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«Il biglietto d’addio di Claudia?
L’ha scritto chi la uccise»

GIALLO - Il legale dei genitori di Claudia Bartolozzi, la 33enne che morì nel rogo della sua auto nel 2009 si basa su una perizia calligrafica che proverebbe come il biglietto trovato a casa della donna non sia stato vergato da lei. Il 2 dicembre l'udienza davanti al Gip
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Claudia Bartolozzi

 

«Non sono state svolte le ulteriori indagini che avevamo chiesto, ci aspettiamo che il gip rigetti la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Claudia Bartolozzi». Così l’avvocato Alessandro Caruso Frezza che assiste i genitori della 33enne di Corridonia (all’epoca si era trasferita a Macerata) che venne trovata morta nella sua auto divorata dalle fiamme la mattina del 29 ottobre 2009 in contrada Alberotondo di Macerata. L’avvocato, in vista dell’udienza del 2 dicembre davanti al Gip in cui fa opposizione alla richiesta di archiviazione della procura, si pone alcune domande sul biglietto che venne trovato il giorno in cui Claudia morì sul tavolo della cucina della sua casa.

Il biglietto annunciava il suicidio, per la procura, in base ad una perizia calligrafica, era stata proprio la donna a scriverlo, fatto che per gli inquirenti chiudeva il caso. Ma secondo il legale «non fu vergato dalla mano di Claudia Bartolozzi». Il legale spiega che «L’analisi comparativa degli elementi di diversità di mano condotta dalla grafologa incaricata, Lucia Fortunato, hanno dato risultati puntuali e precisi in tal senso. Sono state rilevate tutte le differenze esistenti fra la “scrittura del biglietto lasciato sul tavolo” e quella riportata su altri documenti di più sicura riferibilità a Claudia Bartolozzi». E c’è anche un elenco di caratteristiche della grafia di Claudia la cui scrittura: «non ha nessuna delle caratteristiche accertate, quasi sempre sono esattamente opposte o nettamente differenti». La scrittura di Claudia ha un ritmo «veloce, rilevabile dalle lettere i cui filetti finali si allungano verso le successive, quasi a toccarle, significando che il pennino non si alza dal foglio e che l’azione dello scrivere è continua» dice l’avvocato. Altra caratteristica le “larghezze e calibro”: «si è accertato che la scrittura è larga di lettere, stretta tra lettere e che ha una media larghezza tra parole, mentre il calibro è medio» spiega il legale. Claudia aveva una in relazione alla “direzione assiale e inclinazione” aveva una scrittura parallela, in un contesto diritto, e contorta solo in alcuni punti, mentre l’inclinazione delle lettere, rispetto al rigo orizzontale, è diritta, pendenti soltanto le lettere “E”. In relazione “all’allineamento”, «si è accertato che esso, rispetto al rigo di base, è leggermente ascendente» continua Caruso Frezza. Altro aspetto: l’utilizzo dello spazio a disposizione, «si è accertato che il testo è apposto senza quasi lasciare spazio per quanto riguarda i margini superiori, che i rientri a sinistra sono minimi e tutti uguali, mentre a destra si va sempre a capo rigo, quando si è finito di scrivere ogni determinata frase» dice il legale. Ultima analisi la pressione quando scriveva: «è più marcata nei tratti intermedi, sia ascendenti che discendenti, e che, inoltre, presenta gocce nei chiaroscuri» spiega l’avvocato della famiglia Bartolozzi. Secondo il legale si tratta di un omicidio premeditato e il biglietto è la pista da seguire: «L’individuazione di chi ha redatto quel biglietto, comunque, non vorrà dire che si sia risolto il caso, poiché il biglietto, semplicemente, può essere stato usato da altra persona. Tuttavia e sicuramente, sapere chi ha scritto quel biglietto consentirà di fare un bel passo in avanti e nella direzione giusta. Invito, semmai, tutti coloro che abbiano ricevuto lettere o cartoline da Claudia Bartolozzi e che le abbiano conservate di farmelo sapere o farlo sapere agli inquirenti».

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