A Macerata capitano cose grosse:
41 milioni di frode fiscale

IL COMMENTO - Una volta c’erano i “furbetti” e adesso son venuti fuori i “furboni”, i “furbastri” e i loro sodali
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Giancarlo Liuti

 

di Giancarlo Liuti

Tempo fa alla ribalta delle vicende maceratesi salirono i “furbetti del cartellino”, ossia quei dipendenti di pubblici uffici che gestendo il cartellino dei loro spostamenti nel lavoro si garantivano il tempo necessario per andare a far la spesa quotidiana nei negozi del centro cittadino. Una scorrettezza, questa, non gravissima, tant’è vero che per l’appunto vennero definiti col quasi solidale diminutivo di “furbetti”. Ma stavolta, per la “frode fiscale” di cui da giorni si parla nell’informazione scritta e televisiva, quelli che erano “diminutivi” son diventati “accrescitivi”, per cui, trattandosi di reati estremamente più seri come s’usa chiamare i “crimini dei colletti bianchi”, cioè perpetrati da persone di buona – se non ottima – reputazione civile quali alcuni noti avvocati e alcuni noti commercialisti locali, il diminutivo “furbetti” va severamente sostituito con l’accrescitivo “furboni” e col peggiorativo “furbastri”.

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Da sinistra: il colonnello Amedeo Gravina, il procuratore Giovanni Giorgio, il colonnello Andrea Magliozzi

In questi giorni ne ha molto parlato l’informazione scritta e televisiva, per cui è inutile che io torni sui dettagli. Basterà dire che si è trattato di una “organizzazione” comprendente numerosi soggetti allo scopo di speculare sull’Iva, l’imposta di valore aggiunto che riguarda, stavolta dolosamente, ogni fase della produzione e dello scambio di beni e servizi sia in Italia che all’estero. Una questione complessa, quindi. Ma per rendersene conto è sufficiente porre in evidenza quanto c’è stato illegalmente guadagnato, cioè la bellezza di oltre 41 milioni di euro. E com’è andata a finire?

Bene, grazie all’impegno dei “nuovi” comandanti , a Macerata, del nucleo di Polizia Tributaria e della Guardia di Finanza. Non ne ripeto i nomi, che ormai sono di dominio pubblico, ma sottolineo il fatto che siano “nuovi”, un aggettivo, questo, che lungi dal significare un passato peggiore, si rivolge con fiducia al futuro.

Ora, recuperato il maltolto, ci sono undici persone arrestate ai “domiciliari” e una trentina di indagati. E come si difendono costoro? Ovviamente dicendosi “estranei ai fatti”. Beh, staremo a vedere.

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