«Al Cosmari violazioni del codice etico,
il consiglio è parte lesa
ma sapeva e non è intervenuto»

L'INTERVENTO - L'organo interno di vigilanza aveva segnalato presunte irregolarità sulla gestione degli appalti (la procura ora ha indagato il direttore Giuseppe Giampaoli) ma è rimasto inascoltato dal Cda
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L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito

La situazione della Cosmari srl è assolutamente paradossale. Un ente che muove milioni di euro, che ha un passivo (non considerando le entrate dovute alla rimozione delle macerie) di circa due milioni di euro, che per la propria sopravvivenza deve “ringraziare” il sisma e che proprio in questi giorni ha imposto ai cittadini aumenti tariffari di oltre il sei per cento, che ha il proprio direttore Giuseppe Giampaoli indagato per abuso d’ufficio sotto molteplici profili e si vede qualificato dalla Procura di Macerata come parte lesa, e che contro le indicazioni dell’organo interno di vigilanza, non solo ha confermato Giampaoli nelle sue funzioni (salvo quella – sarebbe stata proprio una barzelletta – di Responsabile dell’Anticorruzione), ma addirittura lo ha confermato nell’incarico per altri 18 mesi.

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Giuseppe Giampaoli

Una follia vera e propria, anche perché, lasciando da parte l’aspetto giudiziario che avrà i suoi tempi, sin d’ora risultano palesi e incontestabili innumerevoli violazioni da parte dello stesso Giampaoli del Codice etico della società, che richiederebbero interventi immediati. E benché sia stato detto in sede assembleare che spetterà alla magistratura fare piena luce sui reati contestati al direttore Giampaoli, sul banco degli accusati intanto ci sono finiti non coloro che avrebbero dovuto controllare in prima battuta l’operato del direttore, cioè i membri del consiglio di amministrazione, ma solo i componenti dell’autorità di vigilanza, un organismo interno di controllo obbligatorio per legge, che già nell’ottobre 2019 aveva vanamente segnalato (peraltro in misura minore rispetto a quanto poi emerso nelle indagini preliminari svolte dalla Procura) irregolarità e profonde anomalie nella gestione degli appalti verso i fornitori, negli affidamenti diretti, nelle proroghe non consentite, peraltro con riferimento a settori rilevantissimi nell’ambito dell’attività consortile: acquisto di gasolio, affidamento dello spazzamento stradale, servizi di manutenzione dei mezzi e dello smaltimento delle macerie. Costoro, che proprio in quanto organismo interno di vigilanza dovrebbero essere considerati credibili per definizione, sono stati invece, sostanzialmente e in maniera ostile, additati nell’assemblea consortile di qualche giorno addietro come i responsabili dell’intervento della magistratura per aver operato contro gli interessi della società, così rovesciando i normali parametri logici e di valutazione delle situazioni.

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Riunione del cda del Comsari

Naturalmente, al posto della doverosa presa d’atto delle numerose e gravissime omissioni nell’attività di gestione e di controllo, non sono mancate da parte di diversi sindaci le accuse agli articoli di stampa (“E’ in atto un vero e proprio attacco al Cosmari”, aveva pomposamente e ridicolmente affermato qualche giorno fa Romano Carancini, il sindaco di Macerata) e ai dipendenti infedeli che avrebbero fatto trapelare le notizie poi uscite su Cronache Maceratesi e finite di rimbalzo sulle scrivanie della Procura. Anche in tal caso si tratta di un totale rovesciamento della realtà, poiché le accuse, e le conseguenti richieste di dimissioni, i comuni soci avrebbero dovuto rivolgerle al consiglio di amministrazione della società, un consiglio che nei fatti ha consentito al direttore di fare sempre il bello e il  cattivo tempo, che ha adottato un Regolamento per gli acquisti e le forniture di beni e servizi solo nel giugno 2020, che non è intervenuto in maniera forte dopo l’accesso dell’organismo di vigilanza dell’autunno 2019 (il quale, a conferma degli articoli di stampa, già, come sopra detto, aveva segnalato pesanti anomalie), che era stato più volte messo al corrente anche per iscritto delle innumerevoli e ripetute violazioni della disciplina degli appalti poste in essere dal direttore, degli smaccati favoritismi, degli sprechi di soldi, delle strutture faraoniche e costosissime non utilizzate. Un consiglio che, senza minimamente intervenire, ha consentito l’isolamento e l’emarginazione di quei dipendenti sospettati di essere la fonte delle notizie uscite sulla stampa, dipendenti che invece avrebbero dovuto ricevere un premio per il loro autentico attaccamento alla società e ai principi minimi di legalità. Un consiglio di cui certamente nessuno chiederà le dimissioni e che non ci penserà nemmeno a dimettersi “sua sponte”, ovviamente – e ci mancherebbe – per spirito di servizio.

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