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Gentiloni, seconda uscita
da presidente Pd
«Viva Macerata, non è il Bronx»

L'EX PREMIER, di origini tolentinati, ha presentato la sua "Sfida impopulista". «La Lega non ci fa più tanta paura, le elezioni politiche sono vicine». Sulla città: «Qui c'è stato un delitto terribile, ma resta un forte centro culturale abitato da gente onesta e laboriosa»
venerdì 22 Marzo 2019 - Ore 21:59 - caricamento letture
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Paolo Gentiloni tra Narciso Ricotta e Angelo Sciapichetti

 

di Maurizio Verdenelli
(Foto Fabio Falcioni)

Paolo Gentiloni fra ritorno ‘del figliol prodigo’, revanscismo antipopulista, europeismo, elezioni anche e soprattutto politiche che lui prevede “tra qualche mese”, Mark Twain ed esaltazione dell’eroismo della ‘gente comune’. Con particolare riferimento ai sindaci del cratere sismico ed ancor più particolarmente alla figura di Cristina Gentili, prima cittadina con impegno ed abnegazione sulle devastate barricate di Bolognola, ormai paese simbolo della volontà di ricostruire “dove lei ha riaperto il Comune ospitandovi pure alcune famiglie disagiate”. Il popolo del Pd, stavolta pure i giovani – che tradizionalmente disertano i pur interessanti incontri del circolo ‘Aldo Moro’- ha decretato gli onori del trionfo al ‘tolentinate’ di Roma (ne ha ricordato gli anni belli di quando n’era assessore) e freschissimo presidente dei democrat con il 94% dei voti dei delegati -“ma convincerò anche il 6% degli astenuti” promette lui mentre in prima fila sorridono sicuri il sen. Francesco Verducci ed Irene Manzi, eletti nella direzione centrale del partito.  E’ la terza visita in provincia di un ex premier nel giro di pochi giorni, dopo quelle di Enrico Letta a Unimc e Matteo Renzi a Civitanova.

“Bentornato a casa, Paolo!” ha quasi tuonato sulle ali dell’entusiasmo l’assessore regionale, Angelo Sciapichetti salutando e ringraziando per l’attenzione avuta per i problemi dei terremotati, l’ex premier nell’affollato salone dell’ex Asilo Ricci che tra 4 giorni vedrà, introdotto dal sindaco Carancini, Carlo Calenda. Un incontro-intervista (a cura del giornalista Raffaele Vitali) motivato ufficialmente dalla presentazione del libro di Gentiloni ‘“La sfida impopulista (sottotitolo: da dove ripartire per tornare a vincere’). In realtà si è trattato, passando per i problemi del ‘cratere sismico’ (“Che hanno fatto i nuovi? Niente se non prorogare i nostri provvedimenti e fare promesse impossibili” ha gongolato Sciapichetti mentre Gentiloni dice ‘si’ con il capo) di una sfida a Salvini. Anzi la vera, unica Sfida, quella finale come nei film Usa. Che se appariva molto ardua fino a poco tempo, ora lo appare meno. Ma… “keep calm” ha sottolineato l’ex presidente del Consiglio che una cura contro il prorompente populismo italiano, edc europeo, una ricetta ce l’ha. “Fare il gioco di squadra”. E Vitali impietoso: “Ma Renzi, se lo ricorda?”. “Eccome, sin dai tempi de La Margherita, lui giovanissimo presidente della Provincia di Firenze. Darà senz’altro una mano al nuovo corso, a Nicola (Zingaretti ndr). Penso che abbia capito che ora non c’è più bisogno di un partito di numero uno ma di una formazione compatta”. Anzi di più. C’è bisogno di un vero pollice verde in salsa politica, secondo Gentiloni. “Mi rifaccio all’esperienza dell’Ulivo che fece crescere una coalizione forte. Per un fronte ampio, il Pd ha bisogno di far crescere le pianticelle di adesso: ‘più Europa’ e i frammenti a sinistra. Ormai è chiara la prospettiva si va di nuovo verso il bipolarismo: centrodestra e centrosinistra. Berlusconi riuscì a far convergere attorno a sé quasi la metà degli elettori italiani (e noi più dell’altra metà), Salvini non è in grado di fare questa operazione di coagulo”. “Ora sono più fiducioso: quel sottotitolo del mio libro non mi pare più tanto velleitario”.

Paolo Gentilonii con Francesco Adornato, rettore di Unimc

Scusi, tuttavia Mark Twain che c ‘entra? “A proposito di fake news, ci fu una volta che l’AP (Associated Press) desse per sbaglio il decesso del grande scrittore. E lui rapidamente inviò all’agenzia di stampa americana una sorridente smentita: ‘Notizia mia morte largamente imprecisi’. Così per la morte politica annunciata lo scorso anno, del Partito Democratico”. L’assemblea dell’orgoglio Pd sorride, applaude ai calembour del ‘figliol prodigo’ e lui non risparmia scampoli di appartenenza. In sala, tra gli altri ci sono il cugino Francesco Massi Gentiloni Silverj e l’ing. Gianfranco Ruffini (già in pole position come commissario alla ricostruzione) che ha restaurato a Tolentino il palazzo della famiglia Gentiloni. “Quando frequentavo spesso da ragazzo Tolentino, percepivo Macerata come la grande città”. Su Pamela, tra gli applausi: “Un delitto terribile, tuttavia Macerata non è il Bronx o una città di frontiera. La realtà è che il capoluogo resta civilissimo, un forte centro culturale con la popolazione tradizionalmente onesta e laboriosa”. E alla fine Gentiloni, mettendo definitivamente via l’aplomb, letteralmente esploderà tra scroscianti battimani: “Viva Macerata, sempre!” e poi un abbraccio, coram populo pd, con il sindaco del capoluogo, presente in prima fila -ma dalla parte opposta del rettore Adornato, a metà strada il presidente dell’assemblea regionale, Mastrovincenzo. Lo stesso Carancini che era stato citato dall’ex premier (che riserverà la segnalazione soltanto ad un altro politico presente: Mario Cavallaro) nel passaggio sui sindaci ‘eroi’: “Vi dico che c’è più soddisfazione a governare la propria comunità locale che essere nel Palazzo romano, distanti ed in ogni caso non in grado di percepire, come ad esempio Romano Carancini, il frutto della buona amministrazione”.

Tuttavia il tema forte è rimasto quello dell’Europa e delle elezioni amministrative “dove cominceremo a misurarci con Salvini, visto nel Continente come il vero leader del governo italiano, presieduto dall’avvocato Conte (testuale ndr)”. Non a caso Gentiloni, appena eletto presidente, è andato in Basilicata (“dove ora si vota” ha ricordato con un sorriso d’intesa) “prima di venire qui a Macerata, la mia seconda uscita pubblica nel mio nuovo ruolo”. A sorpresa poi l’autodefinitosi ‘moderato’ ex primo ministro –“per educazione, storia e cultura di famiglia (ha dichiarato il pronipote del conte Vincenzo Ottorino) diventa ‘Paolo il caldo’ in versione realpolitik, sollecitando allo ‘sprint’ elettorale “i parlamentari presenti” (uno soltanto in realtà; Morgoni lo aspetta in serata a Potenza Picena per un analogo evento librario). “I tempi sono maturi anche per le elezioni politiche: prepariamoci”. Ancora: “Lo dobbiamo ai 1.600.000 che dandoci credito, hanno votato alle primarie del segretario nazionale”. “Per vincere non bisogna fare come nel 1913/1914 fecero i ‘Sonnambuli’, così passati alla storia i gruppi che nei vari Paesi europei lasciarono il passo alla guerra”. Apprezzamenti da ex ministro degli esteri alla Francia ‘partner economico irrinunciabile’, a Macron, a Tsipras e alla Merkel “sempre preparata su ogni dossier”. Tutti molto meglio del capo della Lega “che a Mosca vicino a Putin ha detto che si trovava meglio al Cremlino che a Bruxelles. Capito, qui rischiamo l’isolamento, rischiamo di non contare più nulla e di non essere più un Paese fondamentale snobbando Francia e Germania”.
La sua mission, presidente? Gli ha chiesto l’intervistatore. “Un ruolo a rappresentare tutti e a garantire così la compatezza della squadra”. Per la sfida ‘impopulista’ ad una Lega che da qualche mese non fa più tanto paura –al M5s e a Di Maio Gentiloni ha dedicato significativamente appena qualche secondo in risposta a domande finali del pubblico. “Vedremo come andrà in Basilicata dove i Cinquestelle a marzo erano il doppio di noi? Adesso, sono la metà: succede in politica”. E poi via di corsa, a Potenza Picena a conclusione della giornata ‘politica/letteraria’ dello scrittore/presidente.

Adornato, Ricotta, Manzi e Mastrovincenzo in prima fila

 

 

 

 

 



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