Morte di Claudia Bartolozzi,
nuova udienza davanti al Gip:
«E’ stato un omicidio premeditato»

MACERATA - La donna era morta nel rogo della sua auto nel 2009, ora il nuovo legale della famiglia ha svolto indagini. Il 2 dicembre udienza in tribunale per chiedere la riapertura del caso che era stato archiviato come un suicidio
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Claudia Bartolozzi

 

Riaprire le indagini sulla morte di Claudia Bartolozzi: è questo che verrà chiesto il 2 dicembre nel corso di una udienza che si svolgerà davanti al gip del tribunale di Macerata. Claudia era morta a 33 anni il 29 ottobre 2009, a Macerata, mentre era in auto e faceva ritorno a casa. La sua auto era stata avvolta dalle fiamme. Il caso era stato archiviato, nonostante i famigliari si fossero opposti con forza, come un suicidio. Decisivo un biglietto che era stato trovato a casa della donna, che avrebbe annunciato il gesto e ritenuto scritto da lei in base agli accertamenti svolti. Una tesi a cui non hanno mai creduto i famigliari della donna, che lavorava come infermiera in ospedale. I genitori, Basilio e Giuseppina, hanno in seguito dato incarico all’avvocato Alessandro Caruso Frezza, per venire a capo della vicenda. Il legale ha ripreso in mano le indagini svolte e  ha condotto insieme al suo staff di esperti, nuove indagini difensive. In base ad una rilettura delle risultanze istruttorie di dieci anni fa e le nuove indagini svolte (con ausilio tecnico-grafico, grafologico e criminologico) hanno portato il legale e il suo staff a ritenere che la morte di Claudia sia stata un omicidio premeditato. Una tesi che il legale ha prospettato alla procura di Macerata che ha chiesto la riapertura delle indagini, che sono state riaperte e successivamente archiviata. Il 2 dicembre si svolgerà l’udienza davanti al Gip Domenico Potetti, di opposizione all’archiviazione, l’avvocato Caruso Frezza insisterà affinché le indagini proseguano. «Dieci anni fa, ciò che ritengo essere stati solo un “depistaggio volontario ad opera di ignoti” ed un “antefatto casuale irrilevante” concorse a far apparire credibile l’ipotesi del suicidio. Ma così non doveva essere – dice l’avvocato Caruso Frezza –. Né può più essere. E’ necessario, dunque, che si indaghi effettivamente al fine di individuare il colpevole o i colpevoli, ad oggi rimasti ignoti». Il legale aggiunge che «Lo stesso convincimento che si sia trattato di suicidio necessita, prima di essere reiterato, che venga vagliata, seriamente e con determinazione, ogni altra ipotesi alternativa, per come puntualmente circostanziata e documentata agli atti del procedimento. L’ipotesi adesso è quella dell’omicidio premeditato».

(Gian. Gin.)

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