La tragedia di Luca Pandolfi
colpisce anche Porto Recanati
Il cugino: «La sua morte ci ha distrutto»

DRAMMA - Il papà dello snowboarder morto a Flassin sotto una valanga è l'ex calciatore Mario Pandolfi che a Porto Recanati ha la residenza. Michele Pandolfi: «Era andato via a 18 anni per amore della montagna, ma veniva sempre d’estate e mi raccontava le sue avventure e i viaggi». Il 47enne era molto conosciuto in città dove lo zio ha uno chalet sul lungomare
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Una bella immagine di Luca Pandolfi. E’ stata pubblicata dalla Jones Snowboards su Facebook

 

di Luca Patrassi

La morte di Luca Pandolfi, l’alpinista e snowboarder di 47 anni travolto ieri da una valanga a 1800 metri di quota in un canalone a Flassin, nel comune di Saint-Oyen, ha suscitato profonda impressione anche a Porto Recanati dove il padre, ex calciatore, era residente. Luca Pandolfi era impegnato in una discesa con la sua tavola quando – verso le 14 –  è stato travolto da una valanga. Immediati i soccorsi, anche per il fatto che Luca era con un amico, rimasto illeso, che ha dato l’allarme. Pochi minuti, il tempo per le guide di arrivare sul posto, ma i soccorsi si sono purtroppo rivelati inutili. Nella stessa zona era presente un altro gruppo di scialpinisti, non coinvolti dalla valanga. Il Bianco era la montagna di riferimento di Luca Pandolfi, uno dei migliori specialisti italiani del freeride ed aveva all’attivo discese leggendarie sull’Himalaya e nel Caucaso oltre a parti in film dedicati alla montagna. Pur essendo originario di Asti e residente a Chamonix, Luca Pandolfi era conosciutissimo a Porto Recanati. Il padre, il 72enne Mario, è stato un calciatore a lungo impegnato tra i campionati di C e di B, tre anni alla Juve con due amichevoli all’attivo, nelle Marche ha giocato in C con l’Anconitana: appese le scarpette al chiodo era rimasto ad Asti dove aveva sposato Mary Bosia e dove aveva aperto una pescheria fino a quando non è andato in pensione. Porto Recanati, Mario la frequentava sempre d’estate, la passione del mare e della pesca gli erano rimaste nel sangue e si vedeva sempre d’estate. Il fratello di Mario è Carlo Pandolfi, titolare dello chalet Carlo e Domenico su lungomare centro. In città d’estate tornava anche Luca quando le avventure in giro per il mondo gli lasciavano tempo libero. «Luca ha sempre amato la montagna, la stessa che se lo è portato via. La notizia della sua morte ci ha distrutto. Porto Recanati era la sua seconda casa affettiva» dice Michele Pandolfi, il cugino Luca. «Era andato via a 18 anni per amore della montagna – continua Pandolfi -, veniva sempre d’estate a Porto Recanati e mi raccontava tutte le sue discese, le avventure, i suoi viaggi in tutto in mondo, dal Nepal al Sud America, con e senza snowboard, era un ragazzo che amava conoscere le culture. L’ho sempre ammirato, sarebbe piaciuto anche a me fare quello che faceva, mi sembrava di viaggiare con lui già solo ascoltando i suoi racconti di viaggio: parlava cinque lingue, era una persona buona e molto riservata, pronta a darti il cuore. A Porto Recanati veniva fin da piccolo, ci passava i tre mesi d’estate, qui aveva tante amicizie, a 18 anni ha preso la via della montagna… Era un professionista di rilievo mondiale nel freeride, la sua più grande impresa l’aveva fatta, in una spedizione con il campione Jeremy Jones, pochi anni fa sull’Himalaya, ne era anche stato tratto un documentario, un’impresa portata a termine pochi mesi dopo la scomparsa della mamma».

Solo il giorno prima della tragedia sul canalone, Luca aveva postato un video sulla sua pagina Facebook: “Un paio di giri da solo nella foresta magica GM”. Tra i tanti ricordi anche quello di un leggendario campione di snowboard, Jeremy Jones. Sull’account Facebook della sua azienda, la Jones Snowboards, sono comparse alcune immagini di Luca e un ricordo a firma di Jones: «Luca è stato uno dei piloti originali Jones e ha diffuso così tanto amore e stoke alle comunità montane di tutto il mondo. Ha vissuto una delle vite più vibranti a cui abbia mai assistito. È stato un vero “life liver upper” che ha toccato i cuori e ululato alla luna mille volte. Non si trattava mai delle linee più serie o estreme per Luca. Era la cosa più bella. I suoi occhi erano sempre disegnati da linee grandi, serie, ma strappabili. Amava l’estetica della linea perfetta. Un evidente sentiero di neve che avvolge meravigliosamente alcune delle montagne più drammatiche del mondo».



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