Accademia Primo Dialetto:
«Sfrattati per far posto
all’università telematica»

CIVITANOVA - Ena Giuggioloni presidentessa dell'associazione che promuove spettacoli e memoria della lingua vernacolare esprime amarezza per la decisione dell'ex assessore Maika Gabellieri di revocare la disponibilità dei locali. Primo Recchioni: «Il sindaco ha detto che non ne sapeva nulla, ma ha votato la delibera»
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Da sinistra la presidentessa dell’associazione Accademia Primo Dialetto Ena Giuggioloni, Primo Recchioni presidente Fototeca e Emilia Bacaro

 

Serratura cambiata, scenografie spostate, l’associazione “Primo Dialetto” di Civitanova sfrattata dalla sede di via Saragat. Al loro posto ora c’è la segreteria del campus Città del sapere Unitelma polo di Napoli. Brutta sorpresa per Ena Giuggioloni, Primo Recchioni e gli altri esponenti dell’associazione legata alla diffusione del dialetto che esiste dal 2012 e che in questi anni ha portato avanti la memoria delle pesciarole e dell’idioma vernacolare civitanovese attraverso spettacoli ed iniziative ad hoc.

E’ successo che a fine maggio l’ex assessore Maika Gabellieri ha revocato la disponibilità dei locali concessi in precedenza all’associazione per destinarli al campus dell’università telematica con la quale il Comune ha stretto una collaborazione. All’associazione è stato comunicato che in sostituzione, avrebbero potuto utilizzare un piccolo locale in via Verga, all’ex caserma dei vigili urbani in condivisione con l’Unitre. Una lettera di cui i referenti dell’associazione vengono a conoscenza all’inizio di giugno: «ho chiesto spiegazioni al sindaco – dice Primo Recchioni – ma mi ha risposto che non ne sapeva nulla e che si sarebbe informato, ma nella delibera che conferisce i locali seminterrati all’università telematica Unitelma Sapienza c’è anche la sua firma, non poteva non essere informato». Arriva l’estate e nessuno chiede all’associazione di liberare gli spazi fino a quando Emilia Bacaro, associata dell’accademia Primo dialetto non prova a rientrare nei locali per ritirare del materiale: «La porta era chiusa e la serratura cambiata – racconta Bacaro -. Non si sapeva che fine avesse fatto il materiale per le sceneggiature, c’erano anche alcuni pezzi miei personali che avevo portato in occasione di un evento. Nessuno è stato informato». Il materiale da quanto si apprende è stato stoccato a mò di deposito negli spazi in alcuni locali della casa studenti anziani di via Mandela. Ma all’interno di quello spazio c’era anche del materiale della fototeca che originariamente proprio lì aveva la sua sede. «Nessuno mi ha informato in qualità di presidente che una camera oscura didattica era stata smontata e buttata là – dice Recchioni -. E’ assurdo e irragionevole e stiamo ancora aspettando dal sindaco spiegazioni». Amareggiata anche Ena Giuggioloni: «non abbiamo mai chiesto contributi al Comune, ma siamo sempre stati presenti in tutti gli appuntamenti di animazione della città, al carnevale, abbiamo realizzato progetti di teatro per Villa Letizia, per il Paolo Ricci, sempre per spirito di collettività senza mai guadagnarci nulla. Quando era bello salire sui palchi per gli applausi l’accademia Primo dialetto faceva comodo, ora veniamo sfrattati senza neanche spiegazioni e senza la possibilità di individuare un’alternativa adeguata. E in campagna elettorale sento dire che “nessuno verrà lasciato indietro”. C’è tanta amarezza».

Il materiale trasferito dalla sede di via Saragat in via Mandela



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