipava a tutte le udienze, perché all’epoca mancava il vice procuratore. Era sempre molto attento, scrupoloso e preparato. Sul fronte culturale era un grandissimo appassionato di musica classica, seguiva con grande entusiasmo tutti i concerti della Gioventù musicale italiana e per un periodo è stato addirittura lui che scriveva le recensioni dei concerti sul settimanale l’Appennino camerte».
