Bernabucci ‘ex comandante’ in trincea
«Clima da 1938,
guerra ai leoni da tastiera»

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA - Dopo 20 anni alla guida del Gus, la più grande onlus che si occupa di accoglienza migranti nel nostro territorio, l'ormai ex presidente ha lasciato: «Sono stanco». Ha parlato a 360 gradi di questi ultimi mesi: l'omicidio di Pamela, il raid razzista di Traini, la citazione diretta a giudizio per evasione fiscale, gli stipendi non pagati ai dipendenti. Sugli attacchi ricevuti e i commenti che gli sono piovuti addosso: «Spero che queste persone mi aiutino a pagare le cartelle di Equitalia arretrate»
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Paolo Bernabucci, presidente del Gus dal 1998 al 2018

 

di Giovanni De Franceschi

«Io sono molto preoccupato, c’è un clima da 1938». L’anno delle leggi razziali in Italia. «Prima ci si vergognava a dire alcune cose, adesso si va in giro con la maglietta “Auschwitzland”. I disperati che arrivano in Italia con i barconi devono essere cacciati perché così si ottengono consensi, il nero è come se fosse diventato un male a prescindere, la povertà va cacciata dalle città perché conviene non vederla: è una società capovolta». Ne è convinto Paolo Bernabucci, ormai ex presidente del Gus, la onlus che si occupa di accoglienza migranti. Una delle realtà più importanti a livello nazionale, di sicuro la più grande del nostro territorio, con più di 400 dipendenti e un fatturato da oltre 30 milioni nel 2017. Dopo 20 anni ininterrotti alla guida dell’associazione, Bernabucci ha lasciato l’incarico di presidente. Il 2018 è stato un anno durissimo: dall’omicidio di Pamela Mastropietro, all’arresto di Innocent Oseghale, il raid razzista di Luca Traini, gli attacchi al sistema accoglienza, la citazione diretta a giudizio per evasione fiscale, i problemi di liquidità che hanno portato i dipendenti a dichiarare lo stato d’agitazione per gli stipendi arretrati. E lui, che è stato il deus ex machina dell’associazione fino all’altro ieri,  si è sentito come accerchiato, vittima e capro espiatorio allo stesso tempo. Qualcuno lo ha definito “comandante”, lui ha preferito considerarsi un “capo riluttante”. In ogni caso ha assicurato che resterà nell’associazione, ma come “soldato”. E ne ha per tutti, minaccia denunce e rivincite.

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Francesco Maria Perrotta

La sua è stata una decisione piuttosto inaspettata.

«Guardi – risponde Bernabucci – inaspettata forse se vista dall’esterno. Dall’interno speravo da un po’ ci fosse qualcun’altro che prendesse il mio posto. Ho vissuto questi 20 anni come un servizio, ma senza mai aver il desiderio di rappresentare, anche perché sono molto individualista. Man mano che l’associazione è cresciuta mi sono messo a disposizione, però l’ultimo periodo è stato molto difficile, soprattutto a Macerata. Tutto il consiglio direttivo e io in particolare siamo stati provati. Per fortuna Perrotta ha accettato di fare un passo avanti e di assolvere a questo delicato compito. E adesso sono più sereno. So che ci sono molti problemi, ma so anche che l’associazione è in buone mani».

Insomma era stanco di questo clima che si è creato in città.

«Credo che voi abbiate contribuito parecchio, la stampa in generale intendo. C’è stata un’attenzione morbosa verso l’associazione, un caso antropologico che andrebbe studiato. Più diventavamo grandi più venivamo attaccati. Poi nel 2015 con mafia capitale tutti hanno goduto, anche se noi non c’entravamo niente. Ma ormai era passato il concetto accoglienza migranti uguale business, un’equazione vergognosa. E’ come dire che tutti i carabinieri sono responsabili della morte di Cucchi. A proposito quando parliamo dei tanti commenti in cui sono stato insultato?»

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Paolo Bernabucci alla manifestazione pacifista a Macerata

Quando vuole, dica.

«Quando è stato arrestato Innocent Oseghale (l’unico accusato ad oggi dell’omicidio di Pamela, ndr) dopo cinque minuti erano già uscite frasi del tipo “Il Gus ha le mani sporche di sangue”. Solo perché questo ragazzo è stato un anno con noi qualunque cosa faccia o abbia fatto è colpa nostra? E’ vergognoso. E anche se è venuto fuori che eravamo stati noi a segnalarlo a chi di dovere e ad estrometterlo dal progetto ben un anno prima del suo arresto perché non si comportava bene, questo non ha interessato nessuno, perché comunque era colpa del Gus. Poi arriva un ragazzo (Traini, ndr) e si mette a sparare ai neri per fare giustizia, ma in fondo in fondo non è colpa sua è colpa del Gus. Sono arrivati addirittura a dire che ho un conto alle Cayman dove nasconderei i soldi. Io chiederò conto a queste persone, un contributo, mi aspetto che mi aiutino a pagare le cartelle di Equitalia arretrate».

Cartelle?

«Sa per 20 anni mi sono occupato del Gus e ho lasciato indietro le cose che mi riguardavano, si tratta di multe arretrate, roba del genere».

E lei cercherà di pagarle con il risarcimento che conta di ottenere da chi pensa l’abbia diffamato. Per quanto riguarda il nostro lavoro dobbiamo raccontare i fatti. 

«In alcuni casi ci si limita a raccontare, in altri no. Nel dare la notizia dell’arresto di un pusher, per esempio, spesso se è nigeriano lo si sottolinea, se è italiano no.  E nel fare questo si danneggiano molti ragazzi che cercano di integrarsi con impegno e serietà».

Adesso però è lei che generalizza. Ma a parte questo, torniamo al tema principale. Il clima di paura che si è creato intorno all’accoglienza e al tema migranti non risponde a un sentimento più profondo?

«Questo è il momento che viviamo, non solo a Macerata e non solo in Europa. Ci sono parole nuove, prima ci si vergognava a dire alcune cose adesso no, si va in giro con la maglietta “Auschwitzland”. E’ stato sdoganato tutto, più grossa la si dice e più like si ottengono, è una società capovolta. Il disperato che prende il barcone se arriva vivo deve essere cacciato perché questo porta consenso, e dal 3% si arriva al 30% e fra un po’ al 120%. Io sono molto preoccupato, c’è un clima da 1938. Continuerò ad oppormi a tutto questo e spero che tra qualche anno ci si renda conto. E attenzione, non è colpa di Salvini, lui sta semplicemente intercettando lo spirito del tempo, quello che i cittadini vogliono».

Quindi la politica non c’entra niente secondo lei? Anche Arrigoni, responsabile delle Lega nelle Marche qualche giorno fa è arrivato a citare in Senato il caso Gus a Macerata come esempio di cattiva accoglienza.

«Chi fa politica fa il proprio mestiere e in politica è quasi tutto legittimo. Non ho il piacere di conoscere Arrigoni, ma adesso se vuole visto che ho tempo libero possiamo incontrarci e parlare. Io sono orgoglioso di questi 20 anni, ho fatto quello in cui credevo. Credo in una società diversa da quella che vorrebbero questi politici, ma loro non sono i miei interlocutori, il mio mondo è completamente diverso».

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L’appartamento di Oseghale in via Spalato

L’omicidio di Pamela e il raid razzista di Traini quanto hanno inciso invece su questo clima e sulla sua stanchezza?

«Sulla mia stanchezza molto, perché spesso mi sono trovato in situazioni kafkiane. Per quanto riguarda l’omicidio di Pamela noi siamo stati gli unici a esserci comportati correttamente, ma siamo stati attaccati. Poi questo ragazzo prende la pistola e spara a dei ragazzi neri e per un po’ di tempo lui diventa un eroe, mentre i feriti quasi che avrebbero dovuto giustificarsi del perché erano lì, a Macerata. E di conseguenza la colpa era del Gus che ha contribuito a creare questa invasione. Eccolo il pensiero debole».

Invasione che è più un problema di percezione che reale, stando ai numeri.

«Macerata come comune ha percentuali più basse o al massimo in linea con la media italiana quanto a presenza di immigrati. Invece per i maceratesi qui è pieno e i ragazzi devono giustificarsi se hanno scarpe nuove, cuffiette o altro. Basta parlare di profughi per scatenare rabbia e paura».

E’ come se fossero diventati un male a prescindere.

«I salotti della città sono continuamente presidiati dalle forze dell’ordine. Le città devono essere ripulite dalla povertà e siamo tutti contenti. Non vediamo e non dobbiamo essere disturbati dai poveri».

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Jennifer Otiotio in ospedale dopo la sparatoria di Traini

Però è innegabile che il sistema d’accoglienza così com’è fa sì che molti ragazzi usciti dai programmi restino in mezzo a una strada. E che spesso vadano a ingrossare le fila della criminalità, specie nello spaccio.

«Questo è vero, ma noi non siamo schiavisti e non possiamo costringere nessuno. Noi da novembre 2017 abbiamo aperto una casa con 12/13 posti letto messi a disposizione gratuitamente e senza ricevere contributi da nessuno, ma questo non interessa. Poi alcuni sono attirati da guadagni facili, altri, la maggior parte, fanno cose normali, cercano e trovano un lavoro e vivono tranquillamente.  Sicuramente c’è un problema droga a Macerata come in tutta Italia. Un problema di chi spaccia e di chi la usa, un problema per i giovani a prescindere. Per contrastare lo spaccio si potrebbe pensare a una legalizzazione controllata delle droghe, così da eliminare traffico, bande e mafie. Ma questo è difficile, fa più comodo dire che c’è il nero che spaccia, che non è una risposta ma è demagogia. Magari il problema droga fosse solo riconducibile ai neri, ma è un problema molto più diffuso con grandi trafficanti, spesso italiani. Sarebbe interessante sapere quanti commentatori siano clienti o abbiano figli clienti del cosiddetto pusher della “Macerata Bene”, no perché siamo tutti bravi a dare pagelle, ma poi facciamo fatica a guardare dentro casa nostra».

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La vetrata del Gus danneggiata

Ci sono due immagini che potrebbero rappresentare al meglio il clima di cui stiamo parlando: le sassate contro la vetrata del Gus e la stretta di mano che la madre di Pamela si è rifiutata di darle durante il famoso consiglio comunale aperto sull’immigrazione.

«Sulla mattonata contro la sede dell’associazione sono stato sempre molto cauto, nonostante all’inizio si pensasse ad un attacco fascista. Infatti poi è emerso che era stato un signore di mezza età che pensava di dover far giustizia contro l’organizzazione che gli stava portando via il lavoro. Lui che di solito spalava neve, ha visto dei ragazzi neri farlo e ha pensato al Gus. Qui non c’è razzismo, né fascismo, ma solo disperazione. Tra l’altro ha anche preso una cantonata perché noi ci eravamo rifiutati di fare quel servizio per il Comune».

Insomma torniamo sempre lì: dove ci sono neri, c’è il Gus di mezzo. E la madre di Pamela?

«Sono molto vicino a questa giovane donna. Prima del Consiglio aperto speravo di incontrare Deborah Pantana così da poterle dire: “Me la fai conoscere?”. Invece non c’è stato modo e tempo. E così molto ingenuamente dopo il mio intervento ho pensato di esprimerle solidarietà tentando di stringerle la mano. Lei è rimasta disorientata, ha cercato con lo sguardo gli organizzatori locali e questi le hanno fatto un cenno con la testa per dirle di non farlo. Legittimo il suo atteggiamento, ma io ho fatto quello che sentivo».

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Il gesto di Bernabucci di stringere la mano ad Alessandra Verni che rifiuta

Quindi sta dicendo che è stata indotta a rifiutarsi di stringerle la mano?

«Da quello che mi hanno detto è andata così. Io da presidente del Gus sono stato molto criticato all’interno, ma non ho fatto quel gesto per ottenere consenso, ho fatto ciò che sentivo a livello umano, ma qualcun’altro ha voluto specularci».

Come associazione siete finiti nell’occhio del ciclone anche per l’accusa di evasione fiscale.

«Anche qui sono state dette cose assurde,  non ci sono stati soldi presi e non pagati. Non abbiamo versato l’Iva semplicemente perché non era dovuta. Secondo la Guardia di finanza avremmo dovuto chiederla e poi versarla, ma noi non l’abbiamo mai neanche chiesta. Anche l’Agenzia delle entrate è caduta in questa giostra contro il Gus, quindi non sono state fatte tutte le verifiche che avrebbero permesso di sgonfiare le accuse. Ormai c’è da sparare e azzannare il Gus a prescindere. Ultimamente c’è stata anche l’Agenzia di Roma che ha detto che oggettivamente l’Iva non è dovuta a prescindere che si tratti di associazioni o onlus per questo tipo di servizio. Quindi non si capisce perché in tutta Italia valgono alcune norme e qui no. Le agenzie di Macerata e Ancona ancora non recepiscono questo. Abbiamo attuato il federalismo fiscale nelle Marche, rischiando il ridicolo e risvolti penali, come l’omissione di atti d’ufficio. L’assunto è sempre lo stesso: Gus, migranti, business, quindi dobbiamo portare via soldi».

A parte che si sente accerchiato, c’è un fatto: la citazione diretta a giudizio della procura.

«Quello è normale, a giugno ci sarà la citazione diretta e un giudice terzo dirà qual è la verità. Io sono serenissimo, non c’è niente di particolare, il punto è che l’Agenzia non vuole prendere atto di norme attuate a livello nazionale. Anche questa non è battaglia politica?».

Secondo lei?

«Dipende sempre dal clima, poi io sono un ex dipendente dell’Agenzia delle entrate ed è ancora peggio. Siamo stati accusati di aver evaso un’Iva che non avevamo incassato e questo ha causato problemi a livello di serenità ed energia».

Ma l’accusa è anche di non aver pagato le tasse sul reddito. 

«Se l’oggetto di accertamento è 100, l’Iva rappresenta il 70%, poi c’è la parte legata alle altre tasse e anche su quello pensiamo di aver ragione. Ma se fosse stato solo su quello non avrebbe interessato nessuno, perché sono cifre molto più basse. Ma io non ho paura, siamo contenti che arrivi un giudice terzo a valutare».

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Paolo Bernabucci

E’ questo ha inciso sulla crisi di liquidità dell’associazione che ha portato al mancamento pagamento degli stipendi ai dipendenti?

«Assolutamente sì, cioè il clima che si è creato ha avuto effetti sulle banche con cui lavoriamo da anni. Quando a febbraio dovevano riaprire linee di credito per il 2018 si sono fermate, hanno preso tempo e nel frattempo abbiamo dovuto restituire il pregresso, da qui la crisi di liquidità. Ma adesso la stiamo risolvendo e speriamo che già dalla settimana prossima la nuova dirigenza riesca a pagare gli stipendi».

Insomma: sempre a causa del clima ostile nei vostri confronti le banche hanno fatto storie prima di concedere altri prestiti. Cioè, nonostante vantiate crediti certi da enti pubblici, avete avuto difficoltà a trovare denaro. E così oltre agli stipendi, state indietro anche con alcuni affitti da pagare.

«I proprietari delle casa a Macerata come in altre città erano abituati che a inizio mese pagavamo l’affitto e questo per anni e anni. Quando sono iniziati i ritardi, alcuni hanno capito, altri meno, anche per necessità probabilmente. Comunque stiamo tornando alla normalità, l’unica cosa su cui non abbiamo ritardato è stata l’assistenza ai nostri ragazzi: vitto, alloggio, pocket money. Prima di tutto loro, non devono subire questi problemi».

A proposito di problemi, quanti ne potrebbe creare il decreto Salvini?

«Salvini fa il proprio mestiere, ma saranno soprattutto i Comuni ad avere problemi sul territorio, perché queste persone non spariranno col decreto. Si creeranno più problemi di quelli che si vogliono risolvere, ci sarà più clandestinità e meno controllo preventivo quando non ci saranno più i progetti Sprar. Molti Comuni amministrati dal centrodestra, dalla Lega o dal Movimento 5 stelle sono preoccupati per gli effetti negativi. Oltre a questo credo anche che si palesemente incostituzionale».

 



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