Freddie Mercury protagonista di PopSound,
Alfieri: «Il suo mito è eterno»

CIVITANOVA - E' l'ultima icona della musica indagata dal palco di Popsophia dopo Madonna, David Bowie e Kurt Cobain

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Alessandro Alfieri a Popsophia

Alessandro Alfieri concluderà oggi, sabato 27 luglio, il percorso di PopSound. Contenitore di Popsophia che indaga tra brani live e frammenti di cultura massmediale la vita delle icone della musica. L’ultimo appuntamento, dedicato a Freddie Mercury, ci sarà stasera alle 23 al chiostro di Sant’Agostino, a Civitanova Alta. Terminerà così un viaggio che sta raccontando il dietro le quinte della filosofia di Madonna, David Bowie, Kurt Cobain e, appunto, del leader dei Queen. Alfieri sarà protagonista anche domani, ultimo giorno dell’edizione 2019 di Popsophia, ospite del Philoshow serale su Woodstock. Con lui sul palco, Carlo Massarini.

Alfieri, quale è il fil rouge che collega i quattro artisti?
«Ce ne sono diversi. Sicuramente c’è l’elemento del trasformismo, richiamo all’ambizione del superare il limite in un’eterna ricerca mai soddisfatta. Che altro non è che il prezzo da pagare al mercato commerciale, in epoca postmoderna, per non finire nel dimenticatoio. Vi è poi la metafora del viaggio infinito, diversa nella declinazione del proprio ruolo tra i vari artisti. In Bowie questa metafora è sublimata in quanto è l’artista astronauta e starman per eccellenza. E’ l’emblema della perpetua trasformazione dell’identità che si realizza grazie all’innesto di elementi del passato nell’immaginario fantascientifico. In Madonna, regina del pop ancora oggi a 61 anni, infinito è il viaggio della sua carriera, così come eterno è il mito di Freddie Mercury».

Viene da pensare che, celato tra un verso e l’altro della ballata malinconica dell’astronauta Major Tom, vi sia proprio l’idea del rompere il confine per gettare lo sguardo oltre la luna. Ma non solo. E di luna, negli anni ’60 e ’70, se ne è parlato e discusso molto. E’ così?
«In quella contingenza storica, il riferimento simbolico alla luna è presente in molte realtà. Noi indaghiamo Bowie ma basti pensare all’importanza nell’immaginario del lato oscuro della luna, uno dei grandi classici dei Pink Floyd. Qualche altro riferimento? Mike Oldfield, Nick Drake con “Pink Moon” e, in Italia, il cantautorato di Lucio Dalla con la sua “L’ultima luna”».

Prendiamo l’incontro su Kurt Cobain. Se la luna rappresenta per antonomasia la culla della proiezione dei nostri sogni, qual è il prezzo da pagare per vederli esauditi?
«La grandezza dei Nirvana, contrariamente a quanto pensano in molti, risiede nell’aver invertito le carte in gioco nella storia della musica rock. E’ stato il mercato internazionale con l’industria culturale, e non il contrario, ad inglobare la filosofia dei Nirvana e la loro ribellione al capitalismo. La pesantezza del paradiso di Cobain risiede proprio in questo: nell’essersi accorto che, molto probabilmente, sarebbe stato meglio lasciare i sogni sulla luna piuttosto che vederli realizzati».

Alfieri, lei ha riflettuto sull’immagine della morte nella poetica di David Bowie. Ma come si interfaccia questo concetto con la produzione degli altri grandi autori indagati da PopSound?
«Freddie Mercury, ad esempio, non si è suicidato contrariamente a Kurt Cobain, ma la morte attraverso un male simbolico, l’Aids, è tornata a chiedere il conto. Interrompendo lo scrigno della fantasmagoria e della teatralità. I Queen sono spettacolo assoluto, il glam rock in America si caratterizza per pragmatismo e mera estetica. “The show must go on” e, proprio tentando di tenere fuori la morte dalla propria produzione musicale, per la legge del contrappasso, questa ritorna nella vicenda privata e biografica del leader. In Bowie, al contrario, il tema della morte è sempre presente. Non viene occultato, anzi: Bowie è solito introdurre elementi tragici nei brani con dissonanze, con una voce sgraziata o, ancora, con elementi lo-fi»

Se le diciamo luna, quale canzone le viene in mente?
« “Luna” dei Verdena, una delle mie canzoni italiane preferite degli ultimi decenni».


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