Indagine sul direttore Giampaoli,
«Possibile conflitto d’interessi
nella sua partecipazione al Cda»

TOLENTINO - A dirlo è la relazione dell'autorità di vigilanza interna: «Rischio di una responsabilità da parte del consiglio di amministrazione, sia penale che civile»
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Riunione del Cda del Cosmari

 

di Monia Orazi

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’avviso di garanzia al direttore del Cosmari Giuseppe Giampaoli, indagato per abuso d’ufficio, in merito ad appalti sotto la soglia dei 40mila euro poi più volte prorogati (senza motivazione e senza procedere alle dovute gare pubbliche) per acquisto di gasolio, affidamento dello spazzamento stradale, servizi di manutenzione dei mezzi e dello smaltimento delle macerie. Ecco la relazione dell’autorità di vigilanza (leggi), un organismo interno obbligatorio per legge, che evidenzia un «possibile conflitto di interessi nella partecipazione di quest’ultimo (Giampaoli, ndr) alla discussione ed alle decisioni del consiglio di amministrazione, attinenti alle materie ed alle attività oggetto delle indagini, con il rischio di una conseguente responsabilità da parte del consiglio di amministrazione, sia penale che civile». In sostanza non è opportuna la partecipazione del direttore Giampaoli alla discussione ed alle decisioni del consiglio di amministrazione della Cosmari srl attinenti alle materie ed alle attività oggetto delle indagini, con il rischio di una conseguente responsabilità da parte dello stesso consiglio di amministrazione, sia penale che civile, che deve differenziare la propria posizione da quest’ultimo, deve tenerlo lontano dalle dinamiche contrattuali che riguardano i settori sopra segnalati, per non incappare nelle stesse identiche responsabilità. Tutto ciò è scritto nero su bianco nel verbale relativo alla riunione del 29 luglio scorso dell’organismo indipendente di vigilanza.

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Il direttore del Cosmari, Giuseppe Giampaoli

Eppure, nonostante la chiarezza delle indicazioni e la gravità della situazione, le raccomandazioni sono state disattese nell’assemblea dei sindaci riunitasi nella sede Cosmari a Piane di Chienti lo scorso 7 agosto, in cui Giampaoli ha avuto modo di esporre in un discorso di una ventina di minuti la propria posizione riguardo ai fatti oggetto delle indagini, esprimendo considerazioni riguardo alla stessa relazione dell’organismo interno di vigilanza ed affermando che negli anni precedenti mai erano stati fatti rilievi sugli appalti e che la vicenda aveva preso le mosse da alcuni articoli di stampa. A lui erano seguiti gli interventi di diversi sindaci, che avevano definito “allarmistiche” ed eccessive le parole della relazione dell’organismo di vigilanza, ribadendo che l’assemblea dei sindaci non è un tribunale e confermando, insieme allo stesso consiglio di amministrazione guidato dal presidente Graziano Ciurlanti, la piena fiducia a Giampaoli, per la necessità di dare continuità e piena operatività ad un’azienda complessa come il consorzio di smaltimento rifiuti, che conta circa 540 dipendenti. Eppure è proprio dalla relazione di questo organismo di vigilanza che erano partite una serie di indagini e di accertamenti già nell’ottobre del 2019. Nella relazione dell’autunno scorso esso infatti si chiedeva, come ribadito anche nell’incontro delle scorse settimane, «la comunicazione di tutte le singole procedure che presentino anomalie rispetto alla disciplina generale degli affidamenti e degli appalti pubblici, oltre che l’adozione di procedure difformi», richiesta poi evidentemente non accolta, se non in misura del tutto parziale. Per evitare i rischi di possibili ulteriori reati contro la pubblica amministrazione negli affidamenti, e la conseguente responsabilità anche della società, Gilberto Chiodi, Gianluca Morganti e Roberto Acquaroli, i tre componenti dell’organismo di vigilanza avevano proposto: l’esclusione di soggetti indagati per tutti i delitti contro la pubblica amministrazione (cioè il direttore Giampaoli) da qualsiasi funzione relativa all’attività contrattuale della società. Inoltre, per quanto riguarda la materia degli affidamenti, delle gare, dei contratti, l’organismo aveva proposto, anche in tal caso con indicazioni rimaste totalmente disattese: l’adozione immediata di una procedura di segregazione delle funzioni, con il divieto di attribuzione allo stesso soggetto di più di una delle funzioni tra quelle relative alla motivazione della decisione di contrarre, alla partecipazione all’attività istruttoria, alla decisione in ordine alla scelta del contraente. L’unica indicazione accolta, tra quelle dell’organismo di vigilanza, è stata la presa d’atto della sopravvenuta incompatibilità del direttore del Cosmari con la posizione di responsabile prevenzione, corruzione e trasparenza, ruolo da cui Giampaoli si è dimesso da solo, mantenendo per il resto, il pieno delle sue funzioni. Intanto il consorzio da luglio ha anche un consulente per la vigilanza Anac, si tratta dell’avvocato Luciano Mastrovincenzo di Roma. Il Cosmari, per tutelare l’azienda nell’indagine in corso, ha nominato come legale l’avvocato Luciano Sfrappini. Tra le altre decisioni già prese dal consiglio di amministrazione guidato dal presidente Graziano Ciurlanti, quella di avere da parte di Giampaoli una maggiore rendicontazione delle procedure di acquisto, per garantire una maggiore trasparenza. Sul fronte delle manutenzioni è già stato trovato un accordo quadro con i fornitori. Di recente è già stato approvato anche il regolamento per la selezione dei fornitori. «Su alcune cose non si può fare attività di prevenzione prima che avvengano – aveva detto Ciurlanti nel corso dell’assemblea del 7 agosto scorso – a volte abbiamo lavorato adeguandoci ad una situazione di emergenza, le procedure ed i protocolli sono stati fatti dopo l’inizio degli eventi. Questa non è una giustificazione, ma una spiegazione. Nonostante sia arrivato l’avviso di garanzia noi ci siamo adeguati precedentemente».

 

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