Imprenditore balneare muore a 32 anni
RECANATI - Carlo Doga si è spento alle 4 di questa notte all'ospedale di Civitanova. Viveva nella città leopardiana, gestiva lo chalet Davide di Porto Recanati. Era stato ricoverato per una infezione, la leishmaniosi. Il ricordo dell’amico Alfredo Agostinelli: «Un ragazzo d’oro, aveva un cuore per tutti. Sempre il primo a partire quando c’era da aiutare». Con la protezione civile aveva prestato soccorsi nei terremoti de L’Aquila e dell’Emilia
di Gianluca Ginella
Muore a 32 anni un imprenditore balneare, Carlo Doga, dopo un’emorragia probabilmente connessa ad una infezione, la leishmaniosi. Carlo si è spento alle 4 di questa notte all’ospedale di Civitanova. Nato a Jesi, viveva a Recanati e aveva uno stabilimento balneare a Porto Recanati (lo chalet Davide). Aveva prestato soccorsi nei terremoti de L’Aquila e dell’Emilia Romagna con la protezione civile e ottenuto benemerenze per quello che aveva fatto. «Un ragazzo d’oro, di più. Sempre il primo quando c’era da aiutare qualcuno. Aveva un cuore per tutti» è il ricordo di Alfredo Agostinelli che per Carlo era come un padre. Un ragazzone alto un metro e novanta, il fisico muscoloso e un pensiero rivolto agli altri. Carlo Doga era così, un giovane di 32 anni che si era messo in prima linea per aiutare chi era in difficoltà e che dopo aver perso il papà Davide quando era ancora piccolo è sempre stato accanto alla mamma, Angela Sperandio. Carlo Doga è morto all’improvviso, prima aveva contratto una infezione e si era fatto ricoverare all’ospedale di Civitanova perché da qualche tempo aveva la febbre. Dagli esami è emerso che aveva contratto la leishmaniosi (in Italia sono circa 200 i casi ogni anno).
Lunedì le cose sono precipitate a causa di una emorragia. Mercoledì è stata dichiarata la morte cerebrale, poi è partito il monitoraggio di rito e questa notte alle 4 è stato dichiarato morto. Con lui sempre vicini la mamma, la fidanzata Silvia, l’amico Alfredo Agostinelli che lo aveva conosciuto quando aveva 14 anni. E’ Agostinelli a ricordare chi era Carlo «un ragazzo d’oro. Aveva un cuore per tutti. Era estremamente attivo nella protezione civile (la New social group di Porto Recanati). E aveva ricevuto diversi riconoscimenti dalla Presidenza del consiglio dei ministri, uno di questi per aver partecipato ai soccorsi nel terremoto de L’Aquila, dove ero stato con lui e per una settimana avevamo gestito un campo per 650 persone. Ma anche per il terremoto dell’Emilia era sempre stato in prima linea. Quando c’era da partire e aiutare gli altri era sempre il primo» racconta Agostinelli. Che aggiunge «Carlo l’ho cresciuto da quando aveva 14 anni fino ad oggi che sono qui in ospedale. Mi diceva che per lui sono stato un padre». A settembre Carlo, che era anche cuoco, aveva cucinato per la festa del pesce fritto a Muccia dove il ricavato era destinato ai terremotati. Faceva anche corsi da bagnino e non si contano le persone che ha recuperato in mare perché in difficoltà «almeno un centinaio» spiega Agostinelli. La leishmaniosi si contrae per la puntura di un insetto, dove l’ha presa? «I medici non ne hanno idea. Ma ritengono che l’emorragia sia legata a quell’infezione» dice Agostinelli che è stato accanto a Carlo fino all’ultimo. Il funerale del 32enne è stato fissato, si svolgerà domani nella chiesa di San Giovanni Battista di Porto Recanati, alle 10.

Come Bud Spencer che era soprannominato ” il Gigante Buono”.
Ma la diagnosi di leishmaniosi quando è stata formulata?
Ma che commento è, Pavoni?!
Per capire se e come è stato curato…
Pavoni ha perfettamente ragione. Questo tipo di malattie andrebbero trattati in reparti specializzati non perché contagiosi ma perché devono essere prese in carico da medici che sullo studio e sulla cura delle malattie infettive hanno fatto la loro scelta professionale e questa non è uno scherzo.
La leishmaniosi viscerale è progressiva e, se non trattata, porta a morte nel 75-95% dei casi, spesso per sovrinfezione batterica. Le forme trattate hanno una mortalità del 5%.
Lei pensa che i suoi commenti alleviino in qualche modo la sofferenza di amici e parenti e/o siano in qualche modo pertinenti col tema dell’articolo? Abbiamo tutti la possibilità di accedere a wikipedia…
Il suo problema Rossi è non aver accostato Kleist e il suo ” alla puntura di un moscerino è appesa la vita umana?”. Questa è sofferenza universale…
…—…
Veramente a me dà l’orticaria e sensazioni d’anossia la sua idea che le parole di circostanza possano alleviare la sofferenza e che i temini della maestrina debbano essere svolti entro certi binarietti…
…allora si gratti e prenda fiato, che le devo dire?