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Ubi Banca, sit-in dei lavoratori:
«Il nostro futuro è a rischio»

JESI - Protesta davanti l'Esagono contro le prospettate esternalizzazioni: 102 dipendenti in otto uffici d'Italia saranno ceduti ad aziende private. I sindacati: «Oggi loro, domani cosa ci aspetta?»
venerdì 13 Settembre 2019 - Ore 15:12 - caricamento letture
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La protesta davanti all’Esagono della Ubi Banca di Jesi

 

di Talita Frezzi

Si sono ritrovati questa mattina alle 8,15 davanti ai cancelli della sede centrale della Ubi Banca di Jesi, al centro direzionale Esagono di via don Battistoni, per protestare contro il progetto di esternalizzazione deliberato dal Gruppo Ubi. Una protesta importante, che ha visto partecipare al presidio i lavoratori e le lavoratrici dell’istituto di credito.
Cartelloni e striscioni esposti, manifesti delle principali sigle sindacali. A Jesi come a Pesaro, in piazza del Popolo, dove accanto ai dipendenti Ubi è sceso il sindaco Matteo Ricci. Sono proprio Jesi e Pesaro le due città marchigiane principalmente colpite dalla scure delle esternalizzazioni (poi ci sono Bari, Bergamo, Brescia, Chieti, Cuneo, Milano) per un totale di 102 dipendenti ceduti da Ubi ad altre aziende. Un rischio per il contratto del credito e per il futuro stesso dei lavoratori interessati, ben 52 a Pesaro, non si sa ancora quanti a Jesi, sebbene dal gruppo non siano ancora stati resi noti dati ufficiali. Grande preoccupazione da parte dei sindacati Fabi First-Cisl Fisac-Cgil Uilca-Uil Unisin Coordinamenti Gruppo UBI, che oggi si sono uniti per una protesta unanime.

«Siamo qui a manifestare, anche attraverso il coinvolgimento e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, la massima contrarietà alle operazioni di esternalizzazione deliberate dal Gruppo Ubi – dice Antonio Polidori, segretario provinciale Cgil bancari assicurativi – il nostro timore è che a questa operazione ne possano seguire altre. Oggi 102 dipendenti (selezionati come? non sono stati esternalizzati rami d’azienda) saranno ceduti ad aziende private, ma domani? Cosa ci aspetta?». E’ infatti proprio “Esternalizzazioni Ubi: oggi 100 persone, domani?” il titolo dato all’iniziativa di oggi, articolata in una protesta davanti ai cancelli dell’Esagono dalle 8,15 fino alle 10,45 con un’assemblea straordinaria riunita alle 9,30 per fare il punto su rischi e problematiche di questa operazione già deliberata. «Vogliamo richiamare al senso di solidarietà i dipendenti del gruppo – continua il segretario Cgil – perché siamo tutti coinvolti». «La proposta di esternalizzazione – dicono ancora i sindacati – della società di servizi Ubiis del Gruppo Ubi sarà verso due società private, la Accenture e la BCube. Ma c’è il serio rischio che non vengano rispettati i contratti del credito. E se le banche stanno avviando un lento cammino di riduzione dei dipendenti (in Italia si è passati da 350.000 nel 2007 ai 280.000 attuali), nelle Marche le ripercussioni di questa operazione si sentono di più, sia per l’inglobamento di ex Banca Marche che per la trasformazione della Bpa Banca Popolare. Chiediamo – concludono in modo unanime i sindacati – qualora la cessione dei dipendenti sia irreversibile, che venga garantita la maggior salvaguardia possibile ai lavoratori soggetti all’esternalizzazione, con tempi più lunghi possibile di commesse di lavoratori dalla Ubi a queste società. E che venga loro consentita la possibilità di rientrare in Ubi qualora le aziende dovessero andare in rosso».

All’assemblea ha preso parte anche l’assessore regionale al Lavoro Manuela Bora, che ha parlato con i rappresentanti sindacali locali e regionali, ascoltando le loro preoccupazioni e le istanze. Nell’analoga protesta in piazza del Popolo, a Pesaro, insieme al sindaco Ricci e al responsabile della macro area Marche-Abruzzo di Ubi Roberto Gabrielli, era presente il governatore della Regione Luca Ceriscioli. Evidenziato che un’operazione di questo tipo rappresenterebbe un rischio importante per il credito della regione Marche, con una riduzione di presenze e di professionalità, ma anche di servizi. Le forze politiche locali e sindacali chiederanno un incontro con i vertici nazionali del Gruppo Ubi banca, per cercare di evitare l’esternalizzazione o quantomeno di dare le massime garanzie a tutti i lavoratori che saranno interessati da questo processo. 



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