L’odio all’epoca dei social, don Rizzolo:
«L’Italia non è più un Paese cattolico»
MACERATA - Il direttore di Famiglia Cristiana, protagonista agli "Incontri d'autunno", ha analizzato la situazione della chiesa come nave in gran tempesta con il nocchiero Francesco duramente attaccato. Sull'immigrazione: «Noi non siamo per l’accoglienza senza se e senza ma». L'assessore Sciapichetti: «Nel capoluogo la presenza extracomunitaria è percepita in modo smisurato con angoscia»
di Maurizio Verdenelli
(foto di Fabio Falcioni)
Il rischio-Macerata è percepito in Italia come il clima umido in inverno: in modo sovradimensionato. “Vai a Macerata?! E’ una città pericolosa: stai attento!” è stata la raccomandazione a Napoli di una madre ad un giovane avvocato che, forse incautamente, aveva informato l’apprensiva genitrice che nel capoluogo di provincia marchigiano avrebbe dovuto recarsi per una causa in Tribunale.
La notizia, sul far della mezzanotte, è stata offerta come contributo di riflessione da Angelo Sciapichetti a conclusione (quasi) dell’Incontro d’autunno del circolo Aldo Moro con il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Rizzolo. L’assessore regionale cui si deve il tema di ieri sera (“Non so perché ti odio” individualismo, orgoglio e pregiudizio: i mali da curare per guarire per guarire l’Italia’ riscuotendo gli elogi di Vincenzo Varagona e di Gianfranco Formica, ex assessore regionale e mancato senatore sacrificato in extremis dal cooperativismo di centrosinistra di quegli anni: al suo posto il ‘verde Luigi Manconi) Sciapichetti, dicevamo ha fatto anche il nome di Pamela e di Traini, icone di questo annus horribilis ormai al suo penultimo giro. “Macerata è tranquilla, la presenza extracomunitaria è nella media italiana: 8/10% della popolazione, ma viene percepita in modo smisurato con angoscia…ce lo spieghi don Rizzolo” ha detto l’assessore regionale con delega alla protezione civile.
Il direttore di ‘Famiglia Cristiana’ (e dei periodici ‘Credere’, ‘Jesus’, ‘Maria con te’) erede del carismatico don Antonio Sciortino, spesso ospite del circolo Moro, non ha perduto l’occasione per far sussultare l’assemblea del ‘Claudiani’: “L’Italia non è più un Paese cattolico”, “Il Paese ha grave carenza di fede”, “Occorre una catechesi più puntuale e che ciascun cristiano legga il vangelo”; ancora: “I vescovi non tracciano più la strada, se si eccettuano le scarse dichiarazioni del presidente della Cei, cardinal Bassetti”, “Bisogna combattere la paura che ormai è il sentimento dominante ed insieme la vera debolezza della gente, come mi ha spiegato il capo della Polizia Franco Gabrielli”. Poi rivela un episodio illuminante dei malinconici tempi: “Quando ad Alba dirigevo il giornale diocesano ‘La Gazzetta”, 17.000 copie vendute su 150.00 abitanti, un parroco mi racconta che il suo vice si era opposto ad una richiesta di celebrare lui, per una volta, la messa vespertina affermando sic et simpliciter: ‘Non posso: alle 17.30 stacco!”.
Insomma chiesa come nave in gran tempesta con il nocchiero Francesco duramente attaccato. Un’osservazione ormai apertamente condivisa da tutti i relatori ‘confessionali’ degli ‘Incontri’ maceratesi targati Pd. “Una chiesa troppo silenziosa” ha sottolineato con forza lo stesso don Rizzolo. “E pure noi che vogliamo aprire un dibattito ci troviamo un po’ in difficoltà: la diocesi, che forse deve superare il dramma del terremoto e le difficoltà di una ricostruzione che tarda, è spesso poco pronta alle nostre richieste di dialogo. Tuttavia noi andiamo avanti” mi dice Pier Giorgio Gualtieri, presidente del circolo che prevede un gran finale (dopo Marco Tarquinio, direttore di ‘Avvenire’ e lo stesso don Rizzolo) con padre Alberto Maggi il biblista ‘superstar’ di Montefano. “E pensiamo pure ad una conferenza, fuori programma, del cardinal Edoardo Menichelli…-“.
E torniamo al tema principale: l’odio all’epoca dei social. E pure alla tempesta abbattutasi sulla professione giornalistica dopo il caso Raggi. Di tempeste, don Rizzolo, da due anni alla guida del più diffuso settimanale d’Italia, nel governo della congregazione della società editrice San Paolo, ne sa qualcosa. Parliamo del ciclone di fine luglio scorso per la copertina che Famiglia Cristiana ha dedicato al vicepremier in tema di migrantes: “Vade retro Salvini”. “Non siamo stati compresi, forse volutamente, il nostro pensiero travisato” dice il direttore, nativo della Bassa Veronese (“da me sono tutti leghisti”).
E mostrando la copertina del numero in edicola con Nancy Brilli ed una storia di violenza di genere, aggiunge: “Noi non siamo per l’accoglienza senza se e senza ma”. Sui colleghi, il direttore di Famiglia Cristiana fa chiari distingui facendo riferimento alla Legge 69/63 sulla Stampa che fa riferimento alla ‘verità sostanziale dei fatti’ di cui la categoria si deve rendere responsabile. “E’ una testimonianza che si richiede, non semplicemente un ruolo formale” dice il successore (da due anni ormai) di don Sciortino. “Mia madre mi ha parlato spaventato dei titoloni sui fatti di ‘nera’ che legge quotidianamente sui giornali: è spaventata. Bisogna raccontare nel modo giusto seguire, la logica della buona notizia lasciare aperta la porta alla speranza, ad un domani migliore”. “L’editoria usa ormai un linguaggio commerciale, consumistico da Black Friday importato dagli Usa”.
Ancora e sopratutto: “Qualche tempo fa abbiamo ripreso un bellissimo messaggio di auguri di Paolo VI. Anno 1964: no ai nazionalismi, no ai militarismi e gli individualismi. In apertura l’intervistatore, Vincenzo Varagona, giornalista Rai aveva ricordato la sua drammatica esperienza di inviato nella Guerra dei Balcani (per lui l’esperienza dell’affido di una bambina croata “ora felicemente sposata ad Ancona”) aveva parlato di una nuova ‘guerra’ interna che corre sui social: famiglia spaccata, società chiusa, insulti in bacheca (“Ho dovuto ricorrere al blocco”), mutazione genetica di una società che odia senza sapere in fondo perché. L’uno contro l’altro senza uno straccio di valore contrapposto. Solo perché l’odio è così terribilmente ‘easy’ ai tempi dei social e pure della crisi economica e dello spread a 310. Anche ai tempi del Natale: la piazza e l’abete splendidamente illuminati, ieri sera appena fuori dal ‘Claudiani’, tanti ragazzi in fila pazientemente per un posto a sedere nel locale più in voga della città. “Qui però non resto più: si lavora il triplo e si guadagna sempre meno, preferisco tornarmene in Brasile” mi confida Roberto, il cameriere, tanta saudade negli occhi pieni di stanchezza.









L’Italia non è (più ?) un paese cattolico e inoltre gli ecclesiastici non dànno il buon esempio, visto che fanno politica anziché occuparsi della cura delle anime (inclusa, beninteso, quella di Sciapichetti). E chiamale, se vuoi, percezioni.
L’Italia è laica,gli italiani bigotti da sempre.
Io credo che alla base ci sia nella grande maggioranza una grave caduta del senso critico,come dimostra la reazione più diffusa alle tante novità degli ultimi tempi,compresa la crisi economica.Molto dipende dalla scarsa considerazione della cultura,soppiantata da altri status symbol coltivati con cura estrema.
Per Bonfili. Con i mezzi che ci sono ora (a cominciare da Internet) è inspiegabile un livello culturale così basso. Forse questi stessi mezzi fanno diventare passivi, mah!
Integro il messaggio #1 con una considerazione forse banale: l’esistenza delle unioni civili comprova il fatto che l’Italia non è (più?) un paese cattolico.
..be’, sicuramente, osservando le copertine, e non solo, della rivista Famiglia Cristiana degli ultimi tempi, mi rendo conto che, purtroppo, è vero; ma c’è chi non dispera, anzi, confidando che, tra non molto, l’Italia diverrà un paese musulmano, cosicché la fede, poi, ritornerà nei cuori di molti ancora più e, per usare un termine caro a Sciapichetto, con effetto..smisurato. gv
Un’accoglienza senza se e senza ma è fuori di ogni buon senso sociale e cristiano. Poi in tutti questi anni la Chiesa predica l’aiuto ai poveri ma di fatto ha appoggiato tutte le forze politiche che non ha fatto niente per diminuire la povertà. L’Istat dichiara che ci sono circa 6 milioni di italiani in povertà assoluta ed altri 15 milioni alle soglie ed aggiunge che questi dati vanno considerati in difetto. Inoltre indica che il 10% degli italiani detengono l’80% della ricchezza ed il resto del 90% degli italiani ne detengono solo il 20%. E questa forbice si è accentuata in questi ultimi 10 anni. Allora ritengo che ci sia tanta falsità nelle parole e la povertà è diventata per molte associazioni un business per far soldi con i contributi dello stato a favore dell’accoglienza dei migranti e dei poveri. Prima di parlare dovete lavarvi la bocca perché siete direttamente o indirettamente responsabili dell’ingiustizia della povertà che c’è in Italia sia come informazione che come forze politiche che hanno governato in questi ultimi 30 anni. Ed ora vi permettete di criticare un governo che con enormi difficoltà cerca di invertire questa tendenza e che ha contro tutti i poteri forti nazionali ed internazionali e compresa la Chiesa. Nonostante tutto la maggioranza dei cittadini hanno capito e hanno voluto cambiare. Continuate a fare i falsari così perderete la fiducia sempre di più. Inoltre la Chiesa con questo atteggiamento del piede su due staffe, con Dio e con mammona, sta scandalizzando tanti fedeli che si allontanano dalla Fede. Molti di questi poteri forti nazionali ed internazionali fanno capo alla Massoneria che persegue gli interessi di pochi e di distruggere la Chiesa.
Povero Aldo Moro, ultimo vero statista cattolico italiano, che prima è stato fatto ammazzare e poi è stato beatificato, vedendo quello che sta accadendo si rivolterebbe nella tomba.
sì, è proprio odiosa questa gente che odia senza ragione…
Vedendo la faccia di un noto personaggio sempre così attivo, sempre così presente, sempre così inutile, mi è venuta la voglia di leggere il suo curriculum. E finalmente folgorato con la 720 volts ho capito tutto. Il suo pensiero, il tanto tempo libero per dedicarsi al dedicare, il come e il perché si raggiungono cime ( non quelle che i marinai dopo una nottata di percezioni di freddo e lavoro con le mani mezzo anchilosate avvolgono agli ormeggi ), ma quelle alte che si raggiungono solo con la meditazione e chissà quali conoscenze… spirituali. E qui , caro mio e caro io, non puoi odiare, ma provare solo una gran pena per chi vuole per forza dare una motivazione ad un’esistenza squallida, inutile, alla ricerca di approvazioni per cose che alla fin fine poi fanno gli altri. Ti ritrovi a crogiolarti nella meravigliosa sensazione di chi ha capito tutto della vita e questo che potrebbe esserti invidiato e anche motivo per odiarti, si spegne in quella miserevole visione che ti appartiene, che trasmetti altro che social e che non puoi cambiare anche se ti impregni vanitosamente con la preziosa essenza che possiedono quelli che per vivere devono sforzarsi solo di respirare, per il resto, stappata la bottiglia c’è più vino che nella botte.
Vedendo la faccia di un noto personaggio sempre così attivo, sempre così presente, sempre così inutile, mi è venuta la voglia di leggere il suo curriculum. E finalmente folgorato con la 720 volts ho capito tutto. Il suo pensiero, il tanto tempo libero per dedicarsi al dedicare, il come e il perché si raggiungono cime ( non quelle che i marinai dopo una nottata di percezioni di freddo e lavoro con le mani mezzo anchilosate avvolgono agli ormeggi ), ma quelle alte che si raggiungono solo con la meditazione e chissà quali conoscenze… spirituali. E qui , caro mio e caro io, non puoi odiare, ma provare solo una gran pena per chi vuole per forza dare una motivazione ad un’esistenza squallida, inutile, alla ricerca di approvazioni per cose che alla fin fine poi fanno gli altri. Ti ritrovi a crogiolarti nella meravigliosa sensazione di chi ha capito tutto della vita e questo che potrebbe esserti invidiato e anche motivo per odiarti, si spegne in quella miserevole visione che ti appartiene, che trasmetti altro che social e che non puoi cambiare anche se ti impregni vanitosamente con la preziosa essenza che possiedono quelli che per vivere devono sforzarsi solo di respirare, per il resto, stappata la bottiglia c’è più vino che nella botte.