Dirigente camerale licenziato a Pescara,
Macerata nega il rientro dall’aspettativa:
«Chiedo giustizia»
CORRIDONIA - Roberto Pierantoni, già segretario generale della Cciaa abruzzese ha subito un provvedimento retroattivo e il suo posto è stato cancellato nell'ente del capoluogo da cui proveniva: «Oltre il danno la beffa»
Sarà un giudice a definire la vicenda di Roberto Pierantoni, dirigente della Camera di commercio di Macerata, finito sulle cronache abruzzesi per un licenziamento che ha fatto clamore, e ora rifiutato dalla Cciaa di Macerata dove doveva rientrare dall’aspettativa. Il caso ha inizio con il provvedimento retroattivo subito da Pierantoni lo scorso mese. Nella determinazione d’urgenza, del 18 giugno del presidente della Cciaa di Chieti Pescara si afferma che tutti gli incarichi ricoperti da Pierantoni debbono intendersi cessati dalla data del 21 dicembre 2017. Pierantoni è stato segretario generale della Cciaa di Lecce dal 2007 al 2013 poi dal 2013 ha svolto analoga funzione a Pescara e con l’inizio delle prodecure di fusione degli enti è stato nominato dal ministro Guidi Commissario ad acta per la costituzione della nuova Camera Chieti Pescara. All’atto del 18 giugno fa seguito la determinazione del 20 giugno del segretario generale facente funzioni che formalizza la conclusione del rapporto con Pierantoni negandogli la presenza nelle sedi dell’ente. In difesa del dirigente si schiera la Cgil di Pescara che definisce assurdo il provvedimento: “Nella realtà di nessuna amministrazione pubblica, si è mai verificato un licenziamento con effetti retroattivi di diversi mesi. I padri del nostro sistema civilistico si rivolterebbero nella tomba. Al dottor Pierantoni è stato impedito di accedere al proprio ufficio anche solo per ritirare gli effetti personali”.
Intanto il posto di cui era titolare a Macerata è stato soppresso dall’ente, una vicenda che ha portato Pierantoni a reagire giudiziariamente e pubblicamente: «Oltre al danno la beffa – dichiara – ho subito un comportamento a dir poco grave, sono vice segretario generale (dirigente a tempo indeterminato) della Cciaa di Macerata, a seguito di un concorso pubblico, e dal 2007 sono in aspettativa. Ad oggi sono in atto 18 fusioni forzose, tra le quali quella dell’unica camera di commercio marchigiana. Senza falsa modestia posso dire che ho guidato in porto, senza nessuna lettera di lagnanza (in altre realtà ci sono stati molti ricorsi amministrativi, alcuni con risvolti penali e molte lagnanze politiche da parte di associazioni datoriali partecipanti) tale complessa procedura. Il mio/nostro corregionale Giacomo Leopardi diceva che “la irriconoscenza umana è molto più grande della misericordia divina”. Io non volevo certo un grazie, è stato il mio lavoro, ma nemmeno essere trattato in questo modo, da coloro che dovrebbero tutelare gli interessi generali del mondo delle imprese, generando, come direbbe Lubrano, una domanda che sorge spontanea: un ente che non riesce neppure a riconoscere e difendere, oltre che curarsi di umiliare, i diritti basilari del nostro sistema costituzionale, come può pretendere di ergersi ad istituzione in grado di riconoscere e tutelare i diritti e gli interessi della collettività che gli ha affidato il mandato…? Da non abruzzese ma da umile servitore dello Stato che molto si è speso in quella Regione sinceramente anche questo fatto mi lascia tanto amaro in bocca. La Cciaa di Macerata mia ha impedito di rientrare in servizio, negandomi di riprendere il mio lavoro. Anche in questa caso ho cercato di non arrivare allo scontro, ho sempre cercato una mediazione, non ho mai attaccato. Ho incontrato alla fine dello scorso anno più volte il presidente Giuliano Bianchi e in una circostanza in presenza del segretario generale Mario Guadagno. Poi non hanno più voluto incontrarmi».
Pierantoni ricorda che la vigente normativa prevede, per le Cciaa, una disposizione speciale, una sorta di clausola di salvaguardia che tutela il lavoratore in caso di assunzione di incarichi dirigenziali nel ruolo di segretario generale. In particolare, ai segretari generali nominati dal ministro dello Sviluppo Economico presso altre Camere di Commercio è riconosciuto un diritto potestativo, perfetto, inviolabile ed incondizionato, di poter liberamente rientrare nei ruoli della Cciia di provenienza, anche in soprannumero. «Quindi non dovevo necessariamente rientrare oltre il numero dei posti previsto in dotazione organica, come erroneamente sostiene Macerata, ma proprio per non accusare ripercussioni a seguito dell’incarico ministeriale, avrei potuto temporaneamente ricoprire il mio posto in dotazione organica che era da considerarsi indisponibile per una copertura mediante assunzioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ma solo con rapporto a temine, per evitare pregiudizi al suo titolare. In tal caso, e solo in tal caso e, comunque, per un periodo di tempo limitato, sarei potuto rientrare in soprannumero, al limite sino alla scadenza del rapporto di lavoro a tempo determinato eventualmente attivato per la sua temporanea sostituzione, ancorché, in tal caso, il rientro del titolare della posizione dotazionale avrebbe dovuto determinare l’immediata risoluzione del rapporto di lavoro a tempo determinato eventualmente costituito a copertura temporanea dello stesso, per sopravvenuta carenza di causa contrattuale».
