Morte di Claudia Bartolozzi,
«Sviste e documenti errati:
pm portati sulla pista sbagliata»

GIALLO - Il legale della famiglia della donna di 33 anni trovata morta nel 2009 nel rogo della sua auto: «Il perito nominato dalla procura non comparò gli scritti richiesti ma altri». Intanto il gip entro 15 giorni scioglierà la riserva sulla possibilità di riaprire le indagini
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Claudia Bartolozzi

 

Caso Claudia Bartolozzi, il giudice dovrà decidere entro 15 giorni se disporre nuove indagini o archiviare. Intanto il legale della famiglia di Claudia, la donna di Corridonia morta a 33 anni nel rogo della sua auto in contrada Alberotondo di Macerata, nel 2009, critica la perizia del consulente della procura: «ha analizzato i documenti sbagliati». Ieri si è svolta l’udienza al tribunale di Macerata, davanti al gip Domenico Potetti, per l’opposizione dei famigliari alla richiesta di archiviazione della procura. L’avvocato che assiste i genitori di Claudia, Alessandro Caruso Frezza, in attesa della decisione del Gip, chiarisce: «ilconvincimento della Procura si è orientato sul suicidio fondandosi esclusivamente sugli esiti di una perizia grafologica». Secondo l’avvocato «quella perizia grafologica era errata. La questura di Macerata, per il tramite del proprio dirigente, aveva, il 30 ottobre 2009, espressamente richiesto all’allora sostituto procuratore, trasmettendogli specifica nota e verbale di sequestro, che erano stati ritrovati nella casa di Claudia Bartolozzi 3 documenti cartacei vergati a mano da Claudia Bartolozzi e che su di essi si doveva effettuare la perizia grafologica. Invece, quella nota e quella precisa indicazione, probabilmente, non furono lette, perché il perito grafologico del pm fece la perizia su altri documenti, dando l’esito errato da cui scaturì il convincimento del suicidio». Il legale aggiunge che la perizia grafologica è stata fatta ora da un suo consulenze, Lucia Fortunato, «la quale ha concluso nel senso che il biglietto trovato sul tavolo della cucina, il 29 ottobre 2009 (giorno in cui morì la donna, ndr), non era stato scritto da lei». Il legale aggiunge che il perito nominato dalla procura non si è accorto che «un “segno”, ripetuto da Claudia per più di 60 volte (nelle stesse scritture di comparazione assunte dalla grafologa della procura) e un  suo segno tipico e distintivo nello scrivere una precisa lettera dell’alfabeto, non si ripetevano mai, pur in presenza della medesima lettera dell’alfabeto, nelle parole vergate sul biglietto ritrovato». Se ne fosse accorto il perito «avrebbe dovuto concludere negando che il biglietto sul tavolo fosse stato scritto da Claudia Bartolozzi. Questo non è accaduto  e così il pm ha creduto all’ipotesi del suicidio» conclude il legale. Per la famiglia quello di Claudia è stato un omicidio premeditato.

(Gian. Gin.)

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