Una piazza mai così piena:
Cristina D’Avena da record in centro,
Macerata balla con le sigle dei cartoni
EVENTO - Da "Pollon" a "Holly e Benji", nella seconda serata del Festival Artemigrante l'icona pop delle canzoni di anime ha portato migliaia di persone nel cuore della città per ascoltare i brani che hanno fatto sognare due generazioni di bambini

Cristina D’Avena sul palco di piazza della Libertà
di Marco Ribechi (foto di Fabio Falcioni)
Cristina D’Avena riporta Macerata agli anni Ottanta: folla da record in piazza della Libertà. È stata una vera e propria adunata quella che ieri notte ha atteso trepidante l’arrivo di una delle icone pop della tv italiana. Nella seconda serata di Artemigrante, il festival di circo contemporaneo e teatro di strada giunto alla sua 27esima edizione, tutte le aspettative erano puntate su di lei: l’interprete delle sigle dei più celebri cartoni animati che hanno fatto sognare milioni di bambini.

Dei veri e propri inni alla spensieratezza, conosciuti universalmente parola per parola, che hanno accompagnato i momenti di svago di almeno due generazioni di italiani. Sigle che hanno visto anche il passaggio di testimone da quei bambini di una volta, ormai genitori, che raccontano ai figli di oggi le passioni di un’epoca che per ritmi e abitudini sembra già lontanissima da quella attuale.

Il pubblico di Macerata
Nella notte di ieri, nonostante lo spettacolo fosse fissato alle 23.15 per consentire agli altri artisti di esibirsi negli spazi della rassegna, tantissimi maceratesi non hanno voluto rinunciare a un tuffo nella fanciullezza e, fin dalle 21, hanno iniziato a riempire le strade del centro storico. Un lento ma costante flusso di persone che pian piano ha gremito totalmente piazza della Libertà, regalando al pubblico una lunga ma ampiamente ripagata attesa.

Un momento dello spettacolo
Poco dopo le 23, accompagnata dai suoi bodyguard come si addice a una vera star, è arrivata Cristina D’Avena, facendo esplodere il desiderio collettivo di cantare e ballare sulle note dei propri beniamini. Piazza della Libertà era piena come un uovo: difficile ricordare un altro evento capace di creare una partecipazione così massiccia. Il concerto è partito con il botto sulle note di un anime tratto dal manga più venduto della storia: “One Piece“, in italiano “All’arrembaggio!”, un’opera entrata nel Guinness dei primati per il numero esorbitante di copie in circolazione. Subito dopo è arrivato un classico senza tempo, “I Puffi“, probabilmente una delle sigle più famose al mondo nella storia della tv. Attraverso salti temporali tra gli anni Ottanta, Novanta e Duemila, Cristina D’Avena è riuscita a scaldare i cuori di tutti i presenti, intenti ad accompagnarla nel canto e a scatenarsi come nelle discoteche più vive. È poi la volta di “Doraemon“, seguito immediatamente da “Mila e Shiro”, l’anime che ha fatto appassionare tantissimi italiani alla pallavolo.

La folla in Piazza della Libertà
Scattano i primi lacrimoni e si cambia sport: tocca a “Captain Tsubasa”, ovvero “Holly e Benji”, il manga più imitato nei campetti di tutto il mondo che ha contribuito in modo decisivo alla diffusione del calcio in Giappone. Chi, nei pomeriggi estivi con gli amici di quartiere, non ha mai fantasticato di scagliare senza pietà un “tiro della tigre” alla Mark Lenders o di saltare sulla traversa per realizzare la “catapulta infernale” dei gemelli Derrick?

Il concerto è andato avanti tra ricordi ed entusiasmo, mentre sugli schermi alle spalle della cantante venivano proiettate le immagini iconiche della sua lunghissima carriera. Un altro successo planetario è stato quello di “Dragon Ball“, l’anime che ha dominato le tv italiane per oltre un decennio nel palinsesto pomeridiano. Un’intera epoca scandita dai ritmi degli appuntamenti col tubo catodico, ormai surreali nell’era delle tv digitali. Ma è con “Pollon” che la folla è tornata davvero bambina. La piccola figlia di Apollo residente nell’Olimpo è senza dubbio uno dei personaggi più simpatici degli anni Ottanta, e le sue avventure restano una fonte inesauribile di risate. Si è proseguito con “Tazmania“, “Magica Emi” e la raffinata “Sailor Moon”, proposta con un arrangiamento degno dei migliori pezzi radiofonici. «In questa epoca molto difficile il mio invito è vivere con più leggerezza»: questo il delicato pensiero lasciato da Cristina D’Avena al pubblico maceratese. C’è stato ancora tempo per un breve medley dei brani rimasti fuori dalla scaletta principale (tra cui “Lady Oscar“) e per chiudere in bellezza con “Occhi di Gatto“, il cartone che con le tre splendide sorelle ladre ha fatto innamorare intere generazioni.

Ascoltare Cristina D’Avena, oltre a un doveroso tuffo nel passato, offre la misura di quanto la cultura giapponese, attraverso gli anime e i manga, sia penetrata in quella occidentale, plasmandola e arricchendola di un universo infinito di fantasia. Non violenza o tensioni come quelle regalate dalle produzioni di altri paesi ma piuttosto una modalità dolce, simpatica ed educativa di affrontare la vita, con un sorriso sul viso e l’illusione di avere in tasca qualche tipo di superpotere. Il live si è chiuso tra gli applausi con una foto dal palco e i saluti al pubblico caloroso e soddisfatto. La cantante tornerà a esibirsi il 18 settembre a Senigallia accompagnata dai Gem Boy, altro frammento irriverente degli anni Novanta, mentre Artemigrante continuerà ad animare le vie del centro storico di Macerata fino a domenica.











Vorrei far notare che il volume della musica è stato troppo elevato, un fattore che può generare impercettibili ma rischiose microfratture nelle pareti degli antichi edifici circostanti, aumentandone la vulnerabilità in caso di eventi tellurici violenti; edifici costruiti con mattoni e calce, resistenti a carichi verticali ma non a vibrazioni e risonanze dovute ad onde sonore di grande intensità. A tal fine ricordo come il concerto dei Pink Floyd a Venezia nel 1989, fu fatto tenere su una piattaforma a debita distanza dai monumenti di Piazza San Marco e ad un volume non superiore a 60 decibel proprio per il timore di causare danni al patrimonio storico ed architettonico della città. Nel nostro caso la chiesa di San Paolo, la torre civica, il palazzo della prefettura, la loggia dei mercanti ecc., sono a pochi metri dagli amplificatori ed il volume sonoro generato sicuramente si è avvicinato, se non superato, i 100 decibel (quasi soglia del dolore). L’amministrazione dovrebbe provvedere a far rispettare un livello sonoro adeguato (non superiore a 70-80 decibel) onde evitare i problemi suddetti. I danni del terremoto sono anche dovuti all’incuria e alla mancanza di prevenzione.
Bartolò….tuto merito del camiciaio ????…ahahahahah
in assenza di fonometro e correlati rilievi come misurazione dell’impatto acustico, vige il buon senso, ancora sottolineando che il comune di mc si è dotato di regolamento sull’inquinamento acustico, basterebbe agli addetti ai lavori ed assessori , prenderne visione, perchè ci sono per zone e quartieri tutte le indicazioni, insomma è vero che ci sono artisti e dilettanti , ma ci sono anche i rischi per la salute pubblica, bene dare i permessi per l’evento, ma devono essere applicate e ferme le regole per evitare danni, come ? non certo alzando il volume di fronte a chi ti contesta, ma dialogando, e l’ass. Romano lo ha dimostrato, altri no…
Effettivamente un volume troppo alto da coprire le parole sia di Cristina D’avena, spesso incomprensibili, che delle stesse canzoni.
Per contro, essendo la piazza strapiena come pochissime volte, era bellissimo sentir cantare tutti ma proprio tutti in ogni angolo, ad una voce sola!!!