Castagnetti sgancia la bomba:
«Il Pd non ha uomini all’altezza»
MACERATA - L'ultimo segretario del Partito popolare ospite d'onore del circolo Aldo Moro all'hotel Claudiani, un incontro organizzato a 100 anni dal famoso appello di don Luigi Sturzo "ai liberi e forti". "Su Enrico Mattei, don Sturzo aveva torto". In chiusura la stoccata ai dem: «Non pochi tengono solo alla propria sopravvivenza politica»

Adriano Ciaffi, Pierluigi Castagnetti e Angelo Sciapichetti
di Maurizio Verdenelli (foto di Fabio Falcioni)
«Il Pd non ha nel vertice uomini all’altezza. E non pochi tengono solo alla propria sopravvivenza politica. Inoltre non viene compresa la lacerante tendenza nell’opinione pubblica per cui il partito è visto come interprete dei ‘piani alti’ e della classe più abbiente per di più nell’attuale contesto di lacerazione sociale». La ‘bomba’, alla vigilia dell’arrivo di Maurizio Martina a Macerata, esplode verso la mezzanotte all’hotel Claudiani nel piccolo auditorium strapieno (indomite, vecchie generazioni maceratesi di Pci e Dc) assonnato e pronto a svuotarsi a conclusione ultima della risposta ad una domanda dell’ex sindaco di Tolentino, Luciano Ruffini.

Pierluigi Castagnetti
La fa lunga, l’oratore Pierluigi Castagnetti, dossettiano (poi collaboratore di Zaccagnini e Martinazzoli) più volte deputato ed europarlamentare, ultimo segretario del Partito popolare ante-Margherita. Poi nel finale fa esplodere un pacatissimo, rovente ‘j’accuse’. Non serve a mitigarne l’esplosività la considerazione che il Pd in un contesto generale di ‘proprietari’ e leader resta l’unico vero partito e che gli «attuali governanti non siano all’altezza di dirigere il Paese». Non c’è più tempo per la ‘contraerea’ da parte del Pd ufficiale: in sala, in fondo, c’è il segretario provinciale Francesco Vitali ma pronto ad uscire, viene preso in contropiede. Seduto in prima fila c’è il consigliere comunale e provinciale Paolo Micozzi, ma si è dimesso da qualche tempo, da segretario cittadino e non replica. E neppure Narciso Ricotta, assessore autorevole della giunta del sindaco Carancini (che non c’è, ma c’e’ il predecessore Giorgio Meschini) seduto al centro dell’auditorium che vede tra gli altri l’ex sottosegretario del governo Prodi, l’ascolano Pietro Colonnella e l’ex parlamentare Mario Cavallaro. Quest’ultimo da Castagnetti indicato insieme con l’onorevole Adriano Ciaffi –anch’egli al tavolo dei relatori- per un ideale ruolo di ‘pensatore’ dopo l’intensa attività a Roma. “Si, pensiamo…” sussurra a chi scrive (con cui collaborò ai tempi del ‘Messaggero’) Cavallaro ma appare un po’ rassegnato. Il momento, a sorpresa, di passare dal racconto storico all’attualità, meno nobile, irrompe come in un racconto di Edgar Allan Poe, sul far della ventiquattro prendendo, abbiamo detto, un po’ alla sprovvista tutti. Anche il ‘padrone di casa’ Angelo Sciapichetti, assessore regionale, che a nome del circolo ‘Aldo Moro’ aveva introdotto un paio d’ore prima il tema ‘Ai liberi e forti’, a cento anni (18 gennaio 1919) dall’appello di Luigi Sturzo e dalla nascita del Partito Popolare Italiano.

Angelo Sciapichetti
E’ mancato purtroppo l’ospite più atteso, il cardinale Edoardo Menichelli, settempedano di Serripola, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, bloccato stavolta non dal maltempo (come quando l’incontro fissato in un primo momento il 22 gennaio è stato rinviato a ieri sera) ma da improvvisa influenza. «Ho 38.2 di febbre: verrei lo stesso, ma i medici me lo vietano», aveva telefonato nel pomeriggio a Sciapichetti, sua eminenza cui Adriano Ciaffi avrebbe voluto porre alcune ‘questioni’. Le ha poste allora a Castagnetti in relazione al tema di ‘historia magistra vitae’ o meglio ai ricorsi vichiani, tra passato, presente e futuro possibile. L’ultimo dei segretari del Ppi non si lascia sfuggire, a parte il ‘gran finale, l’occasione. Offrendo in una carrellata impetuosa dal 1905 (discorso di Caltagirone) fino agli anni ’50/60 sulle vaste e preveggenti orme di don Luigi Sturzo, molti motivi di paragone con la realtà di oggi. Non facendo nomi né…cognomi ma fornendo alla platea indizi e parallelismi significativi -nel mirino, ci è parso di capire, sopratutto il partito della Lega come novello ‘Defensor fidei’. Ha detto l’ultimo segretario del Ppi: «Mi sono incavolato (testuale, ndr) quando sono venuto a sapere che a Volta Mantovana la Lega, intuendo i principi federalisti di don Sturzo, aveva a lui intitolato la sede locale». «E a proposito di ‘ismi’ -ha sottolineato- ecco la divaricazione assoluta tra il ‘popolarismo’ di don Sturzo e il populismo: tra chi in nome degli interessi popolari agisce politicamente, e chi utilizza sentimenti popolari a fini diversi». Analogie, come richiesto da Ciaffi? A iosa. «Il Pnf si presentò come ‘né di destra né di sinistra’, perseguiva programmi, poi attuati, che si direbbero ‘di sinistra’: l’orario di lavoro ad 8 ore giornaliere e a 40 settimanali. Intanto abilmente tendeva la mano al Vaticano con la ‘politica chiesastica’: cappellani militari, suore negli ospedali, crocifissi nelle scuole e nelle aule di giustizia».

Adriano Ciaffi
Una storia, quella dei cattolici attivi in politica dopo il ‘non expedit’ di Pio IX , con una forte presenza di marchigiani: don Romolo Murri, nato a Monte San Pietrangeli, morto a Gualdo accusato dal papa di ‘modernismo’ (“dal fallimento della Democrazia Cristiana nacque il Partito popolare”), al Patto che porta il nome dell’avo di Paolo Gentiloni, Vincenzo Ottorino, conte di Filottrano e Tolentino; al cardinal Pietro Gasparri (Patti Lateranensi, 1929) la cui tomba ad Ussita è ora devastata dal terremoto; al fondatore dell’Eni, Enrico Mattei tra i protagonisti del Codice di Camaldoli. Castagnetti ha sottolineato la preveggenza di don Sturzo, federalista e primo europeista in Italia vent’anni prima di Ventotene –si definiva, lui siciliano, sud-europeo. Vide in Konrad Adenaur allora sindaco di Colonia, un possibile referente: in Germania si fece accompagnare da De Gasperi che sapeva il tedesco. «Nel ’57 diventato cancelliere, Adenaur ‘saltò’ una cena ufficiale in Quirinale con altri capi di Stato europei, per dividere quella sera la mensa con don Sturzo nel convento delle canossiane», ha ricordato Castagnetti. Precorse i tempi il prete siciliano. Lo si può leggere dalle copie che il circolo Aldo Moro ha fatto stampare di statuto e programma del Ppi («Quanti avvocati nel primo ‘direttivo’ del Ppi» mi fa notare l’avvocato Micozzi) e il ‘decalogo del buon politico’. Al punto n.1: “ E’ prima regola dell’attività politica essere sincero e onesto, prometti poco e realizza quel che hai promesso”. Al secondo: “Se ami troppo il denaro, non fare attività politica”. ‘Guarda’ molto lontano anche il punto 9: “Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini”.

Adriano Ciaffi e Pierluigi Castagnetti
Poco preveggente don Sturzo si è dimostrato invece, su un grande marchigiano. “Tra il ’50 e il ’59 con Enrico Mattei ci furono incomprensioni varie”. Ebbe ragione a ‘sospettare’ del fondatore dell’Eni, dell’ influenza che ebbe sulla politica italiana e della sua strategia petrolifera? (è stata l’ultima domanda a Castagnetti). «No – ha riconosciuto Pierluigi Castagnetti (e con soddisfazione del pubblico, in particolare del ‘matteista’, Ivano Tacconi proto-consigliere comunale ed ex dipendente Eni, seduto in prima fila) – Eravamo un Paese senza petrolio, una materia prima che si sarebbe rivelata centrale per i destini di un secolo ed oltre: don Sturzo non aveva compreso appieno che la sfida di Mattei non era per il potere in quanto tale ma rivolta a favore del progresso italiano che, senza risorse energetiche, stentava sulla via della ricostruzione dopo le rovine della guerra».







Pierluigi Castagnetti e Stefano di Pietro
Castagnetti fa due affermazioni:
1. Il PD non ha uomini all’altezza
2. Il PD è l’unico vero partito.
Ora se l’affermazione 1 è vera, l’affermazione 2 è falsa, invece, se la l’affermazione 2 è vera, l’affermazione 1 è falsa.
E’ come le ‘convergenze parallele’ di Eugenio Scalfari del 1960: in un piano due rette o convergono o sono parallele.
Ossimori a gogò, come amica banca e ghiaccio bollente.
Adenaur sarebbe quel cancelliere tedesco Adenauer considerato uno dei padri della Comunità Europea che cerco di soffocare il cosiddetto “ Processo di Francoforte “ del 1963 sui delitti nazisti perché la Germania voleva “dimenticare” e il cui procuratore nel processo fu addirittura accusato di tradimento per aver fatto catturare Eichmann da un paese straniero rifiutandosi però di chiederne l’estradizione per processarlo in Germania come Bauer voleva? Ehh sì,,” Chi è senza peccato scagli la prima pietra” è sempre un detto valido, pronto a mostrare l’altra faccia della luna o la nostra. Certo che se tutti quelli che hanno il loro scheletro nell’armadio fossero muti sai che silenzio!! Comunque a me un vescovo ma nemmeno un prete mi ha mai telefonato. Questo che centra? Rileggere l’articolo con più attenzione e l’arcano sarà risolto. Ma a Macerata le occasioni per annoiarsi qualcuno le cerca proprio con la zeppetta!!! Dopo a Civitanova chiudono il Donoma. Ma apritene uno anche a Macerata!!
…be’, se non sono all’altezza, magari, se è il caso, potrebbero rivolgersi a qualche squadra di pallacanestro, e farsi, che so io, prestare qualche riserva, se no questi poveretti, tra ricotte, arancini, sciapichetti, ruffiani e castagnette, direi proprio che non sono a cavallaro, al massimo sono adatti a farsi un..martina e rossi, ed in più con il senno del Poe, dato che qui sono proprio arrivati al..moro e non moro!! gv
È possibile che con tutte le persone presenti, non ci fosse nessuno all’altezza di essere del PD?
Finalmente c’è Castagnetti che la pensa come me, non c’è nessuno nel PD all’altezza, ma solo poltronisti e lobbisti, invece che ascoltatori e servitori dei bisogni dei cittadini. Ormai un partito logorato solo da interessi personali o massonici.
arsenico e vecchi merlotti…
Io ho sempre pensato che il PD,anche per la fretta con la quale è stato costituito,sia stata più che altro un’operazione di potere e chi vi è emerso sia stato mosso dalla stessa logica.Purtuttavia,nello sfacelo generale,nel grande rimescolamento di carte,nel travisamento di tanti valori,nei tanti contraccolpi sociali determinati dall’esplosione del liberismo economico,il PD poteva rappresentare qualcosa di affidabile,almeno con l’ottimismo della volontà.Ora mi pare sia necessario andare oltre,rivedere a fondo tutta la materia,perchè non vedo il problema come questione di uomini ma di progetto,ritornando,modernizzandolo,al concetto destra-sinistra,il vero pilastro della storia,piaccia o non piaccia la terminologia.
Ultimi fuochi di sopravvivenza del centro-sinistra.