Villa vicino alla fonte storica,
il Comune invia documenti alla procura

MACERATA - L'amministrazione ha mandato delle carte ai magistrati per premura. E' emerso oggi durante la discussione a porte chiuse che si è svolta dopo l'interpellanza presentata dai consiglieri Sacchi e Marchiori. Tre dei quattro punti sono stati invece trattati pubblicamente
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di Federica Nardi

(foto di Fabio Falcioni)

Ci sarà anche il vaglio della procura nella vicenda della costruzione della villa a ridosso di fonte Pozzo del mercato, a Macerata. L’amministrazione, da quanto emerge, avrebbe trasmesso alcuni documenti agli uffici del quarto piano del palazzo di giustizia. Al momento non è chiaro cosa sia stato inviato ma il motivo sarebbe legato a una premura del Comune, che in precedenza ha comunque sempre assicurato che la pratica era regolare. E’ quanto emerge oggi dopo l’interpellanza presentata dai consiglieri di Forza Italia, Riccardo Sacchi e Andrea Marchiori, sulla pratica edilizia riguardante il cantiere ai piedi dello Sferisterio, a pochi metri da fonte Pozzo del mercato. Parte della discussione è stata a porte chiuse ed è in questa fase che è emersa la decisione di inviare alcuni atti in procura.

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Paola Casoni

Il motivo della discussione a porte chiuse, ha spiegato l’assessore Paola Casoni, «è che uno dei punti dell’interpellanza entra nel merito della pratica edilizia. Serve quindi il consenso esplicito dell’interessato per parlarne pubblicamente, come per ogni altro caso del genere». Tre su quattro i punti dell’interpellanza discussi pubblicamente. Il punto “secretato”, che è valso anche una manifestazione lampo che la Lega, con in testa il deputato Tullio Patassini, ha fatto oggi pomeriggio appena fuori dall’aula consiliare, riguarderebbe un collegamento tra la pratica edilizia e l’incendio dell’Ufficio tecnico di Macerata, avvenuto nel 2012 e che aveva distrutto gran parte degli archivi dell’urbanistica. Un fatto che avrebbe reso impossibile verificare se uno dei corpi fabbrica della villa (da demolire e ricostruire) avesse o meno bisogno di una sanatoria.

Il problema, sollevato nell’interpellanza, è che mancherebbe un ulteriore approfondimento da parte degli uffici comunali per capire se i documenti fossero invece ancora presenti in archivio. Una questione quindi particolarmente delicata, soprattutto dopo il terremoto dato che, come ha spiegato due giorni fa l’assessore Narciso Ricotta «la questione delle sanatorie per i piccoli abusi, di cui magari è anche difficile reperire la documentazione, sta ingolfando la ricostruzione». 

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La manifestazione lampo della Lega. Da sinistra Mauro Lucentini (coordinamento provinciale di Fermo), Tullio Patassini e Simone Merlini (coordinamento provinciale Macerata)

 

A porte aperte invece la discussione degli altri punti, che ha toccato la mancata menzione della fonte storica nella pratica edilizia, il motivo per cui a firmarla è stato il dirigente del Servizio servizi alla persona Gianluca Puliti invece del responsabile dell’Ufficio tecnico Tristano Luchetti e le ragioni per cui non è stata convocata la commissione edilizia specialistica dato che il progetto distava pochi metri dalla fonte storica. Paola Casoni ha voluto prima di tutto specificare che «l’amministrazione non ha valutato la pratica, che è di competenza degli uffici, ma l’ha verificata a posteriori. La Lega e anche l’architetto Iommi (che per primo ha sollevato il problema della vicinanza del cantiere alla fonte sulle pagine di Cronache Maceratesi, ndr), hanno fatto intendere che il privato sia stato trattato in modo diverso rispetto agli altri, ma non è così. Il permesso a costruire – ha proseguito poi Casoni – è stato firmato da Puliti perché il progettista è il fratello di Luchetti. C’è una norma che regola questo tipo di situazioni. La sorgente non era segnalata dall’Apm perché l’ente evidenzia sorgenti in gestione, che siano attive e potabili. La sorgente vicino alla fonte del Pozzo attualmente è secca. Certo, la carta dei vincoli è datata e andrà revisionata anche per eventuali discrepanze». Infine la questione della commissione edilizia specialistica, che Marchiori e Sacchi hanno chiesto si riunisca ma che non è stata ancora convocata. «Non era obbligatoria – spiega Casoni -, se non in casi espressamente previsti da quanto deciso nel Consiglio comunale del 2009, che ha stabilito quali paletti mettere al Piano casa. E quell’area non era inserita».

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Da sinistra Andrea Marchiori e Riccardo Sacchi

Dura la replica di Marchiori: «Lì c’è un bene storico che è qualificato e documentato come tale ma nell’istruttoria non se ne fa cenno. Non avete fatto nulla per verificare se fosse meritevole di applicazione della tutela prevista dal Piano regolatore. E non mi si dica che il piano è desueto: è una considerazione che manifesta superficialità o ignoranza. Se rispondete che la commissione edilizia specialistica non è obbligatoria e quindi non l’avete convocata, vuol dire che gestite le situazioni giuridiche urbanistiche in modo discrezionale. La fonte ha più di mille anni e il confine del cantiere si trova a cinque metri. Avete annunciato interventi di recupero per le fonti storiche – conclude Marchiori -, vi siete solo dimenticati di inserirlo nel piano della programmazione fino al 2021».

 

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