facebook twitter rss

«Più terreni hai, più contributi prendi»
L’agromafia va a caccia nel cratere

LA TESTIMONIANZA di un agronomo ricalca le preoccupazioni di Coldiretti. E il rischio di infiltrazione è concreto anche nella ricostruzione. Le imprese edili sane attendono rimborsi spese fino a 7 e 8 mesi con il rischio di fallire. Per protesta intanto i progettisti fanno la “serrata degli studi tecnici”. A Camerino la “lezione” degli scienziati giapponesi
lunedì 11 Marzo 2019 - Ore 11:07 - caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

691 Condivisioni

 

Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Un agronomo con evidente preoccupazione ci ha segnato un episodio che lo ha messo non poco in allarme. Occupandosi, come sensale, di compravendite di terreni viene sempre a sapere con largo anticipo quali sono gli appezzamenti in procinto di essere messi in vendita, specialmente nella zona montana della nostra provincia. Così avendo appreso che ad Acquacanina era in vendita un terreno si è subito precipitato al catasto per conoscere tutti i dati catastali. Ed è stato proprio lì che, con sua grande sorpresa, è venuto a sapere che il terreno era stato acquistato da un signore di Caltanisetta. E lui si è subito chiesto: «Come mai un cittadino di Caltanissetta è venuto a conoscenza prima di me, che abito in questo territorio, della vendita di un terreno di montagna nel Maceratese?». E ne ha tratto la conclusione che anche questo è un segnale della presenza dell’agromafia con informatori in tutte le zone a rischio spopolamento come appunto quelle terremotate. Gli abbiamo spiegato che un caso singolo non significa nulla, che quel signore di Caltanisetta, fino a prova contraria, è da ritenere persona incensurata, e che chissà da quanto tempo cercava un terreno nelle Marche. Ci ha replicato che egli conosce anche altri di questi casi “fortuiti” di gente del sud che acquista nelle Marche. «Perché – ci ha spiegato – più terreni possiedono e più contributi hanno dall’Unione europea. Sapendo poi che i controlli vengono fatti solo a campione è facile che la maggior parte dei loro possedimenti sfuggano alle ispezioni! D’altra parte l’unico obbligo cui sono tenuti è quello dello sfalcio periodico».

Abbiamo allora collegato questo suo ragionamento con quanto riferito in un comunicato della Coldiretti nel quale si afferma: «Sono diverse decine le aziende agricole che hanno ricevuto proposte di acquisto con offerte economiche particolarmente basse. Lo stesso fenomeno si è registrato con riferimento a numerose proposte di acquisto avanzate ai proprietari di animali allevati e impossibilitati a restare nelle stalle considerate inagibili». E allora qualche sospetto sorge più concreto partendo dal quesito: ma quanti agricoltori e allevatori del nostro territorio si trovano in così floride condizioni economiche da cercare di acquistare a destra e a manca terreni e allevamenti di ovini e bovini? Ci vorremmo sbagliare ma è troppo facile pensare che soltanto la mafia, che ricicla il denaro da proventi illeciti, può pensare di appropriarsi di questi appezzamenti di terreno e a prezzi molto bassi.

 

Maria Letizia Gardoni. presidente regionale di Coldiretti

E la stessa Coldiretti avanza questa considerazione più che giusta: «Con oltre 15.000 imprese coinvolte dal sisma, il 61% del totale nelle aree colpite è stata presa di mira da fenomeni speculativi». E noi ci chiediamo: sono tutti leciti? Ci auguriamo di sì ma non possiamo giurarci. E d’altra parte non sarebbe altro che il risultato dello spopolamento programmato di cui ormai si parla apertamente un po’ ovunque. Uno spopolamento che ha gravissime conseguenze anche sul piano economico. Infatti moltissime aziende sono state messe in crisi con un crollo molto netto di tutte le produzioni di eccellenza del territorio montano e pedemontano. E sempre da Coldiretti apprendiamo che i settori più colpiti sono stati quelli dei cereali (-15%), del pecorino dei Sibillini (-10/15%), del latte (35% ma riferito a tutte le province colpite), del ciauscolo (-15%) e via elencando. Questo significa che abbandonando quelle zone alla desertificazione perdiamo gran parte delle nostre migliori produzioni (e soprattutto quelle dell’artigianato gastronomico più richieste dai turisti) aprendo le porte alla mafia.

Capitano a proposito le considerazioni fatte all’Università di Camerino da un team composto da esperti di gestione dei disastri ambientali inviati dalla Toyo University di Tokyo con la quale l’ateneo camerte ha un programma di collaborazione per lo studio delle zone colpite dal terremoto. Dopo aver visitato le aree colpite dal sisma nell’Alto maceratese essi hanno dimostrato, con grafici e statistiche alla mano, quanto sia importante il fattore tempo: «la possibilità di sviluppo economico della zona colpita decresce esponenzialmente al crescere degli anni impiegati per la ricostruzione». Appare quindi evidente che qualcuno ce l’ha con i terremotati avendo creato una normativa farraginosa, non aumentando l’organico dell’Ufficio ricostruzione, rinviando di mesi il rimborso delle spese sostenute dalle imprese edili. E ci vanno di mezzo non solo i terremotati del Maceratese ma anche quelli di altre province e regioni. Infatti sia i sindaci di Amatrice che di Arquata sono “imbufaliti” più del sindaco di Castelsantangelo sul Nera per come stanno andando le cose.
E tale “andazzo” fu evidente subito dopo il sisma tanto che si parlò di 20/30 anni per la ricostruzione. Pensavamo fosse una bufala e invece si sta rivelando realtà. Ma gli studiosi giapponesi si sono anche meravigliati che l’Italia ancora non possieda «una legge nazionale a carattere generale dedicata ai disastri, siano essi naturali o provocati da attività umane». D’altra parte, hanno detto, esiste anche la Carta dell’Onu sulla gestione dei disastri alla quale si deve fare riferimento per le pratiche legislative. Ma la notizia …forse… non era arrivata ancora in Italia. Gli scienziati del Sol Levante, che di terremoto, come è noto, se ne intendono, hanno notato che sono in corso opere di messa in sicurezza e anche di demolizione, ma che cantieri per la ricostruzione ce ne sono ben pochi. E le cause di questi ritardi sono stati individuati nel moltiplicarsi dei passaggi istituzionali e burocratici, nelle carenze di organico, nel persistere di una tempistica pensata per una gestione ordinaria dell’urbanistica, non adatta a situazioni di emergenza.

Lavori di demolizione a Pieve Torina

Un altro settore in difficoltà non solo nelle aree terremotate, ma anche in tutta la provincia, è quello delle costruzioni. Infatti nei piccoli restauri e nei lavori di messa in sicurezza di palazzi pericolanti, sono state impegnate numerose aziende artigiane o comunque di piccole dimensioni del Maceratese. Molte di queste ora hanno ultimato i lavori (anticipando le spese per i dipendenti, per le materie prime, per le tasse ecc.ecc.) ma non riescono ad ottenere i rimborsi neppure con la certificazione dell’Ufficio ricostruzione. E comunque debbono attendere dai 7 ai 9 mesi e questo le mette in crisi tanto che qualcuna rischia il fallimento. E ciò anche per il fatto che vengono da dieci anni di crisi terribile per l’edilizia. Ma quel che è più grave è che non solo neppure le banche le aiutano, ma addirittura debbono rinunciare a prendere altri lavori in quanto non possono anticipare le spese. E alcuni imprenditori hanno detto «Non possiamo essere il bancomat dello Stato». E’ di tutta evidenza che queste aziende, tutte di alta specializzazione, con tutti i certificati antimafia ecc.ecc., corrono il rischio, essendo state messe con l’acqua alla gola, di diventare preda (senza neppure che se ne accorgano) di qualche impresa mafiosa del sud o del nord. Il pericolo c’è per cui tutte le istituzioni debbono stare in guardia. Ma anche questo è un problema perché in molti settori, compresi quelli delle forze dell’ordine, gli organici sono spesso assai carenti con le conseguenze ben prevedibili. Sperando sempre che almeno le intercettazioni telefoniche funzionino a pieno regime. Intanto, oltre alle aziende edili, anche gli studi tecnici, ingegneri, architetti e geometri impegnati nella ricostruzione, sono in difficoltà per i ritardi nei pagamenti e perché «sembra quasi che la ricostruzione – hanno scritto – non si voglia far partire». Pertanto martedì 5 marzo hanno attuato la “serrata degli studi”. Ma andiamo avanti egualmente perché i marchigiani sono resilienti, e i maceratesi più degli altri. Da più parti si lancia appelli per evitare che la mafia entri nelle attività connesse con la ricostruzione post sisma. Si firmano protocolli, si fanno intese e si stringono collaborazioni. Poi però si scopre che negli appalti continuano a vincere le imprese che offrono il maggior ribasso. E’ evidente che se gli uffici tecnici, secondo i loro tabellari, prevedono un certo investimento, e l’impresa che vince l’appalto fa un ribasso troppo alto, sicuramente quella riduzione di spesa sarà compensata da materiali più scadenti, dall’impiego di operai non qualificati, dall’utilizzo di manodopera in nero, dal non rispetto delle norme più elementari di sicurezza sul lavoro ecc.ecc. Ma non sarà l’impresa che ha vinto l’appalto a compiere tutte queste irregolarità ma le ditte subappaltanti, che fanno parte di consorzi di impresa come scatole cinesi.

Il questore Antonio Pignataro

In questo quadro assai poco roseo per la legalità, non vanno sottovalutate le minacce nei confronti del questore di Macerata, Antonio Pignataro, che ha fatto della difesa della legalità il suo scopo di vita. Forse non saranno fatte dalla mafia, come ha sostenuto il Secolo XIX di Genova, ma forse è opera di qualche clan che è stato colpito duramente dalla massiccia campagna antidroga della Questura di Macerata. E la battaglia per la legalità colpisce anche la prostituzione come i locali notturni fatti chiudere per irregolarità dal questore. Tutti si sentono danneggiati nei loro interessi. Per non parlare degli interessi che si celano dietro lo smercio della cosiddetta cannabis light e che mantiene invece tutte le caratteristiche della droga. Anche questo settore giustamente è stato messo in crisi dal questore di Macerata. Ma quanti ragazzi sono stati salvati dalla droga? Quante famiglie hanno tirato un sospiro di sollievo per aver “recuperato” un loro figlio? Quanti studenti hanno evitato di finire nel giro vorticoso della droga soltanto per aver ascoltato un intervento di funzionari e agenti della Squadra mobile intervenuti nella loro scuola? Nella lotta tra legalità e criminalità i maceratesi non possono essere che con la legalità e quindi con il questore Antonio Pignataro.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons
X